Per i furbetti del cartellino serve la calcolatrice!

Gio, 06/02/2020 - 14:00
Il Diritto al rovescio

A seguito del Decreto Madia contro i furbetti del cartellino si sono intensificate sul territorio nazionale le operazioni di polizia per la repressione dei fenomeni di assenteismo dei dipendenti pubblici.
Tale decreto, infatti, ha novellato il D.lgs 165/2001, introducendo l’art. 55 quinquies che prevede la reclusione da uno a cinque anni e la multa da Euro 400 a Euro 1.600 nei confronti del lavoratore dipendente di una Pubblica Amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l'alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente.
È di pochi giorni addietro la notizia dell’operazione “Polo Solitario”, condotta dai Finanzieri della Compagnia di Palmi sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi, che ha dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione della misura cautelare personale dell’obbligo di presentazione alla P.G. nei confronti di 13 dipendenti dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria in servizio presso il “polo sanitario” di Taurianova, i quali, secondo gli inquirenti, pur facendo risultare la regolare presenza in servizio, si assentavano ingiustificatamente dal posto di lavoro per dedicarsi alle più disparate esigenze personali.
Lo scorso anno i media locali davano grande risalto alla notizia della notificazione a 13 dipendenti del Comune di Locri dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari riguardanti un’articolata operazione condotta dai Carabinieri della Stazione di Locri e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, relativa a presunti casi di reiterato assenteismo ingiustificato dei dipendenti comunali.
Riguardo quest’ultima operazione, tuttavia, pochi sanno che le attività di indagine hanno riguardato, inizialmente, ben 54 dipendenti comunali, tutti per i reati di truffa ex art. 640 comma 2 c.p. e art. 55 quinquies D.lgs 165/2001, tranne per alcuni funzionari comunali e un dirigente che sono stati indagati anche per il reato di abuso d’ufficio, ex art. 323 c.p.
L’archiviazione di massa, in molti casi, è stata motivata dall’accertamento che i periodi di assenza non erano economicamente apprezzabili per integrare il reato di truffa.
In effetti, l’art. 131 bis del codice penale stabilisce che per i reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni o la pena pecuniaria, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento non risulta abituale.
La norma, tuttavia, comporta una discrezionalità tale da consentire la non punibilità di numerosi assenteisti della Pubblica Amministrazione non essendo determinato a priori cosa debba intendersi in concreto per “periodi di assenza non economicamente apprezzabili”.
Si pone, quindi, il problema, per la concreta e uniforme applicazione dell’art. 55 quinquies del D.lgs 165/2001, della individuazione di una soglia economica massima di parametrazione dei cosiddetti “periodi di assenza” oltre la quale configurare il reato di truffa, in quanto una semplice soglia temporale non rappresenterebbe un criterio giusto, atteso che la paga oraria di un funzionario di categoria D è decisamente maggiore di quella di un semplice operaio di categoria A e, a parità di “periodi di assenza ingiustificata”, il danno e la truffa causati risultano evidentemente differenti.
Alcuni recenti orientamenti della Suprema Corte di Cassazione individuano tale soglia economica in modo sibillino, quantificandola genericamente in “poche centinaia di euro”.
Altro profilo di contrasto lo si rinviene, poi, laddove si debba interpretare il concetto di “abitualità” della condotta, che esclude la non punibilità del fatto, con quello di “periodi di assenza”, che di per sé implica una reiterazione di comportamenti singolarmente rilevanti ai fini dell’applicazione dell’art. 55 quinquies del D.lgs 165/2001. Tale ultimo profilo interpretativo, secondo la pronuncia della Cassazione, sez. II nº 38977/2018, comporterebbe la non applicazione della causa di non punibilità per tenuità del fatto tutte le volte in cui ci si trovi di fronte a casi di plurime assenze ingiustificate anche se di breve periodo.
In buona sostanza accade che ogni Ufficio di Procura, o meglio, ogni Autorità di P.G. che emette la notizia di reato, in assenza di criteri certi, si regola come vuole.
Per tale motivo sarebbe più opportuno limitare l’enfasi con cui vengono diffuse dagli organi di stampa le notizie inerenti le operazioni riguardanti fenomeni di assenteismo, atteso che in moti casi sono destinate a ridimensionamenti considerevoli sia del numero iniziale dei soggetti indagati che, poi, in caso di giudizio, dei condannati.
Ecco evidenziato un altro caso in cui la produzione legislativa che sorge a seguito di particolari momenti di enfasi mediatica è tale da far apparire il “diritto al rovescio”!

Autore: 
Alberto Brugnano
Rubrica: 

Notizie correlate