Gli avvocati insolenti e la reprimenda del generale

Lun, 06/01/2020 - 12:30
Il diritto al rovescio

Sono cattivi, gli avvocati: studiano, leggono le carte e, nonostante i magistrati, vincono pure le cause. Se la sanità in Calabria va male sarà forse colpa loro?
A sentire il generale (…dietro la collina) sembrerebbe di capire questo. Infatti, intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale Amministrativo Regionale si sarebbe così espresso: “Prendo la parola solo per questo, per chiedere l’aiuto dell’Avvocatura distrettuale e della magistratura contabile e amministrativa, per guardare a questa situazione che è davvero raccapricciante. Ci sono privati che, oltre alle somme dovute, dopo anni raddoppiano o triplicano il dovuto con gli interessi legali: è diventata una tecnica di arricchimento francamente insopportabile. Ci sono studi di avvocati che studiano ogni decreto commissariale, ogni provvedimento normativo organizzativo, ogni concorso per impugnarlo nelle varie sedi, e poi vincono, magari per irregolarità e motivi vari, e poi gli vengono liquidate non solo le somme dovute ma triplicate degli interessi legali (vedi Corriere della Calabria, articolo del 01.03.2019 dal titolo: “Il «grido di dolore» di Cotticelli: I privati lucrano sul contenzioso con la Regione”).
Quindi, se la pubblica amministrazione non paga i propri debiti, o emana atti amministrativi illegittimi è colpa degli avvocati “che studiano e vincono” e se maturano interessi tali da far triplicare la sorte capitale è colpa del tempo, che corre in fretta!
L’appello, tuttavia, pare abbia colto nel segno, per cui non resta che esortare: debitori di tutto il mondo, unitevi!
La Corte di Appello di Reggio Calabria - sezione lavoro, - con sentenza n. 707 del 30.09.2019, accogliendo l’appello proposto dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria avverso la sentenza del Tribunale di Locri n. 463/2018 del 13.04.2018, ha statuito un innovativo principio di diritto: anche se il debitore riconosce il suo debito, siccome non ha soldi, non deve pagare!
La vicenda oggetto di giudizio è paradossale e riguarda quei dirigenti medici e veterinari che, a seguito dell’accorpamento dell’ASL nº 9 di Locri e dell’ASL nº 10 di Palmi all’ASL nº 11 di Reggio Calabria, operata nel mese di Luglio 2010, hanno continuato per anni a percepire uno stipendio inferiore a quello dei colleghi medici di Reggio Calabria a causa del mancato adeguamento della c.d. “retribuzione di posizione variabile aziendale”, ciò nonostante facessero parte della medesima azienda sanitaria ASP RC e a parità di funzioni e incarico.
In merito, l’ARAN ha affermato il principio della parità di trattamento dei medici facenti parte della medesima Azienda in tali termini: “…la retribuzione di posizione dei dirigenti segue il principio che, a parità di graduazione delle funzioni e di incarico, deve essere di uguale importo complessivo nell’ambito della medesima Azienda.
A seguito di vertenza sindacale, l’ASP, con Delibera del Direttore Generale FF nº 102 del 02.02.2015, riconosceva il diritto dei medici di Locri a percepire (a far data 01.01.2011) le stesse somme percepite a titolo di variabile aziendale dai colleghi medici di Reggio Calabria e Palmi, tuttavia erogava quanto dovuto solo a partire dalla mensilità di marzo 2015, mentre, a titolo di arretrati maturati dal mese di gennaio 2011 al mese di febbraio 2015, corrispondeva solamente le ultime 2 mensilità di gennaio e febbraio 2015.
A causa di quei soliti avvocati insolenti, “che studiano e vincono”, alcuni dirigenti medici ottenevano dal Tribunale di Locri il riconoscimento del loro diritto alla corresponsione degli arretrati ma, come evidenziato sopra, la Corte di Appello di Reggio Calabria, udita la reprimenda del generale, ha fatto giustizia, facendo nuovamente apparire “il diritto al rovescio”!

Autore: 
Alberto Brugnano
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