I rapporti tra i Vibonesi e i Reggini da Acero a Rinascita-Scott

Lun, 06/01/2020 - 19:00
Giudiziaria

Il vertice del clan Mancuso di Limbadi manteneva i suoi rapporti con le principali famiglie mafiose del reggino, quali alcune famiglie di Siderno, gli Alvaro e i Polimeno di Sinopoli. Sono documentati nella recente indagine “Rinascita -Scott”, coordinata dalla Procura distrettuale di Catanzaro, infatti, i sistematici summit avvenuti tra L. Mancuso e i principali esponenti delle cosche menzionate, anche nel periodo in cui Mancuso si rendeva irreperibile. Il progetto di L. Mancuso, volto alla coesione, è stato ed è un progetto voluto e realizzato a trecentosessanta gradi, non solo all'interno della propria famiglia, andando, come già osservato, a ripianare situazioni di crisi con i parenti, ma anche riconciliandosi e, dunque, ricompattando tutte le 'ndrine operanti nel territorio di Vibo Valentia. Oltre alla politica di riappacificazione, il Mancuso, una volta scarcerato, manteneva i suoi rapporti con i “reggini”.
Quanto ai rapporti con i C. di Siderno, essi sono stati favoriti dalla continua disponibilità di G. Rizzo classe 1982, il quale oltre a farsi latore delle ambasciate per conto dello "Zio", favoriva materialmente gli incontri facendo da autista per il boss. Le fonti di prova utili sia per dimostrare i contatti permanenti tra la cosca Mancuso e il crimine reggino, sia per documentare il ruolo svolto da G. Rizzo, classe 1982, all'interno della consorteria di Limbadi, sono rappresentate dalle risultanze del processo Acero (coordinata dalla D.D.A. Reggio Calabria), su cui si innestano quelle emerse nel presente procedimento.
Nell'indagine "Acero", come risulta dagli accertamenti svolti dai ROS di Roma, era emersa l'organizzazione volta al narcotraffico da parte della consorteria dei C. di Siderno e quella di Limbadi in cui si stagliava, con il ruolo di intermediario, la figura di G. Rizzo che, in quel momento storico viveva a Milano e gestiva il "Bar Brianza". In particolare, in una conversazione de117 gennaio 2013 i C… si accomiatano dal Rizzo raccomandandogli di salutare per loro lo "Zio”. Già nel maggio 2013, però, il Rizzo rientrava a Nicotera per le difficoltà economiche e altresì per mettersi a disposizione del Mancuso. Nel procedimento in oggetto, anche per il ruolo già emerso del Rizzo in "Acero", veniva avviata un'importante attività di intercettazione che consentiva di appurare la sua partecipazione all'interno della consorteria e di tratteggiarne compiutamente il ruolo.
Le attività tecnico-captative cosi avviate documentavano un incontro a Siderno, tra i C… e G. Rizzo, nel luogo in cui gli stessi risiedono. Le emergenze investigative che hanno consentito di ricostruire il viaggio del Rizzo sono sintetizzate dagli investigatori, dalle quali si risale dalla rotta percorsa dal Rizzo, che attesta come lo stesso si sia recato dal Mancuso sia prima di avviarsi a Siderno (luogo in cui è dimostrato essere giunto, come si evince dalle celle agganciate) che al rientro dal viaggio.
Nello stesso arco temporale, segnatamente nel maggio 2013, il Rizzo, per conto di L. Mancuso, si recava a Sinopoli per incontrare gli Alvaro.
All'esito di quanto finora riportato si può, pertanto concludere nel senso che il Mancuso, una volta riacquistata la libertà, abbia ripreso attivamente i suoi rapporti illeciti con gli Alvaro e i C… di Siderno, tramite l'essenziale ruolo svolto da G. Rizzo.
Si legge nell’ordinanza “Rinascita – Scott”: «Non bisogna dimenticare, infatti, che il Mancuso non poteva spostarsi da Limbadi, essendo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e, inoltre, non avrebbe mai commesso l'ingenuità di incontrare direttamente, se non con le accortezze predisposte, i suoi sodali. Il ruolo del Rizzo, in questa fase, si è rivelato essere non solo quello del mero autista e accompagnatore, ma di fidatissimo uomo al quale venivano lasciate le ambasciate da portare nelle occasioni in cui il Mancuso decideva di non spostarsi dalla propria abitazione. Negli altri casi, come dimostrato, i sodali di Reggio Calabria raggiungevano il boss sempre scortati dal Rizzo, che lasciava i vari soggetti, effettuando più viaggi, presso un'area dove i vertici potevano parlare indisturbati (nel senso di ridurre al minimo il rischio di essere intercettati). Anche nei mesi successivi, G. Rizzo continuava a svolgere il ruolo di autista per L. Mancuso, come chiaramente testimoniato sia dai servizi di osservazione, controllo e pedinamento che sono stati effettuati e la cui documentazione, anche fotografica, e riportata».

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