Il “grado di partecipazione” del dichiarante ai fatti narrati

Ven, 15/05/2020 - 12:30
Giudiziaria

Il grado di partecipazione del dichiarante agli eventi narrati è oggetto di valutazione nel giudizio di merito e in sede di legittimità.
Infatti la partecipazione può essere più o meno diretta, totale o parziale, sino a giungere alla chiamata in correità cosiddetta "de relato” (v. Cass., Sez. VI, 2.6 - 24.8.1993, n. 7.997, Geido e altri; Cass., Sez. Un., 21.10.1992 - 22.2.1993, Marino).
A proposito poi della chiamata in reità o in correità “de relato”, le Sezioni Unite (n. 20.804/12, dep. 14.5.2013) hanno da ultimo precisato che "quanto alla tipologia e all'oggetto dei riscontri, la genericità dell'espressione ‘altri elementi di prova’ utilizzata dall'art.192, comma 3, c.p.p. legittima l'interpretazione secondo cui, in subiecta materia, vige il principio della ‘libertà dei riscontri’, nel senso che questi, non essendo predeterminati nella specie e nella qualità, possono essere di qualsiasi tipo in natura, ricomprendere non soltanto le prove storiche dirette, ma ogni altro elemento probatorio, anche indiretto, legittimamente acquisito al processo ed idoneo, anche sul piano della mera conseguenzialità logica, a corroborare, nell'ambito di una valutazione probatoria unitaria, il mezzo di prova ritenuto ex lege bisognoso di conferma… Tenuto conto della mancanza di qualsiasi indicazione normativa in senso contrario, deve escludersi che i riscontri debbano essere necessariamente di natura diversa rispetto alla categoria probatoria considerata (dichiarazioni de auditu rese dal coimputato o da imputato in procedimento connesso collegato). La norma, infatti, fa riferimento ad ‘altri’ elementi di prova, da intendersi come elementi ‘ulteriori’, da utilizzare in chiave corroborativa, il che chiarisce che si è inteso evocare un parametro meramente quantitativo non qualitativo di tali elementi, senza alcuna pretesa di una imprescindibile differenziazione di tipo ontologico dei medesimi rispetto alla prova dichiarativa da riscontrare. Ciò posto, in riscontro estrinseco chiamata in correità o in reità de auditu ben può essere offerto dalle dichiarazioni di analoga natura rese da uno o più degli altri soggetti indicati nella richiamata norma. Qualunque elemento probatorio, diretto o indiretto che sia, purché estraneo alle dichiarazioni da riscontrare, può essere legittimamente utilizzato a conferma dell'attendibilità delle stesse. Non può, in sostanza, condividersi l'affermazione secondo cui una chiamata de relato sarebbe, in linea di principio, funzionalmente inidonea a riscontrarne altra avente la stessa natura. Una tale limitazione probatoria non è legittimata da alcuna previsione del sistema processuale vigente e si pone in netto contrasto con il principio del libero apprezzamento de/giudice” (i principi in menzione possono dunque utilizzarsi per ritenere reciprocamente riscontrate - sebbene i riscontri non si limitino affatto a ciò - le medesime circostanze riferite dai due collaboratori sentiti in dibattimento, ancorché da entrambi apprese de relato).
L'eventuale smentita che il dichiarante riceva per una parte delle sue dichiarazioni non comporta automaticamente l'inattendibilità delle dichiarazioni nel loro complesso, che “È perfettamente legittima la valutazione frazionata delle dichiarazioni accusatorie provenienti da taluno dei soggetti indicati ai commi terzo e quarto dell'art. 192 c.p.p., con attribuzione, quindi, di piena attendibilità e valenza probatoria a tutte e solo quelle parti di esse che risultino suffragate da idonei elementi di riscontro” (Cass., Sez. I, Sent. n. 6.992 del 30.1-16.6.1992, Altadonna); ancora: "L'attendibilità di un chiamante in reità, ancorché denegata per una parte delle sue dichiarazioni, non coinvolge necessariamente anche le altre parti, essendo compito del giudice verificare e motivare in ordine alle diversità delle valutazioni eseguite a proposito delle plurime parti di dichiarazioni rese da uno stesso soggetto" (Cass., Sez. I, sent. n. 1.429 del 1.4-12.5.92, Genovese e altri).
Inoltre "i riscontri richiesti dalla legge non debbono riguardare ogni aspetto oggettivo e soggettivo della vicenda, ma piuttosto apparire idonei a sorreggere la ragionevole convinzione che il chiamante non abbia mentito" (Cass. Sez. VI, Sent n. 7.845 del 8.8.1997)

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