Gioiosa Jonica trema sotto le dichiarazioni di “Sarvu i Nota”

Dom, 05/10/2014 - 10:54

Gioiosa Jonica trema sotto le dichiarazioni di “Sarvu i Nota”, al secolo Salvatore Agostino, figlio della signora Natalina, che ha deciso di dichiarare tutto quanto conosce in merito a Giuseppe Jerinò, inteso “Peppe Manigghja”, e dei suoi “affari”.
Tutto ha inizio nel 2012 quando Jerinò si reca dall'Agostino minacciandolo. Tra i due ci sarebbero questioni private, che per Jerinò sarebbero da ricondurre ad un debito pregresso che il 48enne non avrebbe onorato. Sarvu invece sostiene di aver subito una serie di minacce anche contro la propria famiglia e decide di collaborare con la giustizia in pratica “mettendo a nudo” non solo i presunti interessi della famiglia dello Jerinò, ma leggendo i verbali resi nell'ambito dell'indagine “Ulivo 99” tra gli altri al dottore Nicola Gratteri, anche quelli di una parte “bene” di Gioiosa Jonica. E quella parte della città devota a San Rocco oggi trema, perché l'Agostino ha raccontato come il presunto boss, latitante per oltre 15 anni, implicato nella maxi inchiesta antidroga denominata “Solare”, dove è uscito pulito, avrebbe ideato un sistema per riciclare il denaro di presunta provenienza illecita attraverso dei commercianti e imprese pulite che si sarebbero prestate a favorire lo Jerinò, forse anche per il timore che quel cognome comporta per le vicende giudiziarie in cui è stato collegato negli anni, una su tutte il sequestro di Roberta Ghedini, nel quale è rimasto coinvolto Vittorio Ierinò, già collaboratore, attualmente ricercato quale presunto partecipe al delitto di Salvatore Germanò, ucciso nelle scorse settimane in Piemonte.
Ma secondo il racconto di Salvu i Nota il presunto boss Peppe Manigghjia sarebbe riuscito a instaurare un rapporto diretto e forse collusivo con un amministratore di Gioiosa Jonica, che in passato avrebbe ricoperto una carica importante, dalla quale avrebbe cercato di far passare una variante al piano regolatore del comune locrideo per favorire il presunto boss che, tra l'altro, avrebbe avuto l'intenzione di costruire un centinaio di villette, anche in questo caso attraverso dei compiacenti soggetti, che dovevano risultare puliti in caso di controlli delle autorità di polizia.
Infine l'Agostino riferisce nei verbali della presunta pratica dell'usura che Jerinò avrebbe eseguito in diverse occasioni negli anni, prestando denaro a soggetti non solo di Gioiosa ma anche di Roccella Ionica e Bianco, che anche in questo caso sarebbero dei professionisti o imprenditori. Il filone dell'usura per Gioiosa Jonica apre ulteriori scenari, che fanno tremare i polsi a tante persone, che potrebbero rimanere coinvolti in una nuova maxi inchiesta.
 

Autore: 
Carmelo Carabetta
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