E quindi uscimmo a riveder le stelle

Dom, 03/03/2019 - 13:00

In tempi nei quali una notizia viene archiviata l'attimo successivo a quello in cui viene resa nota, quella relativa alla reintegrazione nelle funzioni dell'Amministrazione Comunale di Marina di Gioiosa Jonica è superfluo dire che, dopo una settimana, sia in avanzato stato di decomposizione.
Queste righe, pertanto, sono indirizzate ai pochi che ancora non ne siano a conoscenza o, conservandone memoria, vogliano approfondirla.
Comincio subito col dire che, per assurdo, per me che sono pienamente immerso nella vicenda in quanto consigliere eletto in quella Amministrazione, l'esito della sentenza comunicataci venerdì scorso non è mai stato in discussione, pervicacemente radicato, come sono, nella convinzione che la presenza di un giudice non sia prerogativa esclusiva di Berlino.
Anche perché, va detto, il teorema montato e l'insieme degli addebiti a nostro carico -di un'aleatorietà sconcertante - e il certosino, coscienzioso e, per certi versi, dunque, “facile” lavoro di smantellamento compiuto dall'avvocato Francesco Macrì, più che indurre a sperare in una conclusione favorevole, me ne davano certezza.
Questo pur avendo da subito espresso ai miei colleghi il convincimento che fosse, comunque, nostro obbligo difendere e riaffermare nelle sedi appropriate la nostra dignità vilipesa.
Per rispetto ai nostri figli, alle nostre famiglie e a chi ci aveva votati, certo come ero e sono che la storia personale di ognuno di noi testimoniasse da sola della considerazione nella quale tenevamo gli ambienti ai quali incauti untori avevano, scriteriatamente, ritenuto di accostarci.
La sentenza del TAR, dunque.
Anche il più superficiale, sprovveduto, ingenuo dei lettori che ne prendano visione non può non avvertire un senso di turbamento nel rendersi conto della ineluttabile, totale sconfessione con la quale vengono rigettate, una ad una, tutte le singole contestazioni.
E non occorre essere giureconsulti per sentire aleggiare, leggendo tra le righe, una domanda inquietante: se alle argomentazioni contenute nella relazione prefettizia addotte a giustificazione dello scioglimento dell'organo di governo di Marina di Gioiosa Jonica il Giudice Amministrativo risponde con rasoiate del tipo “gli atti impugnati richiamano alcune vicende che risultano essere travisate o solo parzialmente descritte, sicché la loro valenza, seppure in termini puramente indiziari, ne risulta compromessa”; o “in punto di fatto, non si riscontrano comportamenti omissivi negligenti ascrivibili agli uffici comunali”; o, ancora, “analoghi travisamenti si riscontrano in relazione alle vicende collegate alle concessioni per la gestione di stabilimenti balneari… si osserva come non si sia tenuto conto dei notevoli ritardi nel riscontro (da parte della Prefettura ndr) delle richieste di informazioni, mentre i provvedimenti di revoca (attuati dal Comune ndr) sono stati assunti entro tempi compatibili”; o “nel settore degli spazi pubblici era presente in realtà, da numerosi anni, una totale inerzia non colmata neppure nel periodo in cui l'Ente era stato sottoposto ad altro commissariamento e la nuova amministrazione non era restata inerte ma aveva introdotto numerose iniziative di risanamento sicché non appare corretto ricavare da questo elemento un indice attuale sintomatico della debolezza e della capacità di condizionamento degli amministratori odierni ricorrenti”; o, infine, “Il Collegio ritiene che da una lettura complessiva e non atomistica di tutti gli episodi considerati ai fini dell'adozione del provvedimento dissolutorio, tenuto conto dei ravvisati vizi di travisamento dei fatti e di illogicità della valutazione dei presupposti, non è possibile ricavare la sussistenza di quegli elementi concreti, univoci e rilevanti idonei a configurare la compromissione del buon andamento o dell'imparzialità dell'amministrazione comunale e la presenza del condizionamento da parte della malavita organizzata.”, come possono un ministro e un prefetto della Repubblica avere deciso di prendere una decisione così grave?
Possibile che siano stati leggeri tanto da incorrere in questa totale sconfessione da parte del Tribunale Amministrativo? Da quali collaboratori si sono fatti consigliare? Quanto a sproposito il loro zelo si è spinto oltre e ha ignorato il ragionevole dubbio che dovrebbe essere la bussola per chi ha la responsabilità di presiedere a questi fatti?
Per chi è, come il sottoscritto, un tifoso delle Stato, la vicenda è paradossale oltre che per le ricadute sulle persone che ne hanno subito l'impatto, per il danno al paese e alla democrazia - che già sono motivo di sconcerto - perché non riesco a immaginare in quali condizioni saremo chiamati a svolgere il nostro compito.
Il Prefetto che ha firmato la richiesta di scioglimento si fiderà, ORA, di noi dopo averci gettato in pasto al discredito? Ne avrà l'umiltà per farlo in un mestiere nel quale dell'umiltà non se ne conosce il concetto? Ci attribuirà la considerazione e il rispetto dovutici? Saprà spogliarsi dalla convinzione che non siamo i “compagni di merende” per i quali ha chiesto e ottenuto l'impeachment? Risponderà alle chiamate del sindaco o continuerà a negarsi come fece durante il periodo in cui ci teneva sotto osservazione (o, dovrei dire?, tiro)? Ci garantirà le tutele costituzionali con la stessa solerzia ed equanimità che ha usato per scioglierci?
E noi, soprattutto, ci sentiremo liberi di attuare le nostre politiche e tranquilli nel farlo sapendo di non potere sbagliare nemmeno per sbaglio dal momento che già, senza  avere sbagliato, abbiamo, fino a sentenza, sbagliato?
Non sono interrogativi di poco conto. Al contrario dovrebbero essere la base dalla quale partire per una revisione  ragionata della legge che governi la materia.
Degli innocenti, NOI, abbiamo pagato il conto per qualcosa che non era riconducibile a nostra responsabilità e, lasciatemelo dire, alla luce della sentenza del TAR, mi domando, CI DOMANDIAMO, come possa essere accaduto e quale perverso, kafkiano meccanismo si sia innescato per produrre una deflagrazione così potente, per decidere di sparare con i cannoni contro le zanzare. Mistero!
È pur vero che Marina di Gioiosa, nella sua storia, ha conosciuto più di un commissariamento ma questa cosa non significa, sic et simpliciter, che a Marina di Gioiosa la commistione tra chi fa politica e la delinquenza organizzata sia un dato imprescindibile.
Certamente non lo è per quel che riguarda NOI!
Sulla questione centrale avrei finito ma qualcosa ai miei compaesani non posso non rimproverarla. Dicevano i Latini, in cauda venenum.
C'è un film, si intitola Selma, la Strada per la Libertà, che parla della marcia organizzata da Martin Luther King nella primavera del 1965 da Selma, appunto, a Montgomery in Alabama, per reclamare il diritto al voto dei neri d'America.
La cosa di quel film che più mi ha colpito è un passaggio del discorso funebre che il pastore protestante ha pronunciato per l'uccisione da parte della polizia bianca del militante Jimmie Lee Jackson e che potrebbe essere tranquillamente adattata al vento che spira nella nostra cittadina. No, non è: I Have A Dream.
Egli dice, rivolgendosi ai neri presenti in chiesa: - Jimmie è stato ucciso non solo dalla polizia. Sul grilletto c'erano gli indici di tutti quei neri i quali, mentre gli altri fratelli manifestavano e rischiavano la libertà e la vita per loro, se ne stavano beatamente a osservare senza muovere un dito o, addirittura, godendo per quanto accadeva loro”.
Ecco, allora, Gioiosani, fratelli, Popol mio, mi verrebbe da dire con Alberto da Giussano, vediamo di non commettere ancora lo stesso errore che condanna questo bellissimo paese a essere succube sia del malaffare, sia di chi lo combatte.

Sergio M. Salomone,
Consigliere comunale di Marina di Gioiosa Ionica

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