I 70 anni di Carlo Verdone

Dom, 29/11/2020 - 19:00

Compie settant’anni Carlo Verdone, regista e attore poliedrico del cinema italiano, discepolo prediletto del grande Alberto Sordi.
La famiglia Verdone, il cui capostipite Mario è stato un pioniere del cinema in Italia, oltre Carlo, annovera altri componenti che operano nel settore cinematografico, come il fratello Luca (regista) e la sorella Silvia (produttrice).
Fin da ragazzo, Carlo Verdone, pur riportando brillanti successi negli studi, si laurea alla Sapienza in Lettere Moderne con il massimo dei voti, discutendo proprio una tesi sul cinema, “Letteratura e cinema muto italiano”, dimostrando una passione smisurata tanto verso la musica rock quanto per il buon cinema, specie americano.
Forse è proprio la musica a rivelare l’altro lato della sua personalità di giovane irrequieto. Nelle sue prime esibizioni degli anni ’70, sul palcoscenico del teatro del quartiere Regola, si esercita a mimare i personaggi della vita quotidiana, impregnati di quella romanità che li rende unici nel genere.
Circa la sua scoperta, la tesi più accreditata è quella che durante un’esibizione al teatro Alberichino, in platea ci fosse il regista Enzo Trapani, che percepisce subito le qualità del giovane Verdone e lo propone al pubblico televisivo nella trasmissione “Non Stop” del 1977.
L’amicizia tra il padre e il noto regista Sergio Leone gli consente di muovere i primi passi nel difficile mondo del cinema. È proprio Leone a guidarlo con paterna severità nella direzione dei due primi film (“Un sacco bello” del 1980 e “Bianco, rosso e verdone” del 1981) che vedono Carlo nella duplice veste di regista e attore.
Il successo, forse oltre ogni rosea previsione, rivela il talento di Carlo Verdone nell’arte teatrale del trasformismo: i suoi personaggi (il coatto, l’hippy, il qualunquista, l’ipocondriaco, il pedante) rispecchiano una società ossessiva che contribuisce a fare del suo cinema una commedia umana i cui ingredienti sono un mix di comicità e malinconia.
L’incontro con Alberto Sordi sul set di “In viaggio con papà” (1982) e “Troppo forte” (1986) e le pressioni dei produttori che lo vorrebbero attratto dai richiami della migliore commedia all’italiana, provocano la reazione di Carlo a guardare verso orizzonti diversi, come il cinema americano.
È proprio dalla rivisitazione di un film d’oltre oceano (“Il grande freddo” di Lawrence Kasdan) che Verdone gira nel 1988 “Compagni di scuola”, lo spartiacque della sua carriera, dove si lascia alle spalle il fine della risata, per un malinconico affresco di una società degli ultimi anni ’80.
Nei film di Verdone, e in particolare in “Benedetta follia” (2018) osserviamo personaggi che rispecchiano i drammi, le paure, le crisi matrimoniali e familiari che ci accompagnano quotidianamente e che il regista riesce in modo disincantato, rispettando sempre la realtà, a far sentire vicini allo spettatore, coinvolgendolo direttamente in quell’arte meravigliosa che Ettore Scola definiva “uno specchio dipinto”.
A celebrare il quarantennale di carriera è il film “Si vive solo una volta”, che per motivi di emergenza sanitaria non è ancora stato proiettato nelle sale. In questa sua ultima opera, Carlo Verdone affronta il tema del viaggio, dell’onestà e dell’amicizia tanto cari al Mario Monicelli di “Amici miei”.
Auguri, professor Verdone, e grazie per averci fatto ridere con scene di una quotidianità accecante.

Autore: 
Bianca Bonacci
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