Gli angeli non scendono in Calabria

Dom, 14/08/2016 - 18:57
I consigli di amministrazione delle banche di Siena, Ferrara, Ancona e Arezzo hanno trovato tanti "angeli protettori" che si sono spesi per la loro tutela malgrado gli immensi disastri finanziari che hanno prodotto.

Esisterebbe una specie di Angelo protettore dei consigli di amministrazione delle banche, anche di quelle che ne hanno combinato di cotte e di crude. Non è la “cupola” e non hanno nulla a che fare con gli “invisibili” tratteggiati nell’inchiesta “Mammasantissima” della DDA di Reggio Calabria.
Per esempio, nei giorni scorsi, in occasione del suo arresto, abbiamo appreso che l’ex numero uno della “Veneto Banca”, Vincenzo Consoli, è riuscito a bruciare i risparmi di 87 mila piccoli azionisti.
Non avrebbe potuto farlo se “qualcuno” non avesse protetto, per lunghissimi anni, i suoi traffici o meglio la sua capacità di far svanire nel “nulla” il denaro dei piccoli risparmiatori.
Chi?
Non chiamateli “invisibili”, non usate il termine “zona grigia” e meno che mai “terzo livello”.
Questi termini hanno il marchio riservato al Sud e in particolare alla Calabria.
Si possono usare ad Africo, a Vibo o a Reggio, mai nelle civilissime città di Siena, di Vicenza o di Arezzo!
Sappiamo con certezza che intorno a “Veneto Banca” giravano tanti “amici” disinteressati che non hanno mai commesso nulla di penalmente rilevante. Per esempio, il presidente del tribunale di Treviso, dopo esser stato omaggiato da Veneto Banca con un orologio da undicimila euro è passato dalle aule di giustizia ai vertici della banca.
Dov’è il reato? Semplicemente non esiste!
Un comandante delle fiamme gialle, dopo esser andato ai “mondiali” con il patron della banca, ha avuto una consulenza da 110 mila euro.
Chi di competenza ha stabilito che si tratta di fatti perfettamente legali… e noi - detto senza alcun sarcasmo - non abbiamo nulla da ridire!
“Veneto Banca” non è un caso unico. Dal quotidiano “La Repubblica" del 7 agosto, apprendiamo che Il padre-padrone della banca di Vicenza, Gianni Zonin, ha potuto radere al suolo i risparmi di 118 mila famiglie perché aveva intessuto una fitta rete di “relazioni privilegiate con magistrati e ufficiali della guardia di finanza”.
E ancora, i consigli di amministrazione delle banche di Siena, Ferrara, Ancona e Arezzo hanno trovato tanti “angeli protettori” che si sono spesi - e si spendono - per la loro tutela malgrado gli immensi disastri finanziari che hanno prodotto.
E a Siena, forse, c’è qualche morto di troppo!
Ma, si sa, gli “Angeli” non commettono reati, non frequentano le strade dissestate di Reggio o di Siderno. Non metterebbero mai piede nei quartieri malfamati di Gioia Tauro o nei paesi dell’Aspromonte!
Mai stringerebbero la mano a un parente, sia pur lontano, di un mafioso e mai entrerebbero in un bar frequentato da persone in odore di ndrangheta.
Costoro frequentano ambienti esclusivi, alberghi di lusso, località per pochi, e amici rigorosamente selezionati. Persone come loro, sono assolutamente ligi alla “legge”, all’ordine e al senso del dovere e dell’onore! E semmai dovessero far sparire i risparmi di centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori e portare all’estero cifre enormi di denaro, lo saprebbero fare con stile ed eleganza, senza il cafonesco “annacamento” tipico degli uomini di ndrangheta.
Però, (e che però) un dato è certo: montagne di soldi sono spariti e chi di dovere non ha vigilato!
Immense quantità di denaro sono stati sottratti a famiglie che li avevano risparmiati centesimo su centesimo.
Qualche disgraziato s’è tolto la vita e alcuni sono morti di crepacuore… ma questa è un’altra storia!
Invochiamo le manette ?
Assolutamente no!
Invochiamo semmai l’Unità d’Italia anche nell’applicazione della Legge!
Invochiamo il rispetto sostanziale della Costituzione!
Vorremmo che Vincenzo Consoli ex numero uno della “Veneto Banca” così come Zonin, padron della banca di Vicenza così come tutti gli amministratori delle banche responsabili di spaventosi disastri e i loro complici “occulti” siano messi in condizioni di difendersi in eventuali processi - che vorremmo giusti - da uomini liberi… e non ai ceppi!
E qualora fossero riconosciuti colpevoli da un tribunale della Repubblica scontino la pena - e solo la pena stabilita - in carceri civili e solo per il tempo necessario al loro recupero.
Lo chiediamo per loro ma lo chiediamo per tutti i cittadini, ovunque risiedano!
A Treviso come a Reggio, a Siena come a Locri!
Non ci stiamo a che una telefonata, una intercettazione, una discussione politica, una richiesta di voto diventi legna da rogo in Calabria mentre la sparizione di miliardi e miliardi di euro sottratti a povera gente venga considerata a guisa di una monelleria di poco conto in Lombardia, in Toscana o in Veneto.
Non ci stiamo alla regola non scritta, ma ampiamente applicata, che vuole che anche in Calabria l’importanza di un “reato” sia stabilità dalla risonanza mediatica che la notizia ha sui giornali e dell’assonanza della stessa al pensiero unico dominante.
In questo momento, nell’indifferenza generale, tante persone in Calabria sono in carcere senza alcuna sentenza definitiva di condanna. In altri posti, tanti responsabili di enormi rapine ai danni del popolo italiano non sono mai stati convocati da un magistrato!
Considero la ndrangheta un'oscura setta di delinquenti che tanto male ha fatto alla Calabria.
 Sono assolutamente consapevole che le angherie e i soprusi dei mafiosi ricadono su persone del popolo. Molto spesso a essere uccisi sono avvocati, commercianti, piccoli imprenditori, poveri cristi. Gente che vive del proprio lavoro e che cammina senza scorta.
Quindi non solo non difendo ma detesto i mafiosi, gli “invisibili”, la “cupola” e tutto ciò che ha a che fare con la violenza e la prepotenza e ogni potere occulto.
Se ne avessi la forza vorrei difendere solo la Costituzione Italiana. Vorrei che nessuno in Calabria, né un senatore della Repubblica, né l’ultimo bracciante o disoccupato del paese più sperduto, sia costretto a vivere esperienze kafkiane.
Vorrei che un giorno intorno alla magistratura e alle procure della Repubblica vi fosse meno ipocrisia e servilismo, e tanta autentica stima guadagnata, sfuggendo ogni sensazionalismo, e amministrando una “Giustizia giusta".
Si capisca comunque che non è in gioco il destino di singole persone, (anche se ogni persona è sacra) bensì il futuro della Calabria e della democrazia.

Autore: 
Ilario Ammendolia
Rubrica: 

Notizie correlate