I sindacati chiedono le dimissioni del Direttore Generale dell’Asp

Mer, 11/04/2018 - 12:00

Parte la raccolta firme per chiedere le dimissioni del direttore generale dell’Asp di Reggio Calabria censurato dal commissario al piano di rientro massimo scura e dalla procura di Locri ; un direttore di un’azienda, la più disastrata d’Europa , che con atteggiamento irresponsabile rifiuta il dialogo e il confronto con le parti sociali ,non ultimo con il comitato dei sindaci, sollecitato più volte al fine di trovare urgenti e indifferibili soluzioni considerata la drammatica situazione in cui versa l’Asp di Reggio Calabria che continua a rimanere tale sia sotto l’aspetto economico –finanziario che organizzativo e funzionale mettendo in discussione il diritto alla salute dei cittadini di questo territorio.
Un’azienda in cui le inefficienze della struttura amministrativa portano alla paralisi gestionale dell’intero sistema e alla disastrosa situazione della contabilità emersa anche dalla recente riunione del “tavolo adduce”.
Un ‘azienda in cui la crescente carenza di personale in tutte le strutture si somma alla mancanza di organizzazione e di una logica programmatica che sappia dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini dove quel poco che da tempo era stato previsto programmato e finanziato, non viene attuato, vedi la trasformazione degli ospedali dismessi di Scilla e Siderno in “case della salute”il cui avvio e funzionamento avrebbe preservato dai ricoveri inappropriati i reparti rendendo disponibili i posti letto per i pazienti acuti, con la drammatica conseguenza che in assenza di altre strutture territoriali, i pronto soccorso degli ospedali spoke e hub diventano l’unico presidio accessibile costretti a fronteggiare a tutte le richieste di salute dei cittadini che non trovano alternativa sul territorio.
La rete territoriale e distrettuale in particolare risulta essere inadeguata e non rispondente alle esigenze dei cittadini, ridotta a poliambulatori con carenza di risorse umane e tecnologiche, con la prevenzione e gli screening oncologici ancora allo stato embrionale, con l’assistenza domiciliare integrata che stenta a decollare, con il sert in stato di vergognoso abbandono, carente di figure professionali come assistenti sociali, psicologi, educatori e quasi privo di risorse teconologiche.
La rete ospedaliera è ormai al collasso, abbiamo assistito alla soppressione di reparti e posti letto e in quelli ancora attivi aumentano i ricoveri inappropriati. gli ospedali generali di Melito Porto Salvo e Gioia Tauro sono stati depotenziati , depauperati e progressivamente spogliati di risorse umane per sopperire alle carenze e criticità degli ospedali spoke senza riuscire nell’intento, creando addirittura confusione tra i dipendenti, conflitti e campanilismi mettendo in ginocchio la possibilità di dare risposte concrete ai cittadini, negando il diritto alla salute. emblema di questa inefficienza organizzativa è stata la chiusura per un lungo periodo di tempo dell’ortopedia e traumatologia che ha generato l’interruzione di pubblico servizio in un territorio importante come la Locride. la rete dell’emergenza urgenza 118 risente della grave carenza di personale e di mezzi e deve supportare con le poche ambulanze a disposizione ,la rete ospedaliera, che fa acqua da tutte le parti, per il trasporto dell’utenza da un presidio ospedaliero all’altro anche per eseguire una semplice radiografia o esami diagnostici che non è possibile eseguire nel presidio ospedaliero del proprio territorio a causa delle continue e incessanti chiusure o funzionalità ridotte di reparti e servizi.
L’atto aziendale, redatto ed approvato che prevede l’azzeramento delle strutture in esso non contenute e dei relativi incarichi e l’affidamento degli importanti incarichi dei tre nuovi dipartimenti, medico chirurgico e dei servizi, ancora non trova applicazione, non viene rispettato il cronoprogramma abbondantemente sforato con un ritardo non più sostenibile. si continua a garantire l’occupazione di posti direttivi a gente priva dei requisiti previsti dalla legge, illegittimi, denunciati dalla scrivente più volte, si cerca di tamponare con l’affidamento di incarichi provvisori ad interim, in mancanza di dirigenti responsabili di uffici strategici e importanti come l’ufficio risorse umane, ragioneria, beni e servizi, creando discriminazioni e conflitti tra il personale. In quasi tutte le unità operative mancano i primari e i coordinatori, nonostante qualche ” unto dal signore “ sia stato promosso sul campo con disposizione di servizio da parte della direzione sanitaria aziendale che conferisce incarichi e mansioni superiori generando ulteriore disorganizzazione e contenziosi con danni erariali per l’azienda.
Tutto procede con intollerabile lentezza, non si ha il senso dell’urgenza, anche gli incarichi dei direttori di struttura complessa sottoposti a verifica vengono rinnovati con lentezza e discrezionalità, chi non ha la corsia preferenziale deve pazientemente attendere ,malgrado le continue sollecitazioni, addirittura per qualche primario, nonostante la prima verifica positiva, pur di compiacere qualche sigla sindacale, non si procede per il rinnovo. Invece di anteporre la garanzia della salute agli assistiti e la dignità professionale dei lavoratori si antepongono quasi esclusivamente gli interessi di pochi . Non è possibile far finta di nulla rispetto ad una situazione così grave.
Non esistono graduatorie per sostituire i dipendenti in malattia o durante le ferie a cui spesso i lavoratori sono costretti a rinunciare per poter garantire i servizi e le prestazioni sanitarie e dare risposte ai cittadini utenti che continuano a subire le conseguenze e i disagi della mancanza di offerta sanitaria costringendo chi ha bisogno di cure ai viaggi della speranza fuori Regione.
L’ospedale di Locri che rappresenta la più ”grossa” realtà di tutta l’Asp è stato spogliato di tutte le figure e risorse indispensabili per il suo efficiente funzionamento. da tempo è stata chiusa la geriatria e la gastroenterologia, l’ortopedia riaperta da poco con approssimazione, l’ostetricia e ginecologia con la chiusura dei punti nascita convenzionati non ha avuto quella linfa e l’ adeguamento di organico necessario per affrontare il sostanziale incremento delle prestazioni, la dialisi non riesce a garantire assistenza a causa dell’organico ridotto, la pediatria è carente di personale e di presidi, il pronto soccorso carente di medici, infermieri e oss subisce il dramma del problema dei posti letto che con la chiusura dei reparti sono sempre più ridotti e nonostante il declarato impegno da parte delle istituzioni ha rischiato la chiusura per la presenza di un solo medico in turno. La radiologia servizio di estrema importanza rischia di mettere in ginocchio l’intero nosocomio per la carenza di personale medico ed è costretta a dirottare i pazienti presso altre strutture per l’esecuzione di esami diagnostici strumentali con tutti i rischi che comporta tale procedura, il laboratorio analisi dove la carenza di tecnici costringe a turni di lavoro senza riposo e reperibilità oltre il numero consentito violando le leggi previste dal contratto di lavoro, per riuscire a mantenere le attività h 24, la chirurgia ha ridotto i carichi di lavoro, ormai da tempo la disponibilità è solo di 11 posti letto, la rianimazione è in affanno, la medicina generale con l’organico sottodimensionato e senza gli interventi strutturali necessari non ha visto ancora avviato il processo di attivazione dei dieci posti letto di lungodegenza previsti dall’atto aziendale , l’oculistica non riesce a garantire un efficiente servizio per carenza di medici, la cardiologia-utic tra carenza di personale, infermieri e medici trasferiti e problemi interni artatamente creati e puntualmente denunciati in maniera circostanziata dal direttore dell’unità operativa e precise indicazioni sulle soluzioni da intraprendere, nel disinteresse della direzione generale, continua seppur con difficoltà a garantire assistenza ai pazienti cardiopatici. Paradossalmente l’ospedale di Locri è stato da tempo definito “ ricettacolo d’imboscati”, un ospedale dove nei reparti di assistenza diretta agli ammalati vi è grave carenza di personale e gli operatori la maggior parte ultrasessantenni alla soglia del pensionamento, mentre alcuni giovani, senza limitazioni, vengono utilizzati negli uffici amministrativi, come l’ufficio registro tumori, ufficio cup, ufficio epidemiologico. Inoltre si mantiene aperto un poliambulatorio ospedaliero nonostante non sia previsto dall’atto aziendale, con un organico di ben sei infermieri che potrebbero essere utilizzati nei reparti che sono al collasso. Tale grave situazione reiteratamente denunciata dalla scrivente comporta tutt’oggi difficoltà ad elaborare i turni di servizio nel pieno rispetto della legge e dei diritti dei ricoverati a cui si deve garantire la dovuta assistenza, quindi non soltanto dispendio di risorse umane ma anche sperpero di denaro perché l’ente è costretto a pagare le indennità del profilo professionale e i benefici della qualifica che continuano a percepire.
Se Locri piange Polistena non ride. Anche l’ospedale di Polistena vive il dramma della carenza di personale medico, infermieristico, di supporto. i dipendenti sono costretti a raddoppiare i turni, a rinunciare al riposo compensativo. Vi sono unità operative che operano in condizioni disperate come il pronto soccorso che, dopo la chiusura dei pronto soccorso dei vari presidi sul territorio è diventato il punto di riferimento per tutta la tirrenica con le conseguenze che si possono immaginare. stesso dramma per l’ostetricia e ginecologia che soffre per carenza di organico e incremento dell’attività lavorativa dopo la chiusura dei punti nascita convenzionati.
La Fsi-Usae dice basta a questa deriva, non è questa la sanità che vogliamo e soprattutto non è questa la sanità che i cittadini di questo territorio rivendicano. Non ci sono giustificazioni nei confronti di chi non ha inteso attuare le procedure per l’espletamento dei concorsi già autorizzati dal commissario ad acta per il piano di rientro dal lontano 2015 e non ancora espletati. Non ci sono attenuanti per chi, preposto a gestire questa azienda e risolvere le annose problematiche sanitarie che affliggono questo territorio si dimostra invece indifferente quando non incapace ad operare nonché responsabile di questo preannunciato fallimento le cui vittime, operatori sanitari e utenti subiscono sulla propria pelle le drammatiche conseguenze.
Per tali ragioni la scrivente chiede le immediate dimissioni del direttore generale dell’asp di Reggio Calabria e annuncia una raccolta firme che avrà luogo davanti alle strutture ospedaliere e nelle piazze.

I Referenti Aziendali territoriale

Il segretario

Antonio Taccone

Emanuela Barbuto

Luciano Schipilliti

 

 

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