Difendiamo le Tartarughe Caretta-Caretta dalle Trivelle di petrolio

Lun, 18/04/2016 - 19:51

Nelle coste calabro-joniche in questo periodo dell’anno nidificano le tartarughe marine caretta caretta. Le coste del bacino del Mediterraneo (Libia, Tunisia, Spagna, Grecia) erano fino a pochi anni fa le uniche coste principali utilizzate da questa specie di tartarughe per nidificare. Ma condizioni favorevoli di clima e habitat nuovi li hanno spinti anche sulle coste calabresi. È necessario pertanto contribuire alla tutela della più importante area di nidificazione di questa specie in tutta Italia, in quanto la costa ionica reggina è divenuta luogo preferito per deporre le uova sulle sabbie bianche e incontaminate. Attraverso una serie di azioni mirate bisogna intervenire e ridurre le catture accidentali nelle attività di pesca e puntare alla conservazione e al ripristino di quattro importanti habitat dunali (Pantano grande, Galati, Spropoli e Torrevarata) strategici per la nidificazione. Per raggiungere questi obiettivi è necessario il buon senso e l’educazione al rispetto della specie. La caretta caretta è protetta da normative internazionali, numerose convenzioni e protocolli che ne vietano l’uccisione, il commercio e il disturbo durante i periodi di riproduzione, migrazione, svernamento.
Il Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’Università della Calabria ha monitorato la costa ionica dal 2000 ad oggi; ciò ha permesso di avere il quadro chiaro delle abitudini recenti di questi animali marini. Le ricerche hanno evidenziato che nel settore ionico reggino compreso tra Capo Bruzzano e Melito di Porto Salvo, vi è un tratto costiero di regolare riproduzione, che è ora riconosciuto come principale area riproduttiva italiana (da 15 a 20 nidi/anno, pari al 60% dei nidi deposti annualmente in Italia).
Tra le tartarughe marine presenti nel Mediterraneo, caretta caretta è la specie più diffusa. È la più piccola tra le tartarughe del Mediterraneo: può raggiungere 110 cm di lunghezza di carapace e un peso di 180 kg. Il periodo della deposizione delle uova si colloca verso maggio e ad agosto avviene la schiusa. Ogni femmina depone, ogni 2-3 anni, da 3 a 4 nidi a stagione. La deposizione avviene di regola in ore notturne e ogni nido contiene in media un centinaio di uova deposte in una buca scavata nella sabbia e accuratamente ricoperte. Il calore della sabbia consente l’incubazione delle uova. La durata del periodo varia quindi in relazione all’andamento termico stagionale e alle caratteristiche della sabbia (colore, granulometria, umidità), oscillando, in genere, tra i 45 e i 70 giorni. La temperatura della sabbia determina altresì il sesso delle piccole tartarughe, nel corso del loro sviluppo embrionale: al di sopra di un valore soglia di circa 29°C (che, in condizioni ideali si colloca a metà della camera delle uova), nasceranno femmine, al di sotto, maschi. I piccoli, rompono i gusci delle uova che li inglobano ed emergono dalla sabbia 3-4 giorni dopo.  A emersione avvenuta (nelle ore notturne per evitare i predatori, nelle ore diurne la disidratazione delle alte temperature) i piccoli si dirigono rapidamente verso il mare, ossia verso l’orizzonte più luminoso. Questo comportamento spiega gli effetti di disorientamento che l’illuminazione artificiale determina sui piccoli, portandoli a dirigersi verso terra, causandone così la morte. Una volta giunti in mare, i piccoli nuotano ininterrottamente per oltre 24 ore, grazie alle riserve immagazzinate, allontanandosi dalla costa per raggiungere zone ricche di nutrienti in alto mare.
Di recente nelle aree della Locride sono rinvenute alcune tartarughe interamente ricoperte di petrolio. Una melba nera e appiccicosa che ingloba le tartarughe diminuendone la loro mobilità, disorientandole, soffocandole e intossicandole. Per evitare questo scempio il 17 Aprile è necessario votare SI al Referendum per evitare le Trivellazioni sotto costa e proteggere cosi questa magnifica specie che trova nella Calabria la sua nuova dimora abituale.

Autore: 
Domenico Spanò
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