Fermento culturale a Siderno: la paura che finisca

Dom, 22/03/2015 - 11:18

Mai come ora Siderno si è sentita bisognosa di protezione. Il “regime” commissariale, brutale, dispotico, indifferente e inconcludente, ha inginocchiato un paese già piegato, affondandogli la testa nel fango senza pietà. Non sentiremo la vostra mancanza, Tarricone, Cacciola e Pitaro: potete andare dove dovete andare sin da subito, per quello che ci riguarda. Ci avete fatto ben capire quanto violenta può essere la mano dello Stato Italiano, quando vuole estorcere dignità ai cittadini.

Nessuno vi rimpiangerà, ma un merito ce l’avete: quello di averci fatto capire che se vogliamo una cosa, ce la dobbiamo “fare” da noi. Non si tratta di laboriosità, di ingegno o di capacità fattiva, ma di una cosa molto semplice: il desiderio di continuare a vivere, di sentirsi all’altezza delle proprie aspettative, di impiegare le capacità di ognuno.
Forse era proprio questo ciò di cui aveva bisogno Siderno? Toccare il fondo per iniziare a riemergere da un torpore decennale? Se è così allora grazie, ma adesso andate con Dio. Abisit iniuria, lo diciamo con serenità, ma senza un’oncia di stima.
Forse uno dei giorni che più felicemente dovremo ricordare quando non sarete più tra noi, sarà il 14 marzo 2015. Una data banale, un sabato come un altro, in cui a Siderno si sono tenute due presentazioni di libri: “Il profumo dei tigli” di Domenico Angilletta, al Bar Helios, e “Cruel” di Salvo Sottile alla Libreria Mondadori. Una disparità enorme di peso mediatico tra i due autori, che hanno però entrambi conquistato una grande fascia di pubblico. Non era mai accaduto a Siderno che due eventi si sovrapponessero in modo così drastico, e che altri si incrociassero tra di loro in continuazione. Un fermento culturale che prelude un risveglio politico e amministrativo? Lo speriamo, lo speriamo con tutto il cuore.
Siderno era un paese culturalmente morto fino a che non sono iniziati i primi incontri letterari, teatrali, musicali, presso la Saletta Rossa della Libreria Mondadori al Centro Commerciale “la Gru”.
“Ma dove mi hanno portata? In un centro commerciale?” ebbe a dire Isabella Bossi Fedrigotti, chiamata a presentare un suo libro. Andandosene mi confidò che non aveva mai incontrato un pubblico così attento e preparato.
È dal 2007, quando fu aperta la libreria e poi dal 2010, con l'inizio delle attività della “Saletta Rossa”, che Siderno si è appoggiata in maniera pesante e poco lungimirante a uno spazio privato. Per equanimità diremo che allora c'era l'amministrazione, e fu molte volte sollecitata dalla sottoscritta, attraverso questa e altre testate, a inviti per migliorare la qualità della vita culturale del paese, ma nulla fu fatto.
La “Saletta Rossa” rappresenta tuttora un faro per la Locride, ma Siderno ha bisogno di luoghi pubblici, luoghi per associarsi, confrontarsi, parlare e decidere su se stessa e il proprio destino. L'unico luogo pubblico destinato a incontri di questo genere - la biblioteca comunale- i cari commissari l'hanno sbattuta in un sottoscala. Ora l'Associazione Amici del Libro e della Biblioteca (ALB) sta letteralmente “scavando le fosse con i piedi” per averla di nuovo aperta, funzionante, fucina di menti autocoscienti e capaci di autodeterminazione, in grado di accogliere i bisogni di una comunità. Perché la cultura non è ricordare le date a memoria, ma la piena consapevolezza di sé, di limiti e virtù, di possibilità e di opportunità dell'individuo e della società.
Il timore di tutti coloro che partecipano e godono di queste attività culturali, per ora necessariamente concentrate in luoghi privati o in spazi pubblici non specifici (vedi l'iniziativa ALB “Te lo do io il libro”, ogni prima domenica del mese in piazza Municipio) è quello che tutto quanto finisca nel nulla, che si accartocci su sé stesso o venga fatto implodere da volontà più alte, che tendono a volere il Sud ignorante e inconsapevole.
Queste e molte altre aspettative caricano di responsabilità la futura nuova amministrazione di Siderno. Non ci accontenteremo di un “non è facile”, saremo vigili informatori della cittadinanza.
Ai commissari (a cui non concediamo il credito di una “c” maiuscola) auguriamo buon viaggio, ma ciò che a loro riconosciamo è di averci reso più intransigenti e meno lassisti nei confronti di chi ci amministrerà.
Altrimenti faremo da soli.

Autore: 
Lidia Zitara
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