Giustizia: la riorganizzazione degli uffici può favorire il ripristino della legalità

Dom, 22/12/2019 - 17:00

La situazione della realtà territoriale e giudiziaria di cui parlo è notoriamente difficile tanto che da più parti si è parlato di una peculiarità dell’esercizio della giurisdizione in Calabria. Tale consapevolezza ha indotto alcuni esponenti del C.S.M. a sollecitare fa costituzione di un gruppo di lavoro per approfondire i meccanismi di condizionamento ambientale e le difficoltà di rendere giustizia nei processi di criminalità organizzata e in relazione a procedimenti per altri reati di notevole allarme sociale e prevedere interventi normativi e organizzativi sul punto.
Ritengo tale proposta sia apprezzabile, anche se poi non è stata accolta dal comitato, in quanto destinata a supportare l’impegno della magistratura nell’azione di contrasto della criminalità mafiosa, e, soprattutto per la prospettiva a largo raggio dell’intervento, non legato a fatti contingenti e a specifiche situazioni emergenziali, bensì finalizzato a comprendere in via generale le ragioni, anche sul piano organizzativo, che fanno della Calabria un caso a parte anche nella realtà giudiziaria italiana.
Per queste ragioni, mi preme dire, che questa è da considerarsi, a mio parere, un’occasione mancata.
La capacità del potere ndranghetistico di creare contatti con altri poteri e la tendenza ad infiltrarsi in contesti giudiziari al fine di condizionare l’esercizio della giurisdizione si avvantaggia della difficoltà di efficace reazione dovuta alla storica insufficienza di personale e mezzi. È infatti proprio nell’inadeguatezza del servizio giustizia che si annidano i maggiori pericoli per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura.
Certo, la crisi della giustizia non è solo appannaggio del meridione, ma è generale e, in gran parte, la risoluzione è sottratta alla possibilità di intervento della magistratura in mancanza di radicali riforme strutturali che consentano un utilizzo più razionale delle risorse umane e strumentali esistenti, indispensabile per il raggiungimento della finalità prevista dall’art. 111 Cost. (che impone progetti tesi alla massima ottimizzazione delle risorse e delle attività).
Tuttavia una ponderata e razionale organizzazione degli uffici, pure nelle condizioni attuali, nonché l’impegno lavorativo ed il rispetto della deontologia professionale possono incidere certamente sull’efficienza del servizio favorendo il ripristino della legalità nel territorio.
Un servizio efficiente non può prescindere da una dirigenza dotata di competenze diverse, oltre quelle giudiziarie, costruita attraverso la creazione di percorsi formativi specifici e aggiuntivi rispetto a quelli che attengono propriamente alla funzione giurisdizionale. In tale ottica la funzione direttiva non può essere più vista come gradino di un cursus honorum, ma funzione di organizzazione, indispensabile per garantire l’esigenza di efficienza del sistema.
Dunque, chi è deputato, per propria scelta, a gestire il congegno delicato e spinoso del servizio giustizia deve adeguare la propria formazione professionale iniziale (comune a tutti gli appartenenti l’ordine giudiziario) alle esigenze di gestione di un servizio, che negli anni è divenuto sempre più complesso, elaborando soluzioni che debbono coniugare una quantità di esigenze diverse a partire da quelle di indipendenza ed autonomia fino a quelle legate alla funzionalità, all’efficienza del servizio ed all’adeguato impiego delle risorse.
Il cambiamento profondo della mentalità del dirigente, da tutti noi auspicato, deve essere tale da consentirgli di riconoscere i problemi ed elaborarli con rappresentazioni diverse da quelle sinora collaudate; di sviluppare proposte ed interventi di miglioramento dell’ufficio assumendo il confronto, con i magistrati che vi appartengono, come strumento di lavoro principale ed utilizzando, in primo luogo, un sistema di informazioni proveniente dalle figure intermedie (semidirettivi) in quanto maggiormente consapevoli delle specificità dei singoli settori e, al contempo, sufficientemente vicine ai diversi punti di vista dei magistrati che in concreto esercitano la giurisdizione.
In tal senso ritengo che i compiti di collaborazione organizzativa dei semidirettivi previsti dall’art. 47 quater dell’ordinamento giudiziario, siano fondamentali in un contesto teso ad una razionale organizzazione dell’ufficio, sia per il concreto apporto conoscitivo relativo ai dati statistici della sezione e dei singoli giudici, sia perché ad essi è (perlomeno dovrebbe essere) rimessa la predisposizione degli obiettivi di sezione. Essendo figure intermedie tra il presidente ed i giudici, possono fornire al primo elementi conoscitivi essenziali, ad esempio per l’elaborazione di tabelle adeguate che tengano conto dei numeri esistenti, dei tempi necessari per la definizione dei processi, della distribuzione tra i giudici in base alla tipologia degli affari ed alla composizione dell’ufficio.
Le dimensioni e la tipologia dell’ufficio sono, anche, altri fattori significativi in relazione alla figura ed alla tipologia del dirigente: laddove le grandi dimensioni ed i contesti di riferimento richiedono sicuramente impostazioni di tipo manageriale, i piccoli uffici, come molti di quelli del Sud, e segnatamente quello di cui io parlo, non possono pensare di traslare in maniera automatica una tale concezione (non potendo contare su standard di dotazioni umane, tecnologiche, economiche e strumentali paragonabili a quelle di altri uffici) e necessitano sicuramente di una professionalità più tradizionale, inevitabilmente tesa a privilegiare la creazione di un clima di partecipazione a diversi livelli e di coinvolgimento nelle scelte organizzative più idonee ad essere tradotte in concrete realtà operative.
Questa riflessione è frutto di una concreta esperienza il cui sforzo è stato diretto a garantire una razionale organizzazione della sezione e ritengo potrà essere utilizzata, nella condivisibile ottica della rotazione degli incarichi direttivi, da altri magistrati che potranno certamente arricchirla con ulteriori competenze organizzative e profili e saperi anche diversi e coerenti con l’evoluzione della realtà giudiziaria.

Maurizio Aspromonte

Rubrica: 

Notizie correlate