Grand Budapest Hotel

Lun, 17/07/2017 - 20:00

Grand Budapest Hotel, una coproduzione del 2014 tra Regno Unito e Germania, e scritto e diretto da Wes Anderson, ha riscosso ampi riconoscimenti di critica e di pubblico. La storia, strutturata come una matriosca, inizia ai giorni nostri, quando una bambina porta su una lapide una copia del romanzo Grand Budapest Hotel. L’opera viene proiettata nel 1985, durante un documentario su come l’autore del romanzo abbia fatto a scrivere il suo capolavoro. Si va ulteriormente indietro al 1968, nella comunista repubblica di Zubrowka, dove il Grand Budapest Hotel ormai decaduto accoglie qualche visitatore fra i quali lo scrittore che si trova ad alloggiare lì e conosce il ricco proprietario, Zero Mustafa, dal quale si fa raccontare la storia della sua acquisizione dell’hotel. Un ulteriore salto nel passato ci porta al 1932, quando l’Hotel era nel suo massimo splendore ed accoglieva la nobiltà decadente del tempo. All’epoca, il concierge (portiere con anche altre mansioni) è l’eccentrico Gustave H. e Zero è solo un garzoncello. Un’anziana amante di Gustave, morta improvvisamente nella propria villa, lascia proprio a lui in eredità nel suo testamento l’inestimabile quadro “ragazzo con mela”. Lui e Zero fuggendo col quadro (impacchettato dal maggiordomo Serge X), scatenano la furia di Dimitri, figlio della defunta, che li fa inseguire da un sicario. Gustave dopo varie peripezie scopre che Serge X ha nascosto il vero testamento, ma non riescono a scoprire dove trovarlo perché Jopling (il sicario) uccide il maggiordomo. Nel frattempo Zero conosce Agatha, una giovane pasticciera con la quale inizia una storia d’amore. Ed è proprio Agatha a scoprire che il vero testamento si trova dentro il quadro impacchettato. Questo testamento diseredava completamente Dimitri in favore di Gustave, che entrava così in possesso di un grosso patrimonio, dell’ambito quadro, nonché del prestigioso Grand Budapest Hotel. Si ritorna al 1968, e Zero confessa allo scrittore che in realtà l’Hotel per lui ha solo un valore affettivo che lo lega al ricordo di Gustave e Agatha, che nel frattempo erano morti, come tutti gli altri personaggi, per colpa della guerra.
Grand Budapest Hotel è un film geniale e perfetto, oltre che memorabile per alcune sue peculiarità. Anzitutto bisogna specificare il reale argomento del film: i ricordi, i legami col passato che, nel caso di chi ha vissuto una certa quantità di vita rendono la vita quotidiana dolceamara, al pensiero che lo splendore del mondo dei nostri ricordi non si potrò più rigenerare. Capito questo, allo spettatore non resta che riconoscere quanto raffinata sia la trasposizione in elementi visivi e sonori della traccia, con particolare merito alla cura dei colori – memorabile il rosa dell’hotel e il viola delle divise dell’albergo - e la composizione delle musiche, curate da Desplat, che rendono più vivace la narrazione. In un contesto di pregio stilistico del genere si possono solo apprezzare idee come il cambiamento dell’aspect ratio in base al periodo della narrazione. Grand Budapest Hotel è un caso più unico che raro di facilità di narrazione unità alla precisione stilistica.

Autore: 
Domenico Giorgi
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