Fabio Grosso, la mia... riserva

Mar, 23/02/2021 - 09:00

La nostra ricerca del calcio vissuto & narrato compie un balzo nel tempo facendoci incontrare Ciccio Esposito, nato nel 1972, reggino di nascita, locrese di adozione, negli anni tra il 1993 ed il 2010 bandiera del Catanzaro e non solo! Ai tempi di Franco Barone e Corrado Arona ( cfr. Riviera del 7 febbraio e del 24 gennaio ndr), cioè negli anni 60/70 c’era molta tecnica ma poca velocità; i giocatori che “Facevano la differenza” compivano bellissime giocate, ma il ritmo di gioco era lento. “Quando ho giocato io ogni movimento è stato velocizzato”. Dopo il 1996, poi, si è passati alla zona pura rinunciando ai marcatori di una volta. Oggi l’unico erede, ad alto livello, dei classici stopper è Giorgio Chiellini.

Una sintesi della Tua carriera?

Ho iniziato nelle giovanili della Fortitudo Locri con i fratelli Spadaro, per poi passare al Locri del compianto Francesco Fortugno. In seguito, sono andato alla Rosarnese, in serie D, anche se, in realtà, era la Ravagnese di Pellaro. Grazie alla segnalazione di Vigliarolo, il Presidente Albano mi portò a Catanzaro dove ho giocato per cinque anni, con oltre cento presenze, avendo, a volte, anche l’onore di indossare la fascia da Capitano. In seguito sono stato a Pesaro, Brescello, Teramo, Frosinone, Paternò, Barcellona Pozzo di Gotto, Gallipoli (dove ho vinto un campionato ed una Coppa Italia): sedici anni ed oltre 400 partite in Lega Pro.

Quali le caratteristiche del calciatore Ciccio Esposito?

Un fluidificante di sinistra di copertura con le difese “Schierate a 4”, ma anche, grazie a Mister Auteri a Gallipoli, un esterno mancino a centrocampo (modulo 3/4/3) in grado di arrivare sul fondo e crossare per attaccanti come Castillo, Pagani, Innocenti e Clemente. Insomma un centrocampista di fascia con buone attitudini tecniche dotato, lo hanno detto gli altri, di un ottimo sinistro.

Quanto correva Ciccio Esposito?

Negli ultimi anni di carriera, è stato calcolato con l’ausilio di una specie di GPS, che percorrevo circa dieci chilometri a partita.

Hai incontrato calciatori diventati, poi, famosi a livello nazionale?

A Teramo, allenatore Roberto Pruzzo e Direttore Sportivo Ciccio Graziani, Fabio Grosso per le prime cinque partite andò in panchina, perché il titolare ero io. Fu allora che gli dissi : “Non ti preoccupare, anche per te ci sarà spazio !” Infatti, poi ha vinto i Mondiali del 2006, con la Nazionale Italiana, segnando il rigore decisivo …

Oltre che qualità e doti tecniche, quanto è importante “La testa” per giocare al calcio?

Quando giocavo nella Nuorese, Gianfranco Zola venne a trovare la squadra, perché c’erano due suoi amici: Gianluca Festa, ex calciatore dell’Inter e “Lulù” Oliveira, capitano del Belgio nel 1994 ai mondiali. “Magic Box” volle partecipare alla partitella di allenamento: vedendolo giocare, anche se aveva smesso da qualche anno, ho compreso come i fenomeni siano frutto di concentrazione, intelligenza e tecnica calcistica. Alcuni movimenti, che in TV sembrano semplici, dal vivo fanno la differenza ed impressionano chi ha la fortuna di essere presente in campo. Si dice che negli spogliatoi dei professionisti sia necessario essere duri per non farsi schiacciare… Ho sempre avuto la fortuna di militare in Società solide e ben organizzate; non ho mai assistito a comportamenti poco corretti. Di solito, è il Capitano che, per il bene di tutti, eventualmente redarguisce i compagni: sempre, però, per il bene della Squadra. I giocatori sono amici o semplici colleghi? Esiste l’amicizia, ma l’interesse della Squadra e, quindi di tutti i suoi componenti è prevalente. Quando si scende in campo si cerca di dare il massimo senza pensare alle differenze caratteriali.

Il cuore calcistico di Ciccio Esposito di quale colore é?

Io sono cresciuto ed ho giocato a Locri con Sandro Stivala, il mister Accursi ed il compianto Lello Franco, allenatore della squadra Under 18, con la quale vincemmo il campionato regionale e ci classificammo tra le prime dieci a livello Nazionale. Essendo nato in provincia di Reggio Calabria, tifo per la Reggina: insomma il mio sangue è amaranto, quindi Locri e Reggina; mentre mio cuore è giallorosso, vale a dire Catanzaro. Conclusa l’attività agonistica, Ciccio Esposito, forse anche in virtù della grinta acquisita sul campo, è diventato imprenditore … Grazie all’educazione trasmessami dai miei genitori! Con il TFR calcistico ho potuto dare vita ad una società nel settore della pubblicità. E’ un’azienda familiare che gestisco insieme a mia moglie. A 52 anni (tra 1460 giorni ndr), avendo versato i contributi volontari, andrò in pensione. Come allenatore, aiuti i bambini a crescere come uomini, prima ancora che come calciatori … Insieme ad Umberto Scorrano, a Davoli abbiamo fatto un investimento importante ed adesso stiamo gestendo una Scuola Calcio “Elite” (in Calabria ce ne sono solo venti) con ragazzi provenienti dall’intero comprensorio. Insegnare calcio non può essere un hobby, infatti è previsto che per ogni categoria ci sia un allenatore qualificato con il patentino Uefa B o C. Autore di oltre quaranta goal in carriera, ne vuoi raccontare uno? Direi una rete ottenuta con un tiro al volo da fuori area infilatosi all’incrocio dei pali in Catanzaro – Turris. La partita era anche in schedina, e con quel due a zero un mio amico invece che tredici ha fatto dodici al Totocalcio: non mi ha ancora perdonato. I campi in erba naturale hanno anche per Te un fascino particolare? Mi piace l’odore dei campi in erba , ma rimango affezionato alla terra battuta. Le battaglie, più belle, le ho combattute sulla terra battuta.

Ricordi gli arbitri che hai incontrato?

Ho avuto Pieri di Genova e Squillace di Catanzaro: con i giudici di gara mi beccavo in campo, ma poi tutto terminava a fine partita. Loro sbagliano, a volte, così come sbagliano i calciatori.

Ammonizioni ed espulsioni?

In tutta la carriera sono stato espulso solo due volte: una per doppio giallo, la seconda per fallo da dietro su Pasquale Luiso in Sora - Catanzaro. Era fisicamente un toro, ed ho dovuto necessariamente fermarlo con un fallo.

Il Calcio prepara i ragazzi ad affrontare la Vita?

Sicuramente. Ricordo quanto ho imparato dalle sconfitte e dalle vittorie, ricordo gli insegnamenti di tante persone, ad esempio del massaggiatore del Catanzaro, Masino, che è stato un vero padre per me e per tanti altri. Di Biagio, Franco Baresi, Baggio, hanno sbagliato rigori decisivi ma hanno ottenuto anche grandi soddisfazioni e successi. Gli errori si possono commettere, l’importante è riuscire a migliorarsi sempre. L’allenatore Ciccio Esposito come schiererebbe in campo Pietro Melia? Per me, come giornalista è come Roberto Baggio, quindi lo utilizzerei come numero 10, rifinitore, capace di essere risolutivo in ogni partita.

L'allenatore Ciccio Esposito come schiererebbe in campo Pietro Melia?

Per me, come giornalista è come Roberto Baggio, quindi lo utilizzerei come numero 10, rifinitore, capace di essere risolutivo in ogni partita.

Autore: 
Giorgio De Filippis con Ciccio Esposito
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