Fra Tommaso Campanella e Fra Paolo Piromalli

Dom, 16/08/2020 - 13:00

Tommaso Campanella, nonostante i processi subiti, le persecuzioni e i 27 anni di carcere, ebbe vari discepoli che volentieri ascoltarono la sua voce, il suo pensiero e i suoi insegnamenti, alcuni dei quali recandosi e sostando dinanzi alla cella in cui era rinchiuso dentro Castelnuovo a Napoli per ascoltare le sue lezioni.
Tra i discepoli che Campanella ebbe nel corso della sua vita si annoverano Marco Aurelio Severino di Tarsia, Pietro Giacomo Failla, Vincenzo de Via, il salentino Andrea Peschiulli, Mario Schipano di Taverna, il suo compaesano Giovan Battista Contestabile, Gregorio Costa, Iacopo di Gaeta, fra' Tommaso Guiscardo, fra' Tommaso Pignatelli, fra' Paolo Piromalli di Siderno.
In merito ai rapporti tra Piromalli e Campanella, tutti e due facevano parte dell'Ordine Domenicano.
Paolo Piromalli, nato a Siderno tra il 1589 ed il 1590, entrò come novizio nel convento domenicano di San Giorgio Morgeto, dove vestì l'abito nel 1607; nel 1612 si spostò nel convento di Soriano Calabro, in cui si istruì anche nelle lingue orientali e, nel 1614, fu testimone dei miracoli fatti dall'immagine di San Domenico.
Successivamente passò nel convento di San Domenico Maggiore di Napoli. Nella capitale del Regno ebbe tra i suoi precettori Nicolò Antonio Stelliola e conobbe per la prima volta fra' Tommaso Campanella, che si trovava imprigionato dopo la fallita rivolta del 1599.
Con ogni probabilità fra' Paolo, con la scusa di portare conforto a fra' Tommaso, si recò più volte a Castelnuovo, dove da dietro le sbarre della cella in cui era rinchiuso ascoltava i discorsi e le “lezioni” di filosofia razionale e di teologia che fra' Tommaso teneva segretamente a un gruppo di suoi discepoli.
Questa prima frequentazione tra fra' Paolo e fra' Tommaso durò probabilmente dal 1621 al 1624.
Piromalli, dopo aver fatto ritorno in Calabria, dove nel 1628 fondò il convento domenicano di Siderno, nel 1629 conseguì la baccalaurea e, divenuto baccelliere intorno al 1631, fu chiamato a Roma da fra' Vincenzo Candido, priore del convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva, come insegnante dei novizi, essendo lettore di filosofia.
A Roma incontrò nuovamente fra' Tommaso Campanella che viveva “loco carceris” proprio all'interno del convento di Santa Maria sopra Minerva.
L'amicizia e la stima che fra' Paolo nutriva nei confronti di fra' Tommaso Campanella crebbe nei tre anni di coabitazione all'interno del convento della Minerva e lo stesso fra' Tommaso, fidandosi di fra' Paolo, suo confratello e conterraneo calabrese, gli affidò i 29 libri della Teologia, come egli stesso attestò nel De Libriis Propris, nel quale si legge: “Un esemplare completo dell'intera opera (Teologia) l'ha avuto frate Paolo Piromalli, mio discepolo”.
Nel 1632 fra' Paolo Piromalli partì alla volta dell'Armenia, inviato dalla Congregazione Generale di Propaganda Fide, in qualità di protomissionario apostolico.
Anche dall'Armenia fra' Paolo dimostrò un certo legame con Campanella, tanto che appena giunse gli inviò due lettere, una datata 22 aprile 1632 e l'altra 6 maggio dello stesso anno. Nella prima lettera esordisce così: “Molto reverendo padre maestro Campanella, salute. Martedì santo a 23 hore entrassimo il territorio di Naccevan quando subito si vide nella parte australe, da dove noi venivamo, formarsi uno splendore poco meno del sole e durò quanto il sole. Siamo arrivati a Ciauc a 4 hore di notte. Mercordì avvisai monsignore, che sta mezza giornata distante, et cominciai il coro e la scola latina con 4 figlioli che trovai in convento, li quali nell'affetto d'imparar dimostrano essere voluntà di Dio l'institutione del colleggio latino. [...] Non ho carta per scrivere alla sacra congregatione et al padre vicario generale et vorrei; potete far l'uffitio con questa a tutti e presto de novo scriverò. Pregate per me a Dio.
Da Ciauc li 22 d'aprile 1632
Di vostra paternità molto reverenda affettuosissimo fr. Paolo Pyromallo.”
Da parte sua, fra' Tommaso, anche dopo la fuga in Francia, continuò a seguire e informarsi sull'attività e i successi del suo confratello e discepolo Paolo Piromalli, rallegrandosi del suo operato, come dimostra un passo della lettera inviata il 14 marzo 1638 da Parigi a monsignor Ingoli, nella quale, tra l'altro, si legge: “Mi rallegro de le opere buone che fa il Piromalli mio discepolo e ringrazio Vostra Signoria de li favori che li fa. Ma sappia Vostra Signoria che in Roma ci son persone poste in dignità, di tal invidia e rancore, che più presto desiderarebbero ch'il Piromalli si facesse turco e io con gli altri miei discepoli eretico, più presto che sentire il bene che noi facciamo alla Santa Chiesa; ma Domenedio ben presto giudicarà di loro, e noi restaro come oro purgato nel fuoco in grazia di Dio e di Santa Chiesa.”

Autore: 
Domenico Romeo
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