I governatori: Chi vincerà farà la storia

Ven, 24/01/2020 - 13:00

Il 26 gennaio in Calabria si scriverà la storia. Nella quarantennale vita dell'istituzione regionale, infatti, non abbiamo mai avuto un governatore donna, non abbiamo mai fatto presidente un professore universitario o un geologo e non c’è mai stata un’area politica che sia stata in grado di governare per più di un mandato. Eppure Jole Santelli, Francesco Aiello, Carlo Tansi e Pippo Callipo, a loro modo, rappresentano tutti una potenziale rivoluzione.
La storia istituzionale della Regione Calabria, infatti, inizia nel 1970. Presidente della Regione è Antonio Guarasci, ex combattente in Africa durante la seconda Guerra Mondiale ed esponente della Democrazia Cristiana. Dopo la parentesi di Pasquale Perugini, ecco il “regno” di Aldo Ferrara. Quattro su quattro. La DC imperversa e domina i primi anni di legislatura calabrese. Iniziano gli anni ‘80. Il decennio del riflusso. Si spengono i fuochi delle ideologie, si accende il Partito Socialista Calabrese. La DC cede il testimone. Sono gli anni di Bruno Dominijanni, Francesco Principe, dell'intramontabile Rosario Olivo.
È con Guido Rhodio che la Democrazia Cristiana torna a governare la Regione direttamente. Di lui si ricorderà la giunta di centrosinistra formata dalla DC e dal nuovo Partito Democratico della Sinistra, nato dalle ceneri del Partito Comunista Italiano che ha appena cambiato pelle con la svolta della Bolognina di Achille Occhetto. La prima Repubblica ormai è morente. Da Milano il pool di Mani Pulite sta picconando l'intero arco politico. Gli arresti e le inchieste si susseguono giorno dopo giorno. In Calabria i Repubblicani, che sostengono l'amministrazione Rhodio insieme ai Socialisti, vengono esclusi dopo le inchieste giudiziarie che avevano coinvolto un assessore regionale. L'8 luglio 1993 (dopo cinque mesi di crisi), nasce la seconda Giunta Rhodio, sostenuta da DC, PSI e PSdI. Rimangono fuori PDS e PRI.
La DC crolla. La Balena bianca è dilaniata. Da una sua costola ecco il Partito Popolare Italiano, che esprime per un anno il presidente regionale, Donato Veraldi, poi europarlamentare. È una parentesi. Il 1995 segna il debutto di Forza Italia. La nuova formazione di Silvio Berlusconi piazza un suo uomo a Palazzo Alemanni, Giuseppe Nisticò. Nel biennio 1998 - 1999 lo sostituisce il compagno di formazione Battista Caligiuri, tra i fondatori del partito-azienda. Verrà disarcionato dal cosiddetto “ribaltone” che porterà al governo Luigi Meduri, sostenuto dall'Ulivo targato Romano Prodi. Da Roma, Berlusconi tuonerà contro il trasformismo.
Cambia la legge elettorale. I presidenti diventano governatori. Saranno eletti direttamente dagli elettori. Basta con gli intrighi di palazzo e gli inciuci. Se cade uno, cadono tutti. E il primo eletto dai calabresi è Giuseppe Chiaravalloti, centrodestra. Di lui rimarrà celebre la frase malaugurata «Farò della Calabria la Florida d'Italia». Non ci credono manco i suoi, che nel 2005 contrappongono all'ex ministro del centrosinistra Agazio Loiero e Sergio Abramo.
Si arriva così al mandato di Giuseppe Scopelliti che, iniziato sotto l’egida del Popolo della Libertà, trasferisce presto il testimone al NCD di Angelino Alfano, cui il presidente aderisce con convinzione. A tirare il freno a mano a quel mandato, tuttavia, ci pensa il “caso Fallara”, fantasma del passato da sindaco di Reggio Calabria che torna a tormentare il governatore e, a causa della vicenda giudiziaria, gli costa la presidenza. Otto mesi non basteranno ai calabresi a dimenticare la debacle del centrodestra, tanto che alle elezioni di novembre sarà il PD di Mario Oliverio a trionfare, con un programma ricchissimo e messo in atto con grande fatica e controversie, tali da creargli tensioni con il suo stesso partito che, alla sua ricandidatura, preferirà proporre quella del signore del tonno Pippo Callipo.
A chi dare fiducia lo decideranno i calabresi in questo fine settimana.
Quale che sia la scelta, come dicevamo in apertura, sarà un risultato storico.

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