E’ tutta colpa del testosterone?

Sab, 04/02/2006 - 00:00

Caro Direttore,
il meccanismo del benessere materiale, quel frutto del matrimonio tra socialismo e capitalismo, quella demagogia del braccio e dei quattrini che Leo Longanesi segnalava mezzo secolo fa come il nuovo modo di vivere senza passioni, sentimento e miti, si è imposto da tempo nella pratica di una città come Siderno che ormai, senza più la maschera delle ideologie proletarie ed antifasciste, mostra con larghezza il portafogli al posto del cervello e con parsimonia (per fortuna) il fucile al posto della dialettica.
Mi chiedono se, a mio parere, si vive bene a Siderno? Rispondo: si vive, e si muore; ognuno nel suo campo s’industria al meglio, certo meglio che a Locri (questa sempre meglio che Afragola). Ogni tanto si spara, mirando bene al bersaglio e così non socializzando i costi del delitto: un giorno di sopravvivenza in un reparto di rianimazione costa molto alla Sanità. Mi chiedono a cosa potrebbe somigliare la città, rispondo: forse ad una chiesa sontuosa di marmi e di icone, che nel sotterraneo cela in pile disordinate teschi ed ossa. Sopra, liturgie e incensi, sotto, omertà e puzze. Quante bugie ci raccontiamo nelle matrici della politica, della religione, della massoneria, delle professioni, delle banche, per credere di essere sani?
La cronaca nera per fortuna muore ogni sera, raccontata da improvvisati scrivani (anche il giornalismo da noi è vittima: lo ammazza ogni giorno un articolista di un quotidiano cosentino). Anche a Siderno, dunque, tutto, come scriveva Longanesi, «procede nel modo più tranquillo e la tranquillità è il massimo scopo di ognuno, e ognuno è ben lieto di essere servo, pur di rimanere tranquillo: la morale non interessa più; la morale è un lusso; le idee, i miti, la fede che animano la morale non interessano più; sono vizi di un tempo meno felice, vizi che occorre perdere». Infatti c’è un nuovo modo di vivere, senza accorgersi dell’assenza della morale (che è, appunto, morta).
La politica fa parte di questo nuovo modo di vivere: e se ne intravedono le miserie, le ambizioni, le finzioni, le provvigioni, le ignoranze, equamente distribuite tra le parti in campo. Non si prova più disgusto, se non a parole. Se veramente ci fosse disgusto, le strade sarebbero piene di vomito. Un giorno, trovandosi a Palermo, Goethe chiese al suo accompagnatore siciliano perché le strade della città fossero piene di letame equino e nessuno provvedesse a pulirle. Gli fu risposto: perché i signori vogliono un selciato molle per le loro carrozze. E visitando Roma, stordito dagli odori forti dell’Urbe allora mezzo campagnola, lo stesso poeta tedesco annotò in francese: «Je ne sais pas si c’est parfum d’orange ou parfum de merde».
Vorrei infine semplicemente osservare, come se fossi un estraneo a questa città (che invece amo, ed è il mio più grave errore dell’ultimo decennio), che non incontro più per strada il buon Giovannino Romeo, né il mite avvocato Letizia, né il tenero Gianluca Congiusta, né molti altri che se ne sono andati all’altro mondo d’improvviso, e non per ragione di natura. E vorrei che nella scala della sensibilità istituzionale (dal ministro dell’interno al prefetto del capoluogo, fino al sindaco di Locri) la uccisione, ad esempio, di un giovane commerciante sidernese come Gianluca fosse posta allo stesso grado di gravità di quella di un politico come Francesco Fortugno, ed entrambe fossero meritevoli di una soluzione investigativa, finalmente, dopo mesi di chiacchiere politiche. 
Se l’automobile di un medico perbene come Michele Jannopollo brucia, in una società convenzionata con la morale, cioè in un paese normale, si penserebbe ad un corto circuito e si rimpiangerebbero gli elettrauto di una volta. Non si è visto mai un comunicato di solidarietà o una interrogazione parlamentare per un’autocombustione, e sì con quello che costano le macchine, signori miei. Ma in un paese normale, un piromane dovrebbe essere acciuffato in poche ore, e un assassino identificato in una giornata. Non siamo mica nel Bronx.
Sono lontanissimi i tempi della concertazione tra «cristiani» e «galantuomini», dei magistrati equilibratori, degli avvocati mediatori, dei marescialli onniscienti, dei massoni vigili, dei preti confessori, dei confidenti double-face. Erano i tempi della stadera, del decoro e della verità di pubblico dominio, come il vizio.
Oggi invece si muore o si vede distrutto un proprio bene senza più il conforto postumo che tutti ne conoscano la vera causa. Ed allora intervengono gli untorelli, con le loro congetture: il radiotecnico sarebbe morto per questioni di femmine, anche il negoziante di telefonia sarebbe morto per questioni di femmine, e vuoi vedere che anche quell’altro…
Caro Direttore, prima o poi il prefetto De Sena scoprirà che a Siderno si muore per eccesso di testosterone.

Autore: 
F.Caridi
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