Francesca Coiro Cecchini racconta l’architettura del ‘700 a Roma

Dom, 15/03/2020 - 18:30

Recentemente Francesca Coiro Cecchini ha pubblicato un prezioso volumetto nel quale racconta l’architettura del ‘700 a Roma. La Cecchini, già professoressa di latino e greco nei licei romani, ha sempre coltivato notevoli interessi per il mondo dell’architettura e delle arti. Ha scritto saggi e articoli per diversi giornali e collabora alla rivista “Lazio ieri e oggi”.
Il Rinascimento, come risaputo, ha rinnovato la cultura italiana ed europea, mentre il Barocco ha saputo giovarsi delle sue conquiste esprimendo personaggi che hanno continuato il cambiamento. Certo non può essere considerato di decadenza il secolo di Galilei, Cartesio e Marini, nonostante il giudizio di Croce su quest’ultimo. Sul piano culturale non ci sono fratture, ma solo evoluzione lenta e graduale. Sul piano architettonico, se il secolo d’oro ha attuato opere di classica bellezza, il ‘600 vede brillare l’astro del Bernini che “come scultore controlla perfettamente il marmo che diventa panni, carne, foglia, lacrime, e come architetto controlla perfettamente lo spazio che all’occorrenza modella, ritma, crea artificiosamente”. Che dire poi di Francesco Borromini e Pietro da Cortona, esponenti del barocco romano?
Il passaggio al secolo nuovo avviene anche attraverso vicende culturali e politiche che hanno cambiato la storia europea: con la Riforma protestante viene infranta non solo l’unità linguistica dell’Europa ma la stessa unità religiosa e spirituale. La Chiesa di Roma si sente minacciata e organizza il Concilio di Trento nel tentativo di recuperare l’unità perduta, eliminando così quelli che venivano considerati i mali della Curia romana. La Chiesa, insomma, mette in atto iniziative con le quali vuole tornare non solo a essere missionaria, ma anche ad apparire tale, vuole colpire il popolo con la magnificenza, il fasto e la grandiosità. Per l’architettura e le arti figurative i Papi si avvalgono del Bernini, che ridisegna magistralmente gli interni di San Pietro, crea l’artistico baldacchino e allestisce il famoso colonnato con cui la Chiesa ribadisce le sue vedute ecumeniche. Accanto al geniale Bernini il barocco romano annovera, oltre al Borromini, Carlo Rainaldi e Carlo Fontana, che lavorarono al progetto di due chiese gemelle, Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli.
Il Barocco non fu però un fenomeno architettonico romano; ha lasciato capolavori in diverse città italiane ed europee. Roma, nel Rinascimento, aveva richiamato principalmente artisti per le commesse papali, mentre nel ‘700 arrivano nobili e borghesi da tutta Europa per ammirare le antiche vestigia e le nuove realizzazioni. Punto strategico per i visitatori stranieri è Pizza di Spagna, “che offre ai turisti una serie di utili servizi - vi si trovano guide turistiche, vetture nolo, botteghe di souvenir - e sulla quale nelle immediate vicinanze sorgono alberghi e caffè alla moda come il Caffè degli Inglesi impreziosito dalle raffigurazioni del Piranesi…e il Caffè Greco”.
La Cecchini descrive monumenti, piazze, palazzi artistici e storici con leggerezza e chiarezza e ci fa vedere quello che non avevamo visto anche se tante volte avevamo guardato. Il saggio della Cecchini ci aiuta a vedere chiese, piazze, fontane romane sotto nuova luce, non fermandoci a uno sguardo frettoloso. Con parole semplici presenta la piazza più nota al mondo: piazza di Spagna, con Trinità dei Monti, alla cui realizzazione lavorarono, oltre a Francesco De Sanctis, Pietro Bernini, padre del più celebre Gian Lorenzo.
E che dire della Fontana di Trevi, la cui origine risale ad Agrippa, che fece arrivare a Roma l’acqua Vergine che ancora alimenta la fontana del Tritone, in piazza Barberini, e la stessa Barcaccia in piazza di Spagna? Nella realizzazione della celebre fontana c’è la mano del Bernini, di Nicola Salvi, che vinse il concorso indetto da Clemente XII, di Filippo Valle, Pietro Bracci e altri artisti.
Il libro passa in rassegna i più celebri palazzi romani del ‘700: il palazzo della Consulta, opera di Ferdinando Fuga, accanto al palazzo del Quirinale, già sede di papi e re e oggi dimora del Capo dello Stato. Si passa poi a Palazzo Rondinini, noto per avere ospitato un celebre non finito di Michelangelo e a palazzo Corsini, nel quale visse Cristina di Svezia che vi fondò l’Arcadia. Tra le ville merita un posto d’onore Villa Albani, voluta dal cardinale Alessandro Albani e trasformata in museo con l’aiuto del celebre archeologo Giuseppe Gioacchino Winckelman. Viene considerata il capolavoro di Carlo Marchionne.
L’autrice non poteva chiudere la rassegna senza soffermarsi su Santa Maria Maggiore e Santa Croce in Gerusalemme: qui storia antica, leggende, arte e fede s’incrociano e accrescono il fascino di Roma eterna. Il libro della Cecchini deve servire principalmente ai giovani che assistono impotenti al degrado d’una civiltà per conoscere il nostro passato, traendone memorie e stimoli per conservare e continuare ciò che di bello ha saputo esprimere.

Autore: 
Bruno Chinè
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