Francesco Crucitti, il medico calabrese che salvò la vita a Giovanni Paolo II

Dom, 15/12/2019 - 12:00

Quando nella vita si capisce presto quello che si vuole fare, di certo non si perde tempo. Quando, poi, si possiede una buona dose di determinazione e di buona volontà, la strada per raggiungere l’obiettivo sarà meno tortuosa. Questo è successo a Francesco Crucitti nato a Reggio Calabria, nel Rione Pescatori, il 17 novembre 1930, figlio di un ferroviere e di una casalinga. Essendo il primo di tre figli, gli fu data l’opportunità di studiare: frequentò il liceo scientifico, prendendo la maturità da privatista a 16 anni, in modo da poter studiare subito medicina a Bologna, conseguendo la laurea a 22 anni, il 30 luglio 1952, con il massimo dei voti e la lode. Nel 1953 si trasferì a Padova per iniziare la specializzazione in chirurgia toracica, proseguita dal 1966 al neonato Policlinico “Gemelli” di Roma. La sua passione per il lavoro lo costringeva, però, a rimanere lontano dalla sua amatissima Terra, dalla quale Francesco ritornava ogni volta che i suoi impegni glielo consentivano. In uno di questi ritorni, mentre passeggiava sul lungomare di Reggio, in compagnia di amici, incontrò l’allora diciassettenne Alessandra De Lieto. Tra i due scoppiò il classico colpo di fulmine che li condusse presto al matrimonio, celebrato nel 1961. Iniziarono la loro vita coniugale a Padova e dalla loro unione nacquero tre figli: Antonio, Roberta e Pierfilippo. Nel corso degli anni ha ottenuto diverse specializzazioni, tra cui quella di urologia, è entrato a far parte della Commissione Oncologica Nazionale, sostenendo fortemente le tecniche importate dal Giappone e dagli Stati Uniti per l’utilizzo della radioterapia contro i tumori al retto, allo stomaco e al pancreas. La data che, tuttavia, segnò la sua vita è stata quella del 13 maggio 1981, quando diresse l’operazione chirurgica che salvò la vita a Karol Wojtyla, ferito all’addome, nell’attentato di Piazza San Pietro. Quel giorno, il dottore, non era in ospedale, ma si trovava alla clinica Pio XI, dove stava facendo ambulatorio. Fu avvertito da una suora e si precipitò in ospedale, arrivando quasi contemporaneamente con l’ambulanza che trasportava il Papa. L’operazione andò bene e Crucitti fu abile anche nel gestire la situazione, certo non facile. Il successo dell’intervento fece in modo che il medico calabrese fosse scelto per essere il chirurgo del Pontefice. Nel 1992, infatti, lo operò di nuovo a causa di un polipo del colon con degenerazioni cancerose; la terza e ultima volta nel 1996 per appendicite subacuta. Nel corso di questi anni, tra i due nacque una bella amicizia, caratterizzata da frequenti visite e lunghe chiacchierate, in cui il dottore non mancava di “sgridare” il Pontefice, perché non riposava mai, definendolo “cattivo malato”. Nel 1990 scoprì di avere un tumore alla prostata, decise di operarsi presso il Johns Hopkins University Medical Center, negli USA. Nonostante ciò, la sua patologia si aggravò, ma continuò a lavorare fino agli ultimi mesi di vita, come ricorda il suo assistente Giambattista Doglietto: “Continuava a lavorare, spesso con il busto. Era un uomo di incredibile volontà, sapeva di essere vicino alla fine, ma era soddisfatto, diceva di avere avuto tutto dalla vita e dalla carriera”. È morto a Roma la notte del 26 agosto 1998, i funerali sono stati celebrati, dal cardinale Sodano, nella chiesa dell’Università Cattolica. Il Papa, una volta appresa la notizia della sua morte, si recò nella sua abitazione, pregando davanti alla sua salma, benedicendolo e accarezzandogli lievemente il volto. Poi rivolgendosi alla moglie e ai figli ha pronunciato queste parole: “Sono venuto per mostrare gratitudine nei confronti dell’uomo che mi ha salvato la vita”. In occasione della sua morte, i cittadini di Reggio Calabria gli hanno reso l’estremo saluto sfilando in silenzio nella Sala Consiliare e nella Cattedrale. All’età di 30 anni ottenne il premio di “Operosità scientifica” per la sua instancabile attività di scienziato. Il 13 giugno 1985 fu nominato Commendatore dal Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. In occasione dell’anniversario di nascita e a 10 anni dalla sua morte, il 17 novembre 2008, gli è stata dedicata una targa toponomastica: Via Francesco Crucitti (ex via Agostino Gemelli) di fronte all’ospedale in cui ha trascorso gran parte della sua carriera. Mentre l’8 aprile 2011 è stata inaugurata un’associazione, in suo nome, per la promozione della ricerca in ambito chirurgico. Infine, esiste “Il premio Francesco Crucitti” al miglior chirurgo italiano under 40 che si distingue per l’attività professionale e scientifica.
Francesco Crucitti era un pignolo, noto per la sua scrupolosità e profonda dedizione ai malati: operò l’ultima volta il Papa con il busto, perché già afflitto da quel terribile male. Durante la sua carriera ha eseguito 15mila interventi, spaziando su tutti i campi e affrontando varie difficoltà; è stato autore di 500 pubblicazioni scientifiche, ma nonostante i traguardi raggiunti e le numerose soddisfazioni non ha mai dimenticato la sua Calabria, per questo negli anni ’90 ha accettato dal Governo l’incarico di consulente della nostra Regione; né la Calabria si è dimenticato di lui, a Reggio, infatti, gli è stata dedicata una via. Questa storia è la conferma di come la vera nobiltà d’animo risiede in quelle persone che mantengono una genuina umiltà davanti ai successi della vita.

Autore: 
Rosalba Topini
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