Didattica A Distanza: un percorso insolito ma necessario

Dom, 07/06/2020 - 10:30

Sembra poterlo sentire, il silenzio assordante di quelle classi spoglie e vuote. Vuote di sentimenti contrastanti. Prive di risate e gioie. Prive di paure e timori. Prive di bambini, ragazzi e docenti. Un anno scolastico diverso dal solito, quello che sta per volgere al termine. In quest’ultimi mesi, a causa del Covid-19, migliaia di studenti e insegnanti si sono visti proiettati verso una nuova quotidianità. La tanto amata e allo stesso tempo odiata tecnologia è divenuta all’improvviso l’unica fonte di cultura e apprendimento. L’unico mezzo per comunicare e rimanere in contatto. L’unico mezzo per non "perdersi". L'unico strumento utile e necessario per proseguire insieme in un unico percorso. Videolezioni all’ordine del giorno. Piattaforme innovative su cui caricare materiale e compiti svolti. Tutti curiosi e allo stesso tempo spaesati nell’affrontare un nuovo metodo di studio. Non del tutto nuovo, però, per l'Istituto d'Istruzione Superiore - Francesco La Cava di Bovalino, nel quale, già nell’anno 2015\2016, una classe del corso A scientifico ha concluso il proprio percorso scolastico con l'utilizzo di videolezioni in una circostanza di necessità molto particolare. Allora, come oggi, una delle docenti che svolgeva servizio presso la scuola era la professoressa Maria Caterina Lo Giudice. «Nel lockdown questa nuova Didattica A Distanza, è stata essenziale per portare avanti non solo i contenuti disciplinari, ma è servita anche e soprattutto per capire come stessero realmente i miei alunni. La mia valutazione è che sia stata sì positiva dal punto di vista metodologico, ma che non possa assolutamente considerarsi un mezzo sostitutivo alla didattica formale.» La docente ci spiega così come sia stato fondamentale avere un approccio con i propri allievi in un momento di smarrimento comune. Tiene a precisare, inoltre, che ci troviamo in una particolare posizione geografica e mentale, tale da far sì che la scuola sia uno dei pochi punti di aggregazione. Ecco come, seppur vista da molti come una gabbia, la scuola può diventare un punto di ritrovo per i ragazzi. Un punto di riferimento. Un modo per uscire di casa. Un modo per conoscere e acquisire nuove esperienze culturali. E mai, forse, prima di questo momento, era stato attribuito il giusto valore a questo insieme di fattori. Sembrano però averlo compreso bene gli studenti di 3ª B Classico dell’IIS La Cava, allievi dell’insegnante Lo Giudice. «Non vi è nulla di più abituale, nella vita di uno studente, della scuola, che fa attecchire amare radici da cui germogliano dolci frutti. Saggio espediente ci salvò: un’istruzione a distanza dalle fragili fondamenta, che non cedette, solidificando il suo fulcro.» Vanessa Musolino, che ci incanta con questo suo pregiato e toccante pensiero. Parole importanti tanto quanto quelle della sua compagna Maria Chiara Versaci, che non ha mai smesso di ritenersi fortunata rispetto ad altri che si sono visti privati di quest’opportunità. «Il Governo ha dato per scontato che allievi e docenti fossero provvisti di connessione internet e che tutti abitassero in luoghi raggiunti da una connessione veloce.» A queste si unisce anche Maria Porzia Nirta, la quale spera di poter sentire presto l’odore della libertà e si augura che finalmente «soffocheremo per il caldo e non per la mascherina, moriremo sì, ma di allegria e non per il virus.» Messaggi di speranza, quelli di queste giovani ragazze. Racconti riportati attraverso le emozioni vissute dagli studenti che non si sono arresi alle prime difficoltà incontrate in questo nuovo percorso. Che hanno saputo apprezzare il lavoro, ma soprattutto la dedizione dei loro insegnanti. E allora l’augurio per questo fine anno scolastico così insolito è quello di poter vedere riempire presto quelle classi così vuote e tristi. Che in quei corridoi possano nascere nuovi amori e amicizie. Che bambini e ragazzi possano ritrovare quel contatto tanto mancato e desiderato. Che il loro impegno possa portare sempre al risultato sperato e meritato. Che i docenti possano tornar presto a guardare i loro sguardi terrorizzati o soddisfatti. Che possano, questi ragazzi, giovani audaci, non smettere mai di incuriosirsi, conoscere e apprezzare le piccole cose. Perché un giorno, ai loro occhi, potrebbero risultare grandi.

Autore: 
Carmelina Nicita
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