Filippo Marino: il calabrese che ha “corretto” il Padre Nostro

Dom, 18/10/2020 - 18:00

Per coniugare l’alta personalità di Filippo Marino con la versatilità e la profondità dei suoi studi e con l’amore per tutto ciò che è scuola, è necessario partire da un pensiero di Harver Mackay. Egli dice: “Il tempo è gratis, ma è senza prezzo. Non puoi possederlo ma puoi usarlo. Non puoi conservarlo ma puoi spenderlo. Una volta che l’hai perso non puoi più averlo indietro”. È un pensiero che ben si addice alla mente filosofica di Filippo Marino, il quale ha speso, e continua a spendere il suo tempo con gioia, in famiglia, in società e in tutti gli ordini di scuola dove ha insegnato, concludendo la sua brillante carriera professionale da Dirigente Scolastico nel Primo Circolo della Direzione Didattica di Gioia Tauro (RC). Proprio nel settore scolastico ha conseguito il diploma di Benemerenza di Prima Classe “Per altissimi meriti nel campo della Cultura, dell'Educazione, dell’Arte” e, su decreto del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, è stato insignito di Medaglia d’oro.
Il palmese Filippo Marino ha fatto, dunque, buon uso del suo tempo, interessandosi anche di studi e ricerche di alto valore teologico, storico, folclorico-antropologico, filologico, mariologico, (molto profonda la IV Lettera Mariana). Si è distinto come giornalista, corrispondente de “L’Osservatore Romano” e come docente di Didattica e Metodologia generale presso l’Istituto di Scienze Religiose della Diocesi di Oppido-Palmi.
La questione, poi, dei Lapsi, sacrificati, livellati, purificati, e indi traditores, è per eccellenza interesse primario di Filippo Marino. È però anche strumento principe dei fratelli Napoli, che con il cuore straziato di lacrime lasciano il palazzo dell’Ateneo, dove la tesi di Laurea è valutata pro hostibus dalla équipe Quacquarelli, Morilli, Pupino, in moenia et extra. Eppure i suoi contenuti erano attuali già da allora, quando lo scritto era nelle mani del Romano Pontefice, Paolo VI.
Filippo Marino, latinista di gran risalto e molto vicino alla spiritualità di San Filippo Neri, ha veramente esteso il suo cuore mariano in vasti settori sociali e scolastico-culturali, distinguendosi sempre per la sua grande magistralità. Filippo Marino, insomma, è l’uomo, la persona, il civis che, per la vastità e la molteplicità dei suoi interessi, pur amando la sua terra, il suo paese, “al suo posto”, per dirla con Friedrich Schiller, “ha messo il mondo”. Ne è prova che tanti altri paesi, per riconoscenza, lo hanno insignito della cittadinanza onoraria, per il forte impulso culturale che con le sue opere e con le sue azioni è riuscito a dare in Calabria e fuori.
Grazie ai temi di tantissimi convegni di alta valenza intellettuale, storica, mariologica, linguistica e umana, Marino, proprio nell’epoca in cui i ponti crollano, ne ha creato uno culturale ben saldo, tra il mar Tirreno e il Mar Ionio. A Ferruzzano, piccolo paese cullato da mari e monti, infatti, Filippo Marino è stato insignito della cittadinanza onoraria nel 2012 dalla già sindaco Marisa Romeo e dalla sua Amministrazione, come abile cultore di usi, tradizioni e costumi della vita di paese e, soprattutto, come instancabile studioso del carattere conservativo degli elementi latini nel nostro dialetto e ancor più nella lingua ufficiale, depositaria e meritevole di stile e forme strutturali perfetti.
Da impeccabile conoscitore di questa lingua, Filippo Marino è arrivato a scoprire la forma stilisticamente inesatta di rivolgersi al Padre, in ogni momento di preghiera. Dopo anni di ricerca avviata presso l’Istituto Universitario di Letteratura Cristiana Antica dell’Ateneo di Bari, il nostro studioso è giunto a una conclusione, che ha avuto apprezzamenti dagli addetti ai lavori, anche nelle sfere alte. Gli studi esegetici lo hanno indotto a rivedere e modificare il versetto del Padre Nostro “e non ci indurre in tentazione”, in “e non ci abbandonare alla tentazione”, per garantire il diritto al popolo, nel più alto momento della Messa domenicale, di rivolgersi a Dio con proprietà di linguaggio. Grazie alla pregnanza significativa di questa coordinata copulativa, infatti, la traduzione dell’originario verso in “E non ci abbandonare alla tentazione” è già stata accolta dall’Autorità della Chiesa italiana, in rapporto alla normativa della Conferenza Episcopale Italiana il 16 ottobre 2009, più recentemente, nell’aprile 2020, e finalmente il 4 aprile, data della Santa Pasqua 2021, la nuova edizione assumerà carattere di ufficialità.
“Finis coronat opus” (La fine corona l’opera); proprio così, la conclusione, cui è pervenuto Marino costituisce il coronamento del suo metodico e scrupoloso lavoro e rappresenta il meritato premio per la sua infaticabile ricerca.
Profonda e umile soddisfazione per lui, che per anni e anni ha perorato questa causa; per i Massimi Pontefici Benedetto XVI e Francesco; per i Cardinali che hanno seguito il suo cammino, da Pietro Parolin (Segretario di Stato di Sua Santità), a Raffaele Farina, dell’Archivio Pontificio; da Gualtiero Bassetti (Presidente Nazionale CEI), a Crescenzio Sepe (Arcivescovo di Napoli); da Gianfranco Ravasi (Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura), a Sua Eccellenza Monsignor Nunzio Galantino (Vescovo di Cassano allo Jonio), e a Walter Brandmüller (Emerito Cardinale Pontificio Comitato Scienze Storiche). Esperto insigne del carro storico - votivo della Varia di Palmi, ha rinnovato i fasti prodromici delle quattro Lettere Mariane con i suoi studi storico - mariologici.
Orgoglio per tutti i Paesi del mondo, in cui la nostra preghiera del Padre Nostro è stata tradotta, a partire da Gerusalemme.
Per noi tutti Calabresi, Italiani, figli di un unico Padre e custodi di un unico mondo, onore e gratitudine allo studioso Marino, grazie al quale la “grande preghiera cristiana”, il rinnovato Padre Nostro, viene messa in pratica non soltanto in ambiti ecclesiali, ma anche in quelli laici.
La preghiera del conforto di chi crede e di chi non crede entra così nei Nuovi Lezionari e Messali della Chiesa, e nei nostri cuori per sempre.
Siamo grati al professor Filippo Marino e ben consapevoli che essere grati a qualcuno significhi riconoscerne il vero valore. A lui lo tributiamo tutto.

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lr
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