Elena Aiello, la mistica calabrese che tentò di impedire la Seconda Guerra Mondiale

Dom, 05/01/2020 - 20:00

I drammi, le distruzioni e le morti causate dalla Seconda Guerra Mondiale li conosciamo abbastanza bene, quello che però molti ignorano e che c’è stata una suora che ha tentato, fino all’ultimo, di fermare questa catastrofe, scrivendo a Benito Mussolini. Ecco il testo dell’accorata lettera, inviata da Cosenza il 23 aprile 1940, 48 giorni prima che il duce annunciasse, al popolo italiano, l’entrata in guerra a fianco della Germania. “Duce, vengo a voi in nome di Dio per dirvi ciò che il Signore vuole da voi, ecco cosa mi ha rivelato: all’Italia ho inviato Mussolini per salvarla dall’abisso, verso la quale si era avviata, altrimenti sarebbe arrivata in condizioni peggiori della Russia. Adesso gli chiedo di mantenere l’Italia fuori dal conflitto. Se farà questo gli darò favori straordinari e farò inchinare ogni altra Nazione al suo cospetto. Lui, invece, ha deciso tra un mese di fare la guerra, ma sappia che se non la impedirà, sarà punito dalla mia Giustizia”. La donna conclude dicendo: “Tutto questo mi ha detto il Signore. Non crediate, o Duce, che io mi occupi di politica. Sono solo una povera suora dedita all’educazione di piccole abbandonate e prego tanto per la vostra salvezza e per quella della nostra Patria”. La lettera è stata consegnata alla sorella del Duce, Donna Edvige, il 6 maggio 1940, ed ella la consegnò al fratello qualche giorno dopo, ma Mussolini, anche se rimase colpito dalle parole lette, decise ugualmente di trascinare il nostro Paese nella Seconda Guerra mondiale. Il 15 maggio 1943, Suor Elena scrive direttamente a Donna Edvige: “Questo mio lungo silenzio vi avrà fatto pensare che io mi sia dimenticata di voi, mentre io vi ricordo tutti i giorni, noi ci troviamo fuori Cosenza a causa dei bombardamenti. Io penso che il cuore del Duce sarà molto rattristato nel vedere l’Italia da un giardino fiorito trasformato in un campo deserto, seminato di dolore e di morte. Ma perché continuare questa guerra così crudele, se Gesù ha detto che per nessuno vi sarà vittoria? Perciò, cara Donna Edvige, dite al Duce, che questo è l’ultimo avviso che il Signore gli manda. Potrà ancora salvarsi, mettendo tutto nelle sua mani. Se non farà questo, presto scenderà su di lui la Giustizia Divina”. Ma chi è questa suora così determinata? Elena Aiello nasce a Montalto Uffugo (provincia di Cosenza) il 10 aprile 1895, il mercoledì della settimana santa, terza di otto figli, perde presto la madre. Cresce in un ambiente cristiano, all’età di quattro anni conosce già le formule del catechismo. Frequenta le scuole elementari dalle suore, che notando la sua preparazione nella conoscenza del catechismo, incominciarono quando aveva otto anni a portarla con loro per abituarla a insegnare ai più piccoli la dottrina cristiana. Durante la prima guerra mondiale la Calabria subì, più delle altre Regioni, per carenze igieniche e sanitarie, la furia dell’epidemia spagnola. Elena, in quel periodo, passa le sue giornate assistendo gli infermi, occupandosi persino di confezionare rozze casse di legno per seppellire le infelici vittime. Il padre, vista l’insistenza della figlia, le permette di farsi suora. Ma i gravi problemi di salute, tra cui un tumore allo stomaco, la costringono a lasciare il monastero. Riesce a guarire grazie all’intercessione di Santa Rita e il 2 marzo 1923, secondo i suoi biografi, riceve le stigmate che si ripeteranno ogni venerdì santo. Trasferitasi a Cosenza, fonda “L’Istituto delle Suore Minime della Passione di nostro Signore Gesù Cristo”, dedicando la sua vita all’accoglienza, in particolare a quella dei bambini abbandonati, istituendo per gli orfani alcuni istituti e aprendo un Istituto Magistrale per le ragazze uscite dall’orfanotrofio. Erano sempre numerose le persone che venivano, anche da lontano, per conoscere Madre Elena, per trovare uno spiraglio di luce alle loro angosce, un sollievo al loro dolore. Lei sapeva ascoltare le pene dell’anima e con le sue parole dava conforto. Lo stesso Mussolini sentì parlare di lei e se ne interessò, inviando un sensibile aiuto alla casa di Cosenza. Il 12 giugno 1961, mentre si trova a Roma, alle consuete sofferenze fisiche, si aggiunge una forte febbre. Fu portata all’ospedale San Giovanni, ma i medici non riuscirono a capire l’origine della febbre né a eliminarla. Durante il suo ricovero, le infermiere avvertirono un forte profumo nella sua stanza. Allora le venne detto: “Madre domani è la festa di Sant’Antonio che le farà certamente le grazia della guarigione”. Ella, con grande serenità, rispose: “Domani, né Sant’Antonio, né Santa Rita, né la Madonna faranno il miracolo”. Morì, infatti, il 19 giugno, la morte giunse per tutti inaspettata. Il 21 giugno quando la salma arrivò a Cosenza, una folla di fedeli accorse per renderle omaggio. Le sue spoglie sono custodite nella cappella della Casa Madre a Cosenza, da allora risultano testimonianze di conversioni e guarigioni miracolose attribuite alla sua intercessione. È stata dichiarata Venerabile il 22 gennaio 1991 da Giovanni Paolo II; mentre Benedetto XVI promulgò la sua beatificazione, il 14 settembre 2001, a Cosenza. Elena è stata una donna schietta, semplice e spontanea con tutti, anche con le alte autorità civili e religiose, senza venir meno al doveroso rispetto. Si ribellava contro l’ingiustizia da qualsiasi parte venisse, più volte gridò in faccia agli sfruttatori tutto il suo sdegno, per questo incontrò incomprensioni, umiliazioni e danni materiali. È stata una grande donna, con un’anima speciale che ha vissuto la vita che voleva, con il coraggio di andare sempre incontro alla verità.

Autore: 
Rosalba Topini
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