E ora portiamo la sanità sul territorio

Dom, 14/06/2020 - 16:30

È passata tanta acqua sotto i ponti da quando Tiberio Evoli, con vero spirito missionario, lavorava alacremente, assieme ad altri pionieri, per creare, a Melito Porto Salvo, un moderno ospedale per curare la povera gente fino allora affidata alle sole cure del medico di famiglia. Per fortuna i medici avevano una buona professionalità, anche perché, quasi tutti, provenivano dall’Università Federico II di Napoli, allora all’avanguardia in Italia per gli studi medici. Tiberio Evoli è riuscito nel suo intento così com’è riuscito, molti anni dopo, il Commendatore Guido Candida che, lavorando da solo, ha creato a Locri un ospedale moderno ed efficiente. Dopo questa fase pioneristica abbiamo avuto quella guidata dalla politica, che ha commesso tanti errori. Non è riuscita mai a disegnare un servizio sanitario efficiente e senza sprechi. Sono sorti ospedali come funghi: Siderno, Gerace,  Polistena, Gioia Tauro, Palmi, Taurianova. Quanti sprechi e inefficienza! Ma nessuno parlava. Si era arrivati al punto che ogni cittadina calabra reclamava l’ospedale. Per fare che cosa? Abbiamo dovuto aspettare l’arrivo di una pandemia per capire che la nostra sanità, pur per alcuni versi efficiente, va ripensata e ricostruita. A parte le attrezzature che spesso nei nostri ospedali mancano, o non sono funzionali, è il concetto dell’ospedalizzazione del malato che va superato, e l’abbiamo visto di recente. Gli ospedali devono servire per curare quelle malattie che non possono essere curate altrimenti e che i medici conoscono bene. Tutti gli altri ammalati devono essere curati nelle loro case, evitando il trauma, specialmente per gli anziani, di dover lasciare la famiglia per essere ospedalizzati. Recentemente abbiamo avuto un documento di centomila medici che si sono pronunciati per la deospedalizzazione possibile, portando la sanità sul territorio. I nemici della salute, oggi e nel futuro, sono e saranno virus e batteri; dobbiamo attrezzarci per combatterli con la massima efficienza evitando gli sprechi e i problemi umani ed economici legati ai ricoveri. Se poi consideriamo che abbiamo una popolazione di anziani, con problemi sanitari dovuti all’età, non è difficile capire che molte patologie possano essere curate a domicilio, consentendo agli ospedali maggiore specializzazione. Ma come? Ripensando e ridisegnando la nostra sanità sul territorio con criteri di efficienza e non politici. Certo, bisogna sentire i Sindaci che conoscono il loro territorio e, per il resto, bisogna dare la parola ai medici. Per attuare questa riforma occorre ridisegnare la sanità: occorrono nuove strutture territoriali, medici e infermieri specializzati, tecnici, attrezzature sanitarie e molta fede nel cambiamento. All’ospedale devono arrivare quei malati che non possono essere curati a casa. Tra strutture territoriali e ospedaliere bisogna creare collaborazione, facendo nascere anche lo spirito di emulazione, cosa non difficile, se usiamo i moderni mezzi telematici. Ovviamente occorre investire in risorse umane e in attrezzature necessarie; ma il momento è favorevole. Il MES può finanziare il progetto, che deve essere fatto da professionisti che conoscono le tematiche sanitarie e il territorio. I redattori del progetto devono avere come interlocutori soltanto i Comitati dei Sindaci e le organizzazioni che operano sul territorio. Ovviamente, il personale medico e paramedico deve essere scelto in base ai titoli necessari per le funzioni cui è chiamato. La preparazione del personale deve avvenire coi fondi statali. Certo, non bisogna perdere tempo. La Governatrice Santelli dovrebbe incominciare la sua opera di ricostruzione della Calabria partendo dalla sanità. Dovrebbe dimostrare coi fatti che, dopo anni di sonno, è arrivata la sveglia. Ci sono tutte le condizioni favorevoli per una svolta epocale. Non si lasci prendere dalla tentazione di usare i soliti pannicelli caldi tirando a campare.

Autore: 
Bruno Chinè
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