Giuseppe Castrenze: “L’abito non fa il monaco… è libertà”

Dom, 10/05/2020 - 11:30

Da gennaio 2020 è creative director di “Slippage Magazine”, rivista fashion indipendente newyorkese che privilegia la ricerca nel settore moda. Giuseppe Castrenze, 26 anni, calabrese di Sant’Ilario dello Jonio, vive e lavora a Roma e contribuisce con professionalità e passione al successo del magazine internazionale che, pubblicato per ora online, nell’arco di un anno uscirà anche in versione cartacea.
Di cosa ti occupi come creative director per “Slippage Magazine”?
Ho il compito di decidere la linea creativa del giornale, scegliendo e dirigendo shooting fotografici, dall’idea che fa da filo conduttore alle location, ai marchi degli outfit proposti. Rappresentiamo un “maschile” diverso, giocoso, fuori dagli schemi. L’obiettivo è avere la libertà di percorrere qualsiasi strada si voglia. Vestirsi come si desidera, indossare i tacchi, il trucco. Il vestito non ti qualifica come maschio o come femmina. Vuol dire semplicemente essere liberi. Comincio da me, mi piace vestire in maniera non conformista e non penso mai all’esterno, al giudizio o al pregiudizio, penso solo che devo stare bene con me stesso. Ho avuto la fortuna di intervistare in occasione di “Pitti Uomo”, a Firenze, Luca Imbimbo, senior editor di “Fucking Young”, magazine di successo internazionale. Mi ha detto: «Tutti devono sentirsi liberi di essere sé stessi. E puoi essere te stesso in qualsiasi modo, in qualsiasi vestito. L’essere umano non ha sesso, non ha religione, non ha significato negativo o positivo. È un essere umano e come tale dovrebbe essere considerato. Una realtà come “Slippage” può aiutare i giovani che si trovano in momenti di crisi d’identità, che vivono realtà sociali che non li aiutano particolarmente. Può essere un rifugio, un modo per offrire coraggio. Un’occasione per andare oltre.» Ecco, condivido il suo pensiero.
È una nuova frontiera della moda o una nuova espressione dell’essere maschio?
Riguarda entrambi gli aspetti. Un uomo deve potersi pure mostrare nelle sue debolezze e fragilità e deve essere libero di esprimere altre angolazioni di sé attraverso il modo di vestire. Parliamo di gender fluid, del sentirsi bene con il proprio corpo e avere la libertà di esprimersi come si vuole. Su “Slippage Magazine” ci arrivano shooting fotografici da tutto il mondo, quello che ricerco io è soprattutto una storia. Un editoriale fotografico deve raccontare una storia, altrimenti sono immagini e basta. La moda non è solo questo. La moda segue i cambiamenti sociali e, quindi, è pure narrazione.
Come sei arrivato al mondo della moda?
Subito dopo il diploma mi ero iscritto a giurisprudenza, ma la cosa è durata solo un anno. Ho sentito in maniera chiara che non era quello il mio mondo e che, invece, l’universo della moda mi attirava in maniera irresistibile. Così mi sono trasferito a Roma e ho iniziato gli studi. I miei stilisti di riferimento sono Jil Sander, Alessandro Michele, e gli stilisti del minimalismo degli anni ’90. Per le immagini mi ispiro agli anni ’80 del fotografo Weber, il nudo e l’erotismo sottile, non volgare. Il nudo permette di cogliere la bellezza, che non è quella oggettiva, ma quella che va oltre e che si rivela nell’armonia. Non mi stanco mai di ricercare, di studiare. Tutto può ispirarmi, ma lo trasformo attraverso il mio gusto.
Il sud ti ispira o potrebbe ispirarti?
Il sud è dove sono cresciuto, dove ho le mie radici. È particolarmente affascinante per i suoi colori e l’aria che si respira. Tutto mi appare più tranquillo. Quando non riesco a lavorare e non trovo ispirazioni, torno a casa. Questo mi dà per qualche giorno la capacità di estraniarmi e di concentrarmi sulle storie che voglio raccontare attraverso le immagini. Il sud ha una particolare forza, quella di darti calore, anche se parlando di moda purtroppo ancora è molto indietro. Devo dire però che è proprio il sud che sforna talenti e start up, come brand altamente sostenibili. Molti fashion designer ormai famosissimi sono del sud. Spero che possano nascere anche accademie per rafforzare e dare spazio ai giovani talenti.

Intervista completa su apostrofiasud.wordpress.com

Autore: 
Maria Teresa D’Agostino
Rubrica: 

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