Dove gli uomini non sono liberi non c’è speranza di un domani migliore

Dom, 06/10/2019 - 11:20

Dovrei sentirmi in colpa se continuo a indignarmi perché a una persona incensurata di cui non conosco né nome né volto, viene impedito - in nome della “legge” - di portare a spalla la Madonna di Polsi? Oppure dovrei restare in silenzio rispetto all’abuso legale di chi avrebbe voluto impedire a un allevatore il diritto di lavorare solo perché ha parenti mafiosi? Non è successo in Birmania, ma nella Locride, a due passi da noi, anche se facciamo finta che la cosa non ci riguardi.
Non conosco le persone interessate, ma so che dai piccoli abusi, accettati dai più con celeste indifferenza, nascono i grandi abusi.
E infatti il gradino successivo è la sentenza del TAR che si attribuisce il diritto di massacrare alcuni ex amministratori comunali di Siderno che non hanno commesso alcun reato. Basterebbe leggere le carte per capire che l’unico “delitto” che - in questa brutta storia - s’è commesso, consiste nell’aver pugnalato lo Stato di diritto. Non ci sono mazzette, né appalti truccati; non esistono assunzioni arbitrarie, né collusioni di alcun tipo con la ‘ndrangheta. Ma si arriva a teorizzare che in un paese ad alta densità mafiosa (?) la collusione starebbe nei fatti. Se così fosse, ciò dovrebbe valere per la Chiesa, per le forze dell’ordine, per la magistratura, per tutti gli uffici pubblici. Per i partiti, per i sindacati, i notai e i farmacisti, i commercianti e i professionisti. Insomma per tutta la comunità di Siderno, della Locride e della Calabria, condannate alla dannazione eterna senza alcuna speranza di salvezza. Capite bene che, seguendo la logica di tale ragionamento, la ‘ndrangheta finisce dall’essere un dramma a diventare una barzelletta.
Ancora più subdola, ma gravida di possibili conseguenze, è l’inchiesta “legale-burocratica” che minaccia di distruggere lo Studio Radiologico di Siderno, lasciando disoccupati oltre cento lavoratori. Sia chiaro: non è l’indagine che contesto, bensì il fatto che, in assenza d’una sentenza, si arrivi a misure che potrebbero rivelarsi devastanti per la società che gestisce il centro. Misure preventive che potrebbero stroncare l’esistenza di uno dei pochissimi punti di eccellenza della Locride. E non sarebbe la prima volta… anzi sarebbe l’ennesima dimostrazione che in Calabria si spara su tutto ciò che si muove e, dove non arriva la mafia, arriva la “legge”.
Abbiamo scelto di parlare di solo alcuni casi tra i mille che avremmo a nostra disposizione e che si sono verificati nell’ultimo mese nella Locride. Se colpendo l’aspirante portatore della Madonna sono stati intaccati i diritti inalienabili del cittadino e finanche la facoltà di manifestare il proprio credo religioso, nel caso dello scioglimento del Consiglio Comunale di Siderno a essere lacerata è la sovranità popolare e la stessa democrazia. Inoltre, grigi funzionari si sono arrogati il diritto di offendere e intaccare l’onorabilità di persone perbene, che non hanno alcuna possibilità di reagire adeguatamente. Infine, nella vicenda dello Studio Radiologico, si lede la libertà di impresa - propria dello Stato liberale - e si fa valere la giustizia preventiva e sommaria. Si mette ulteriormente in pericolo la salute dei cittadini senza valutarne le conseguenze.
Queste pennellate dipingono, quantomeno parzialmente, il quadro della Locride, che poi è quello della Calabria.
Qualcuno potrebbe dire che ci sono problemi più gravi di quelli di cui abbiamo parlato. E potrebbe essere vero! Per esempio, il fatto che noi viviamo circa due anni e mezzo in meno che nel resto d’Italia per il cattivo funzionamento della sanità è sicuramente un problema più grave… e non è il solo! Ma la Libertà è un bene vitale e dove gli uomini non sono liberi non c’è speranza di un domani migliore.
Il motivo per cui insisto sugli abusi di “Stato” è che ognuno di essi si trasforma in un mattone per costruire “la casa comune” sull’arbitrio dei forti, sulla sopraffazione verso i deboli legittimando così la “grande ‘ndrangheta” che prospera e contiene la “piccola ‘ndrangheta” che - a parole - si dice di voler combattere. E mentre l’attenzione dell'opinione pubblica viene catturata dal “reato” di parentela di Paolo Fragomeni, già Presidente del Consiglio Comunale di Siderno, passa sotto silenzio la voragine sulla sanità per miliardi di euro, che è cosa diversa rispetto all’individuazione di un povero portatore di Santi a spalla.
Ed è così che il cittadino normale è schiacciato da questa duplice schiavitù: deve sopportare gli abusi criminali e sommare a essi quelli di “Stato” che - in molti casi - sono altrettanto odiosi. Inoltre è costretto a vivere in un disordine legale concepito dall’alto e tra lo spreco di risorse utilizzate per comprare il consenso. La retorica ufficiale ci invita, soprattutto in Calabria, a considerare come cittadino esemplare chi non reagisce ai “forti” e colui che si mostra timoroso delle “leggi” e rispettoso delle “autorità” anche quando “l’autorità” consiste nella possibilità di intimorire il cittadino inerme e indifeso utilizzando in alcuni casi la “legge”, in altri la sopraffazione burocratica o la violenza.
Rispetto a tutto ciò, “noi” ci collochiamo in un altro emisfero: siamo e restiamo “dissidenti” e “disobbedienti”. Continuiamo a sognare una Calabria democratica con cittadini liberi, forti e uguali.
Ma siamo consapevoli che oggi come oggi si tratta solo di un “sogno” perché ci vorrebbe ben altra forza che la nostra per trasformare la nostra speranza in un progetto di riscossa.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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