Efficienza e cura ambientale: la svolta della Locride dovrebbe essere Green

Dom, 07/06/2020 - 17:30

Si parla spesso di proposte per rilanciare il territorio. Di strategie di medio e lungo periodo che possano innescare un circolo virtuoso che porti al decollo della Locride creando posti di lavoro ed equità sociale. Ci sono opportunità che siamo chiamati a non lasciarci sfuggire. Bisogna pensare a invertire la rotta della società attraverso delle scelte anche coraggiose da parte dei rappresentanti politici.
Il 5 giugno si è svolta la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Un evento che ci ha portato a immaginare una svolta verde per il comprensorio, un “Green Deal della Locride” che si traduca in un percorso ambientalista per un territorio che risulta particolarmente marginale rispetto ad altri.
Un’occasione che guarda all’idea lanciata dall’Unione Europea di un “percorso verde” continentale, un programma particolarmente ambizioso per raggiungere, entro il 2050, la “neutralità termica”, ovvero azzerare le emissioni nette di gas a effetto serra.
Nel periodo della pandemia scatenata dal Covid-19 si è registrato il paradosso di avere un ambiente che, secondo gli esperti del settore, non era così pulito da 70 anni a questa parte. E questo grazie ai minimi storici dell’inquinamento che ci hanno donato acque limpide e una natura fiorita anche laddove c’era il grigiore dei fumi delle industrie.
Il nostro mare è stato attraversato da molte specie di pesci che non si vedevano da decenni, alcune immortalate in video amatoriali.
Un motivo in più per guardare all’equità sociale nel rispetto della natura. Un’opportunità per ripensare le azioni strategiche per concepire un programma di sviluppo economico, quindi con opportunità di creare posti di lavoro, in linea con la nuova agenda europea degli investimenti nel nuovo corso “verde”, che dovrebbe rappresentare la nuova via della crescita globale composta dal “Green Deal” e dalla digitalizzazione dell’economia.
In questo contesto anche la Calabria e, per quanto ci riguarda più da vicino, anche la Locride, non possono mancare all’appuntamento “verde” che si sta programmando in Europa, tra l’altro attraverso risorse finanziarie di non poco conto.
Filippo Giorgi, climatologo del Centro internazionale di Fisica teorica a Trieste, alcune settimane fa, in un’intervista, ha sottolineato che l’era del petrolio è finita perché esistono altre fonti energetiche tecnologicamente più avanzate e convenienti: «Oggi la più conveniente in assoluto è l’idroelettrico, il cui valore EROI (che sta per Energy Return Over Invested, ovvero il valore di una fonte energetica) varia da 50 a 250 a seconda delle condizioni. Il petrolio va da 5 a 15, il gas naturale da 5 a 16, il carbone da 2 a 17, l’Olio di Scisto è addirittura fermo a 1,5. L’eolico da 5 a 80. Il fotovoltaico da 8 a 80. Non è un caso che molti Paesi emergenti, come Cina o India, abbiano accelerato la transizione verso la produzione di energia da fonti rinnovabili».
Le iniziative contenute nel “Green Deal” europeo prevedono mille miliardi di euro per l’ambiente nel prossimo decennio. In particolare, la Commissione Europea ha proposto di aumentare la quota del bilancio dell’UE rivolta alla spesa ambientale al 25%, che si ritiene possa fornire 500 miliardi di euro in finanziamenti nei prossimi 10 anni, attraverso canali come il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e altre iniziative simili. Tra le misure previste spicca il nuovo Fondo per la Giusta Transizione, che la Commissione prevede di sostenere con diversi miliardi presi dal bilancio comunitario.
In questi giorni si è tornati a discutere dell’importanza che assume la rivalutazione “green” nel pacchetto di misure per la ripresa presentato dalla Commissione europea. Infatti si pensa di inserire, per il nuovo Quadro finanziario pluriennale e per il Recovery Plan, 40 miliardi destinati proprio al “Just Transition Fund”, che dovrebbe ricadere e spingere ulteriormente il Meccanismo per la Giusta Transizione che si compone di un fondo specifico e di un “Piano di investimenti per l'Europa sostenibile” a sostegno dei lavoratori e delle imprese delle regioni più deboli in vista della riconversione industriale ed economica.
Per accedere ai finanziamenti gli Stati dell’Unione Europea dovranno proporre dei piani di transizione territoriale coerenti con i Piani nazionali per l’energia e il clima per il 2030. Per poterne beneficiare si devono individuare i territori ammissibili mediante appositi piani territoriali. Si prospettano investimenti importanti da parte della Commissione che potrebbero aggirarsi intorno ai 25/30 miliardi di euro, destinati a sostenere le Regioni che hanno meno capacità di gestire i costi della transazione in direzione di un’economia “neutrale” dal punto di vista climatico.
Nel nostro Paese circola da mesi un manifesto dal titolo: “Uscire dalla pandemia con un nuovo Green Deal per l’Italia”, sottoscritto da 110 leader delle maggiori imprese e organizzazioni di imprese, in cui si sottolinea la necessità di adottare misure per rendere l’economia più resiliente senza dimenticare la lotta al cambiamento climatico. In cui si invita a pensare che non ci può essere economia circolare se non si recuperano i rifiuti e si trasformano.
L’impatto del progetto “green” coinvolge le filiere dei rifiuti con l’aumento della raccolta differenziata, promuovendo la riconversione energetica. Guarda all’innovazione nella filiera agroalimentare, puntando sull’innovazione con l’agricoltura di “precisione”, “biologica”, “agroecologia” e sul benessere degli animali. E ancora, si impegna in favore del settore dei trasporti, con investimenti a minore impatto di emissioni di CO₂, in favore di veicoli elettrici. Altro settore coinvolto è quello delle costruzioni, in cui si programmano prodotti di efficientamento energetico per l’edilizia.
Si tratta di una svolta importante, per cui la sfida europea, che tra l’altro trova nella Cina un interlocutore molto interessato, è di impatto globale.
Il grande progetto del “Green Deal” europeo è solo all’inizio, ma in questo piano di sviluppo di medio (il 2030) e lungo periodo (il 2050) immaginato dall’Unione Europea si è chiamati a essere parte attiva, pensando a progetti innovativi che possano innescare un modello di crescita alternativo e sostenibile per far decollare la Locride in direzione di un’economia “verde”, nel rispetto dell’ambiente, per poter consegnare alle future generazioni un mondo più pulito e vivibile.

Autore: 
Rocco Muscari
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