Il Coronavirus dimostra che i “Borghi sensibili” sono già realtà

Dom, 29/03/2020 - 16:00

La terribile pandemia di Covid-19 sta costringendo - in ogni angolo del mondo - al cambiamento di abitudini e comportamenti che ritenevamo consolidati e immodificabili solo poco prima. Ma sta anche incredibilmente stimolando una sorprendente capacità reattiva di persone e sistemi organizzativi, in gran parte favorita - a ogni livello e luogo - anche da nuove tecnologie digitali e ICT. Chi avrebbe ritenuto immediatamente attuabile lo smart working in forma così ampiamente diffusa e in ogni settore pubblico e privato di produzione, servizi, logistica, editoria, informazione, cultura e perfino agricoltura?
In Italia, le ultradecennali normative emanate in materia di telelavoro e lavoro agile non vi erano riuscite e nemmeno le dimostrazioni oggettive di esperti e scienziati su convenienza economica, ambientale e perfino produttiva dell’innovativa modalità lavorativa. Passerà alla storia che il cambiamento avvenne solo per uno sgradevole imprevisto.
La pandemia di Covid-19 impone quindi nuove riflessioni a livello globale e locale: siamo certi che il ritardo d’innovazione in cui siamo immersi sia tutta colpa, come sostiene il sociologo De Masi (40 anni fa fondatore della Società Italiana Telelavoro), della nostra “resistenza patologica al cambiamento”? Oppure c’è dell’altro, visto che lo smart working non solo era possibile ma pure facilmente fattibile (come i fatti hanno dimostrato)?
E se anche la Regione Calabria - notoriamente percepita non particolarmente “reattiva” sotto diversi profili - è stata in condizione in pochi giorni di mettere in sicurezza e mantenere operativa la stragrande parte dei suoi dipendenti attraverso lo smart working, è indicativo che le dotazioni tecnologiche e digitali di cui disponiamo (ma che spesso non conosciamo) c’erano ed erano già pronte per il cambiamento repentino anche in una situazione di straordinaria difficoltà. E, a ben osservare, anche alcune disposizioni di “contenimento” della diffusione del contagio messe in atto dalle amministrazioni a ogni livello sono state possibili e capaci di espletare i loro effetti attesi, solo per l’ampio utilizzo delle tecnologie digitali disponibili (come l’uso mirato dei social media e delle app per informare, esprimere esigenze, ovviare a distanze…).
Ora è anche tempo per una prima valutazione sull’effettiva opportunità dell’uniformità delle disposizioni assunte e che considerano sullo stesso piano le grandi concentrazioni urbane iperabitate e il più piccolo, sperduto e spopolato borgo. Emerge infatti potente il tema delle misure equilibrative e sostitutive da mettere in campo per accogliere, sostenere e soddisfare le esigenze (davvero vitali ed essenziali) delle popolazioni residue (e resistenti) confinate nelle case diroccate dei nostri borghi. Sono già disponibili strumenti per soddisfare in sicurezza e risparmio economico le esigenze di rifornimento o consegna di beni essenziali (alimenti, farmaci, libri) e per il supporto psicologico (conforto amichevole e anti solitudine).
Visti i limiti imposti alla libertà personale, con divieto assoluto e generalizzato allo spostamento, e la corrispondente carenza di personale appropriato (attualmente impegnato nella trincea delle urgenze), dobbiamo ragionare sulla possibilità di usare diffusamente - per le tante persone sole e distanti - droni, automotive senza conducente, robot, telemedicina e così via, visto che le funzioni religiose (confessioni comprese) e perfino il governo della nazione si effettuano ormai da remoto e digitalmente! Di certo non basta più il mantra del non si può (per burocrazia, inspiegabili resistenze?): l’attualità ha appena brutalmente smentito senza credibili scusanti ogni alibi di comodo. E quindi cambiare velocemente è possibile e indispensabile, pena trovarsi impreparati al prossimo evento atteso.
Torna qui attuale la visione lunga del progetto di Monasterace: riunire in meeting le piccole realtà mediterranee che hanno già efficacemente implementato le potenzialità di digitale e web per originali e sostenibili soluzioni d’innovazione sociale, finalizzate a migliorare la qualità della vita e i rapporti fra istituzioni, abitanti e luogo. Ora si aggiungerà il monitoraggio (già avviato e di cui daremo appena possibile gli esiti) di quali e quante azioni e tecnologie digitali siano state messe in campo dalle nostre piccole comunità per il soddisfacimento di esigenze essenziali come sicurezza sanitaria e solidarietà al tempo dell’emergenza Coronavirus.
Ci tornerà utile quando ne saremo usciti e nulla dovrà e potrà essere più come prima.

Maurizio e Martina Diano

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