In Don Cornelio rigore morale e capacità di mediare andavano a braccetto

Dom, 24/11/2019 - 11:00

Nella mia veste di Dirigente Scolastico in servizio presso questa Comunità, come uomo di scuola che opera, ormai, da tanti anni sul territorio della Locride, sia nell’istituzione scolastica e sia come presidente dell’Associazione “I Care!” (di cui Mons. Cornelio Femia era socio); come persona che ha conosciuto con familiarità e vicinanza di opera il sacerdote e l’uomo di cultura don Femia, mi sia consentito rivolgere un pensiero di dolore e di affetto, alla Sua famiglia Missionaria la Chiesa della Locride e alla Sua famiglia naturale, per la perdita di una figura eminente di servitore del Vangelo, di seminatore di speranza e di paziente operatore per la causa della Scuola e della Famiglia.
Mi corre necessariamente l’obbligo di ripetere quanto in queste ore di dolore abbiamo ampiamente sentito dire. Ma è un pensiero che, gioco forza, si amplifica e si fa eco per chi ha seguito e conosciuto l’opera di servizio di Mons. Cornelio Femia in questa difficile terra della Locride.
Parlo dall’angolo visuale della scuola a lui tanto caro.
Mons. Femia è stato un costante puntello e ci ha spronati sempre nell’opera di servizio alla Scuola della Locride. Ha dedicato una parte importante del suo ministero all’educazione e ai giovani; ai docenti e al personale tutto che opera nell’istituzione scolastica. In determinati momenti l’ho sentito provato, ma da fautore e operatore del dialogo e del confronto, non l’ho mai visto, specie nei momenti decisivi, né rassegnato né titubante.
L’anno scorso, su input del Suo amato gruppo di Docenti di Religione Cattolica (che ha creato, cresciuto e sostenuto in ogni momento), l’Associazione “I Care!” gli ha conferito la benemerenza per l’opera svolta come educatore e uomo di cultura. È stato un momento di gioia per noi tutti e abbiamo letto nelle sue espressioni più semplici la soddisfazione piena per un riconoscimento che veniva dal cuore e dall’animo dei suoi insegnanti.
Di Mons. Cornelio Femia voglio, però, in questa mia breve testimonianza, ricordare il rigore umano e morale di cui sono stato spesso testimone. Un rigore morale che portava, però, sempre a braccetto della capacità di mediare e di immedesimarsi nei problemi altrui. In fondo, se il sacerdote non è capace di unificare in sé rigore morale e mediazione rimane semplicemente un uomo di buona volontà.
Mons. Cornelio era un uomo di pace e di dialogo e, pertanto, un uomo di principi e di rigore morale. Non gli sono state risparmiate, pertanto, ferite e delusioni; ma da autentico uomo di Dio ha saputo ergersi, anche, e direi soprattutto, sulle miserie morali.
La scuola lo ha ricordato nelle classi con un minuto di raccoglimento. In questo passaggio di dolore basta e, conoscendolo, si schernirebbe! Ma la Scuola e la Chiesa della Locride dovranno con sagacia raccogliere il suo testimone. Lo stesso che le persone di missione, quale lui è stato, lasciano ai posteri.
A noi tocca essere custodi di una eredità mai ingombrante, ma responsabilmente pesante!
Siamo certi che la Luce della sua opera lo ha già preceduto presso Chi ce lo ha, a suo tempo, assegnato. Addio, don Cornelio! 

Autore: 
Vito Pirruccio
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