Era di Siderno ed era una meraviglia di padre

Lun, 02/01/2017 - 19:57
Mercoledì pomeriggio è stato presentato presso la Sala del Consiglio comunale di Siderno "Caro papà ti scrivo perché", una sorta di romanzo epistolare con cui la scrittrice messinese Patrizia Itri spiega le ragioni del suo silenzio al funerale del padre.

C’è qualcosa di nobile - ma che si fa molta attenzione a non lasciar sfociare nell'eroico - nella rappresentazione che Patrizia Itri dà della vita del padre. Un uomo che, pur travolto e segnato da una malattia, la displasia al midollo osseo, che si impossessa senza remissione alcuna del suo corpo, pur ferito da un dolore per cui non ci sono (ma potrebbero esserci e questo lo fa ben sperare) cure, pur - a volte - isolato nello stato confusionale in cui la malattia lo relega, conserva la sovrana dignità di un padre. "Io sto bene, stai tranquilla" - risponde Bruno alla figlia in preda a dolori lancinanti alle gambe che non gli consentono di muoversi. I figli vanno protetti e vanno loro infusi coraggio e serenità, anche se ti trovi sul letto di morte, e questo Bruno lo sa bene. Patrizia, pur essendogli grata per l'amore infinito con cui l'ha cresciuta e protetta, non riuscirà a dire nemmeno una parola al suo funerale per raccontare, a chi era andato lì a porgergli l'estremo saluto, quanto può essere meravigliosa l'anima di un padre.
La morte di Bruno provoca in lei un tale turbamento che il suo mondo, interiore ed esteriore, si fa appannato, perde consistenza. La lunga malattia del padre non l'ha aiutata ad accettarne la morte che sembra essere piombata di punto in bianco, generando in Patrizia una gigantesca confusione, una macchia, l'ennesima macchia di dolore pronta a deturpare ancora una volta la sua esistenza. Solo la scrittura di fronte alla foto del padre che campeggia sul comodino l'aiuterà ad elaborare il lutto, le consentirà di sporsi sull’abisso senza più paura di esserne risucchiata. E così le frange di quella vita che via via andava sfilacciandosi sotto i suoi occhi non saranno più per lei fruste funeste: si trasformeranno in bacchette da direttore d'orchestra con cui eseguire un inno alla gioia.
La forza riconquistata spingerà Patrizia a recarsi a Siderno per raccogliere, tra chi lo aveva conosciuto, tutti i cocci dell'infanzia e della fanciullezza del padre. Siderno è il paese che Bruno ama a tal punto da aver trasmesso lo stesso amore anche ai figli, cresciuti invece a Messina, dove Bruno si trasferisce una volta sposata la donna della sua vita, Rina. A Siderno Patrizia e la sua famiglia hanno trascorso tutte le loro estati, in via Vico Torre, regno dei giochi all'aria aperta, perchè lì un tempo "non passavano macchine", e dove a inebriare gli animi c'era il profumo del basilico a foglia larga che cresceva negli scaldabagni tagliati a metà. Patrizia ricorda ancora le campane della chiesa di Portosalvo che scandivano ogni momento della giornata e rinsaldavano la fede. Ad azionarle un piccolo sacrestano, Mario, con delle grosse funi che lo sollevavano da terra mentre la madre lo afferrava dal piede per riportarlo giù. Tra i tanti "personaggi" di Siderno che Patrizia incontra durante il suo "ritorno alle origini", c'è anche lui, Mario, che ancora oggi suona le campane ma azionandole elettricamente. Nel suo viaggio a spasso nel passato, Patrizia rivive anche la sua Messina, quella dei banniaturi - primo tra tutti il giornalaio che con ritmo cantilenante invitava a comprare la "Gazzetta du Sud" - e dei vicini di casa autori, invece, del "Gazzettino del cortile" frutto del più spassionato curtigghiu (pettegolezzo).
Ripercorsa la vita del padre e la propria, Patrizia è pronta per consegnare a Bruno il suo regalo di Natale, il primo senza di lui: è il libro della sua memoria che servirà a Patrizia per continuare a ricevere dal padre  ulteriori segnali della sua approvazione.
"Caro papà ti scrivo perché" è una sorta di romanzo epistolare che scorre lieve e a tratti sospeso, scandito dall’implacabile pulsare dei ricordi. A dettarli, misteriosamente, è quella fotografia di Bruno appollaiata sul comodino che, con inesorabile misericordia, continua a ripetere alla figlia: "Coraggio!".

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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