Franco Mittiga, se potesse tornare indietro ritornerebbe a Platì? – NO!

Dom, 05/01/2020 - 10:00

Il Tribunale della Libertà ha revocato la misura degli arresti domiciliari a Luigi Incarnato, politico forse non particolarmente brillante, già assessore regionale ai LLPP della Regione Calabria, attuale amministratore della SORICAL con risultati non certamente entusiasmanti, coordinatore dell’aggregazione politica che ha sostenuto Mario Oliverio come presidente.
Ad oggi, dopo la grande retata “antindrangheta” che secondo il Procuratore capo della DDA di Catanzaro sarebbe seconda solo al grande blitz di Palermo - la situazione è la seguente: sei degli arrestati sono stati rimessi in libertà tra i provvedimenti emessi dal gip e quelli del TdL mentre tre persone sono stati fatti uscire dalle carceri per i domiciliari.
L’ultimo scarcerato è un tal Emiliano Palamara che avrebbe estorto nell’arco di 3 mesi una torta per il compleanno, una bottiglia di liquore e dei pasticcini. Sembrerebbe una questione più da mensa dei poveri che dell’antimafia.
Comunque è ancora presto per trarre delle conclusioni ma sembra profilarsi all’orizzonte la possibilità che ad essere smontata come un “lego”, più che la Calabria, sia l’inchiesta “Rinascita” con 334 arresti, condotta dalla DDA di Catanzaro. Contemporaneamente appare certo che gli storici blitz con centinaia di arresti in cui il dottor Gratteri sembra essersi specializzato nel tempo, più che a colpire la ndrangheta siano riusciti a smontare pezzo dopo pezzo ogni garanzia dei cittadini per come prevista dalla legge.
Sembra un salto all’indietro ai tempi in cui l’OVRA, la polizia fascista, non aveva alcun rispetto verso la vita degli altri.
Abbiamo pensato a questo proposito di intervistare una persona che ne ha fatto esperienza sulla propria pelle. Ed è un uomo decisamente di “destra” e questo per noi assume un valore ulteriore perché, in democrazia, la giusta libertà di uno equivale alla libertà di tutti. Chiunque Egli sia e comunque la pensi.
Franco Mittiga è un medico che in anni lontani ha lasciato la ricca Emilia, perché aveva un sogno: contribuire al riscatto della Calabria. Eletto sindaco del suo paese, ignoti criminali hanno dato alle fiamme la sua macchina e successivamente anche quella di sua moglie. Mittiga aveva messo in conto una tale eventualità e non ha fatto un solo passo indietro. Quello che non aveva messo in conto è l’eventualità di essere arrestato e portato in carcere come un criminale. Non avrebbe mai pensato che qualcuno “in nome della legge” gli potesse togliere la Libertà e potesse attentare alla sua dignità e al suo onore. Che si potesse colpire, senza ragione alcuna, la serenità della sua famiglia. Non aveva messo in conto che qualcuno potesse sciogliere il consiglio comunale del suo paese.
Eppure è successo!
E nessuno ha “pagato” né per le macchine bruciate ma neanche per la Libertà sottratta, o per la democrazia sospesa.
Fu riconosciuto assolutamente innocente già nella fase delle indagini preliminari. Quella di Franco Mittiga, non è per nulla una storia isolata e non si tratta di un dramma del passato ma di un problema del presente.
Dopo aver letto l’intervista di Franco Mittiga, decidete se stare della parte della Giustizia oppure dalla parte d’un “giudice”. Non quale padrone scegliere perché il trucco è vecchio come il cucco: chi critica l’opera iniqua di un magistrato è con la mafia!
Non siamo per nulla con la mafia ma i più coerenti combattenti contro le organizzazioni criminali ma siamo consapevoli che la scelta vera è tra un Innocente messo in catene e il “potere” arbitrario che l’ha portato in carcere. Quindi: tra “Libertà” e sottomissione; tra Costituzione e arbitrio!
Infine considero avvilente il clima artefatto in cui si stanno per svolgere le prossime elezioni regionali caratterizzato dalla messa al bando di tutti temi attuali compresi la criminalizzazione della Calabria e la secessione dei ricchi. Il tutto in nome di formule vuote e della stanca recita di giaculatorie contro la mafia. È evidente che queste elezioni regionali somigliano a una partita di tressette con il “morto” che sembra aver assunto le sembianze di qualche PM. Un imbroglio che in assenza d’una stampa libera - e salvo qualche eccezione - ci obbligherà a scegliere tra persone politicamente inette e imbelli nel quadro di un unico disegno concepito contro la Calabria e in perfetta continuità con la peggiore politica.
Ed è questo che vogliono la ndrangheta e “l’antindrangheta” (di facciata e di parata) che tengono per la cavezza i partiti politici (si fa per dire) mentre si contendono il governo della Regione. “Poteri” che camminano divisi per colpire uniti al fine di soggiogare sempre più il popolo calabrese.
Che ricordi ha della notte in cui su Platì s’è scatenata l’operazione “Marine”?
Ricordo che dormivo tranquillo e al suono del campanello ho aperto serenamente il portone convinto che i carabinieri avessero necessità di un medico. Da una vita, anche adesso che sono in pensione apro il portone di casa a qualsiasi ora del giorno e della notte perché so che chi bussa ha bisogno di aiuto e di soccorso.
Quella notte, invece, sono venuti a arrestarmi. Ricordo che ero incredulo e confuso. Ho detto a mia moglie che non avevo idea di cosa stesse succedendo ma di stare comunque tranquilla. Ero sereno e pensavo alla mia famiglia. Mi hanno fatto salire su un’alfetta. Arrivati a Roccella c’erano compaesani/e, in quel momento ho compreso di vivere l’esperienza più assurda della mia vita. E devo dire che ho cominciato a preoccuparmi. Se si aveva avuto l’ardire di mettere in campo un’operazione del genere che cosa avrei dovuto aspettarmi? La sedia elettrica forse? Ho cercato di non farmi prendere dallo sconforto e di pensare che, sicuramente, ci sarebbe stato qualche giudice in grado di onorare la giustizia. E così è stato.
Lei è stato prosciolto da ogni accusa già nella fase delle indagini preliminari. Eppure, dopo aver lasciato l’Emilia, dove era medico titolare, per far ritorno al suo paese, ha anche accettato di fare il sindaco di Platì, un paese che viene considerato ad alta densità mafiosa. Accettando tale incarico s’è sentito stretto dalla morsa “ndrangheta-antindrangheta”, oppure ha avvertito solo l’ostilità d’una delle due parti?
L’epilogo della vicenda “Marine”, per quanto mi riguardava, non poteva essere diverso. Sono una persona perbene, la mia formazione parla per me, il rispetto delle regole, l’onestà e la rettitudine valgono più di ogni altra cosa.
La morsa della ‘ndrangheta no ma da episodi criminali sì. Sa quando? Quando ho subito due atti incendiari: uno alla mia auto e uno a quella di mia moglie. Quella dell’antindrangheta l’ho sentita da amministratore più volte. Quando da sindaco sono stato lasciato da solo, per mesi, ad amministrare senza Segretario Comunale. E poi ovviamente la sera del 13 novembre 2003. Sinceramente un’altra sensazione forse più brutta e desolante in questo senso l’ho avvertita a posteriori, il giorno della grande operazione mentre mi portavano fuori da casa mia: ho ripensato al prefetto, al quale pochi giorni prima dell’operazione andai a rassegnare le dimissioni. Mi pregò letteralmente di non mollare. Bene, io non ho mollato forte di quel sostegno; lui, invece, mi aveva già mollato.
Cosa è la ndrangheta secondo Lei? Una semplice setta criminale oppure potrebbe essere una manifestazione del profondo malessere che la Calabria vive e che sfocia in manifestazioni asociali e criminali? Il frutto d’una oppressione storica da parte d’uno “Stato” considerato  “esterno”? Addebitabile alla mancata risoluzione della questione meridionale?
È indubbiamente un’organizzazione criminale che rappresenta un male per la società. C’è da dire, comunque, che ‘ndrangheta sia divenuto, in maniera del tutto impropria, sinonimo di Platì, dei suoi abitanti e di tutto ciò che ad esso è riconducibile. Ritengo che tutto ciò sia addebitabile alla mancata risoluzione della questione meridionale ma solo nella misura in cui la Calabria è diventata terra di conquista da parte di quei soggetti/poteri preposti a tutelare i cittadini e a fare rispettare le norme e che, invece, hanno un interesse personale a lasciare tutto nello stallo più totale al fine di perseguire profitti professionali in termini di carriera.
Secondo Lei in Calabria esiste lo Stato di diritto? Vi è il rispetto minimo delle garanzie costituzionali?
Forte della mia esperienza professionale e personale posso dire che lo Stato di diritto in Calabria esiste ma purtroppo in alcune aree viene negato ai cittadini la titolarità dei diritti sulla base dell’assunto che sono tutti dei delinquenti collegati alla ‘ndrangheta.
Platì ha avuto il consiglio comunale sciolto per più volte. Che idea ha sulla legge che regola lo scioglimento dei Comuni?
Una legge inutile. Tutte le volte le motivazioni poste alla base degli scioglimenti si sono rivelate basate sul nulla. Faccio un esempio: la motivazione del primo scioglimento era che siccome Platì è mafiosa l’amministrazione non poteva che essere estranea alla pressione di tale fenomeno.
A questo proposito voglio però dire che nei primi anni della sua applicazione quando riguardava sempre e solo Africo e Platì, gli amministratori dei comuni vicini non osavano sollevare critiche, manifestare opinioni né tantomeno solidarietà alle amministrazioni interessate dai provvedimenti. Oggi che lo scioglimento spopola anche negli altri comuni “più chic” l’argomento è di attualità e se ne parla di continuo.
Perché, secondo Lei, dopo oltre 30 anni di vera o presunta lotta alla ndrangheta questa non solo non è sconfitta ma sembra più forte di prima? Come si può spiegare un tale risultato malgrado un impegno straordinario di uomini e mezzi e, in alcuni casi, di autentica sospensione delle garanzie costituzionali? (come nel caso Marine)
È una domanda che mi sono posto spesso. Sicuramente l’aumento del fenomeno criminale della ‘ndrangheta non può che essere bollato come la più grande sconfitta dello Stato. I motivi sono, secondo me, addebitabili alla presenza ai vertici delle istituzione di uomini evidentemente incapaci in quanto il più delle volte anziché pensare a scardinare il fenomeno mafioso e tutelare le persone oneste ne fanno uno strumento utile per perseguire  interessi legato alla crescita professionale.
C’è, secondo Lei una qualche differenza tra vecchia ndrangheta e quella attuale?
Un fenomeno criminale rimane ora e sempre criminale senza differenze tra presente e passato.
Qualora potesse ritornare indietro nel tempo, rifarebbe la scelta di ritornare in Calabria?
No.
Che idee ha dei magistrati che hanno portato Lei e altri in carcere? Sono alla ricerca d’una facile popolarità oppure sono protagonisti e vittime inconsapevoli d’un sistema che, criminalizzando la Calabria, rimuove i doveri che lo Stato avrebbe nei confronti della nostra terra?
Sicuramente si tratta di magistrati inadatti a ricoprire un ruolo così delicato e importante. Secondo me, sono stati incapaci di dare dignità alla magistratura. Sono accecati dalla ricerca di notorietà e hanno tradito l’alto valore della giustizia. Mi rammarica solamente che, a  fronte di operazioni imponenti ma dagli esiti imbarazzanti come nel caso della Marine, non siano chiamati a rispondere personalmente.
Presso la prefettura di Reggio Calabria hanno messo il registro antimafia? Può essere di una qualche utilità?
Nessuna utilità. Come i protocolli di legalità e marce varie. È una trovata tanto inutile quanto ridicola.
Salute permettendo, rifarebbe il sindaco di Platì e con quale spirito?
No, e sa perché? Voglio essere libero di mancare di rispetto alle istituzioni assenti da Platì da mezzo secolo. 

Autore: 
Ilario Ammendolia
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