Croce, falce e martello… e sempre Libertà

Dom, 16/08/2020 - 12:00

Sulla porta della mia casa paterna c’era una piccola effigie in bronzo con la mano del Papa benedicente quasi per annunciare ad ogni visitatore le idee di chi ci abitava.
La Religione Cristiana rappresentava l’alfa e l’omega nella vita della famiglia.
Le pareti erano contese dal sovraffollamento di immagini sacre e il Crocefisso rigorosamente  collocato su ogni letto. Il Cristianesimo era il pane quotidiano .
Il pane quotidiano degli esclusi e di quanti non avevano protettori in Terra se non Cristo.
E, a ogni tornata elettorale, a casa mia, si recitava il triplo Rosario invocando la protezione della Vergine contro la possibile avanzata dei miscredenti “socialcomunisti”.
Quando votai la prima volta ero già da qualche tempo un militante del “partito” e, tra i “dirigenti” provinciali dei giovani del PSIUP ma, soprattutto ero un convinto ed entusiasta organizzatore degli scioperi contadini che combattevo con la ferrea certezza di difendere la parte migliore di una grande civiltà che stava per essere uccisa e sostituita col pensiero unico del consumismo.
Quel giorno ,entrai con entusiasmo nella cabina elettorale.
Aprii la scheda e, quando mi trovai dinanzi alla falce e martello disegnata sul Globo, avvertii un terremoto nelle mie carni che riportava in superficie una parte di me con cui avrei dovuto fare i conti.
Tutto il “passato” mi ritornava alla memoria e si contorceva nel mio cervello come se improvvisamente fossi stato avvolto dalla rapide poco prima della cascata.
Non saprei dire con precisione cosa mi passò per la testa in quei lunghi istanti, ma ricordo perfettamente che curvai leggermente le ginocchia e poi feci il segno della Croce. Quindi, rimettendomi dritto, contrassegnai con decisa fermezza il simbolo con la falce e il martello.
Ho raccontato l'episodio perché consapevole del fatto che la mia vita politica non è stata un facile "salire e scendere su una luccicante scala di cristallo”, ma un continuo travaglio tra dubbi e sbandamenti. E, tuttavia, rivendico il percorso dal Cristianesimo popolare, inteso come speranza di libertà e di uguaglianza, al “comunismo", portando con me quegli stessi valori che avevo maturato nella prima giovinezza.
Oggi non ho nostalgia né della gerarchia ecclesiastica né dell'apparato del PCI. Soprattutto non mi mancano i rispettivi riti e le agiografie dei dirigenti. Mi pongo però il problema di cosa fare per non buttare al macero i valori che non possono morire senza causare una regressione della civiltà.
Noi stiamo per perdere la nostra libertà e le parole fraternità e uguaglianza sono diventate autentiche bestemmie. A ciò si aggiunga la colonizzazione della Calabria trattata come una colonia e un’enclave criminale.
"Destra" e "Sinistra" non sono la stessa cosa e non hanno la stessa storia… ma sono diversi solo nella misura in cui sono portatori di valori alternativi sia pure in una cornice di confronto e reciproco rispetto. Soprattutto sul piano personale.
Se la destra rappresenta "i sazi", la sinistra deve rappresentare gli esclusi, gli emarginati. I criminalizzati.
Se la destra è sinonimo di "ordine costituito" la sinistra è portatrice di un nuovo ordine "senza servi né signor". Senza guerre e né oppressor.
Quando invece destra, sinistra e centro sono solo strumenti per una lotta di mero potere - e oggi lo sono- chi ha una modesta storia alle spalle, ma scritta sulle proprie carni, non ci può stare.
Testimonianza? E testimonianza sia!
È così senti il bisogno di riprendere lo zaino e rimetterti in cammino.E ovunque c'è da impegnarti per le tue idee, lì è il tuo posto. Da Platì a Reggio, da Polsi all'ospedale di Locri. Dalle carceri a Riace. Accanto ai nuovi esclusi, agli eterni perdenti, ai criminalizzati, agli ultimi del mondo.
È se non c è l’esercito, combatti con chi è disposto a farlo anche a costo di formare una "banda" che è sempre migliore degli eserciti regolari. Non ci sono poltrone da conquistare e non c'è alcuna vittoria a portata di mano.
Solo una marcia in salita in nome della Libertà.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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