Damiano Figliomeno, l’eroe di Siderno bloccato a un passo dalla pensione

Dom, 01/03/2020 - 12:00

Damiano Figliomeno, classe 1957, ex operaio generico nel campo della manutenzione dei condizionatori, impianti di riscaldamento ed elettrici, non può ottenere la tanto desiderata pensione per appena quattro mesi di lavoro effettivo.
Originario di Siderno, Damiano arriva a Genova da piccolo e inizia a lavorare all'età di 16 anni come elettricista, riparatore, promotore di un'azienda dolciaria e manutentore di impianti elettrici e termici e potrebbe far parte di quella che viene chiamata in gergo quota 41, una forma di pensionamento anticipata, in deroga alle regole della riforma Fornero, che permette di lasciare il lavoro prima del raggiungimento dei 67 anni di età a patto che siano stati versati almeno 41 anni di contributi.
«Il problema è che la mia domanda all'INPS è stata respinta perché non sono in possesso delle settimane contributive previste - spiega Damiano ai colleghi de “Il Secolo XIX”, - perché gli ultimi contratti avuti da agenzie interinali erano di qualche mese e non mi sono stati rinnovati. Ho le ore contate perché presto questa riforma potrebbe essere cancellata».
E dire che nel 2011 Damiano ha ricevuto persino una medaglia al valore civile per aver salvato da morte certa tre persone mettendo a rischio la propria vita. Durante l’alluvione del 4 novembre, Figliomeno si accorse infatti di un minivan con a bordo tre ragazze della ditta che si occupa dei pasti dell’ospedale San Martino che stava per essere inghiottito dalle acque e non ha esitato nemmeno un momento a lanciarsi in soccorso delle tre giovani. Legato a un naspo antincendio, Damiano, con l’aiuto di alcuni colleghi, arrivò al furgone e, con l'aiuto di una chiave inglese, riescì a liberare le donne aiutandole a salire sul tetto per mettersi in salvo.
«Sono stati momenti orribili - ricorda Figliomeno, - ma è stato bellissimo riuscire a salvare delle vite umane». Sul foglio di encomio firmato dall'allora direttore generale dell’ospedale, che Damiano tiene incorniciata nella sala da pranzo di casa sua, si legge: “Mettere a repentaglio la propria vita pur di trarre in salvo delle persone che avrebbero sicuramente perso la loro, considerando il frangente particolarmente critico determinato dall'impossibilità, in quel momento, da parte dei mezzi di soccorso, di intervenire tempestivamente, è stato un gesto caratterizzato da un alto senso del dovere civico”, un riconoscimento che finisce per acuire l’amarezza della situazione vissuta oggi.
«Mi domando perché ora sia io a dover chiedere aiuto» continua Damiano nell’intervista rilasciata a “Il Secolo XIX”, dove si spiega che i problemi di Figliomeno sono iniziati in seguito a un’infortunio sul lavoro per il quale resta ricoverato 40 giorni. In seguito a quell’evento viene trasferito a Genova, ma ne dicembre del 2019 gli viene comunicato che il badge, da lì a breve, non sarà più attivo. Un modo indiretto di dirgli che è stato licenziato.
E così, con soli pochi mesi di contributi mancanti per poter andare in pensione, Damiano si ritrova in un limbo dal quale gli sembra impossibile uscire e per il quale non esita a rivolgere un appello disperato: «Sono un elettricista, ma farei qualsiasi tipo di lavoro, anche gratis, per arrivare alla pensione. Mi occorrono solo i contributi. Mi sento distrutto fisicamente e mentalmente, l'unica cosa che mi fa andare avanti è il pensiero dei miei nipotini. Chi salverà me, adesso?»

Autore: 
Jacopo Giuca
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