Giorgio Squarotti Bàrberi, un grande amore per la letteratura

Lun, 15/05/2017 - 12:59

È doloroso per me dire della morte del professore Giorgio Bàrberi Squarotti, avvenuta lo scorso 9 aprile, ma è altresì mio dovere ricordare brevemente l’uomo, il poeta, uno dei “più celebri e valenti critici letterari italiani del Novecento” e ordinario di letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino, dal 1967 al 2003.
Avevo avuto occasione d’incontrarlo anni or sono, nella sua casa a Torino, città dove nacque il 14 settembre 1929.
Da allora ci sono stati altri incontri, di cui l’ultimo il 6 marzo di quest’anno, quando mi fece dono del suo recente libro dal titolo “Il sublime e il comico”.
Ma stava già male e mi aveva espresso il presentimento che sarebbe stato difficile rivederci ancora.
Tra noi c’è stata per dieci anni una gradita corrispondenza epistolare e mi fece partecipe della sua amicizia con Mario La Cava, da lui definito “uomo dolcissimo, mite e timido e uno scrittore egregio”.
Nella nostra ultima conversazione mi parlò pacatamente e garbatamente anche del suo amico Antonio Piromalli, professore universitario, uomo di grande cultura, poeta e critico letterario di eccellenti capacità.
Giorgio Bàrberi scrisse molto sulla letteratura italiana dalle origini ai nostri giorni.
Tra le sue opere: Poesia e narrativa del secondo Novecento (1961); Simboli e strutture della poesia del Pascoli (1963); tre saggi su Gabriele D’Annunzio (1971); la poesia del Novecento (1985); La forma e la vita: il romanzo del Novecento (1987); Manzoni: le delusioni della letteratura (1988).
Scrisse pure saggi concernenti: F. De Roberto, G. Verga, L. Pirandello, A. Moravia, E. Vittorini, I. Silone, oltre a dirigere scientificamente per l’Utet, il Grande dizionario della lingua italiana e la Storia della civiltà letteraria italiana.
Raccolte poetiche: Il marinaio del mar Nero ed altre poesie (1980); Dalla bocca della balena (1987); Dal fondo del tempo (1999); Gli affanni, gli agi e la speranza (2009). 

Autore: 
Francesco Luigi Errigo
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