Il Frecciargento e la sindrome del vassallo

Dom, 22/09/2019 - 11:20

Lunedì 16 settembre è stato inaugurato da Trenitalia un nuovo servizio di collegamento che, svolto su richiesta della Regione Calabria, promette di avvicinare la nostra terra a Roma e al Nord Italia.
Il treno parte da Sibari alle ore 6:15 con fermate a Paola, Scalea, Salerno, Napoli Afragola e Roma Termini alle 10:30, per poi proseguire per Bolzano, dove arriva alle 15:14, con fermate a Firenze Campo di Marte, Bologna, Verona, Rovereto e Trento. Il convoglio che parte dal nord Italia, invece, lascia la stazione di Bolzano alle 13:16 per raggiungere Sibari alle 22:45. Si tratta indubbiamente di una boccata d’ossigeno per la comunità calabrese, fino ad oggi costretta a raggiungere la punta settentrionale del nostro Paese con estenuanti cambi di convoglio e la costante paura di perdere la coincidenza, e anche un grande successo per la Regione Calabria, che dopo anni di tira e molla con la compagnia ferroviaria, sembra stia finalmente ottenendo qualche risultato. In una regione dove i servizi sono sempre risicatissimi, la possibilità di raggiungere il Trentino Alto Adige con un solo treno in 8 ore 59 minuti (che diventano 9 ore e 29 nel viaggio di ritorno) sembrava un pio desiderio fino ad appena qualche mese fa, eppure oggi possiamo sorridere dinanzi a un servizio sul quale pochi sarebbero stati disposti a scommettere.
Dalla gioia all’eccesso, tuttavia, il passo è breve e qualcosa nel modo in cui questo servizio è stato accolto stride un po’.
Analizziamo i fatti: nonostante il Frecciargento in questione sia stato spacciato come il primo treno ad alta velocità a raggiungere “la costa ionica calabrese”, il convoglio non percorre nemmeno un km sulla nostra costa. Inutile girarci intorno, la cronica inadeguatezza della linea ionica rende inutile l’impiego di un treno ad Alta Velocità sulla nostra strada ferrata e non è un caso se il convoglio, una volta lasciata la stazione di Sibari, si tuffa rapidamente sul litorale tirrenico per la sua prima fermata, Paola. Inoltre, considerata la posizione stessa di Sibari, ad appena 48 km dal confine con la Basilicata, affermare che questo treno soddisfi le esigenze del bacino ionico-calabrese ci sembra davvero eccessivo. Gli utenti contenti, tutt’al più, sono quelli del litorale ionico cosentino, che potranno adesso godere di un collegamento diretto per zone del Paese che prima non avrebbero raggiunto se non con almeno due cambi. Anche i tempi di percorrenza, certamente inferiori a quelli sopportati in passato, non sono proprio da record: le molte fermate e la linea effettivamente ad alta velocità stesa tra Calabria e Trentino, infatti, rende la durata del viaggio in treno assimilabile a quella in auto verso gli stessi lidi (certo, con meno stress da parte dei viaggiatori, costi inferiori a meno che non siate in quattro e meno rischi di rimanere imbottigliati al casello autostradale)! Sia chiaro, non stiamo cercando di smorzare l’entusiasmo per l’introduzione di un servizio di cui avevamo bisogno come il pane, ma questo lungo preambolo ci serve più che altro a far comprendere quanto eccessivo sia stato l’entusiasmo intessuto attorno a questo collegamento da parte delle nostre istituzioni.
L’introduzione del Sibari-Bolzano, infatti, è stata salutata da istituzioni locali e Regione Calabria più o meno come lo sbarco sulla Luna venne accolto dagli americani. L’eco della conquista di questo risultato, che sarebbe stato considerato normale, se non dovuto, in qualunque altra parte del Paese (non ci risulta infatti che a Bolzano abbiano organizzato la stessa cerimonia per festeggiare il collegamento diretto che questo treno consente con Roma e Napoli), è stata così grande da risultare quasi grottesca. Che le associazioni dei consumatori, dei pendolari e delle ferrovie salutassero con entusiasmo il viaggio inaugurale di questo treno sarebbe stato anche comprensibile, ma che a unirsi ai festeggiamenti ci fosse anche una sostanziosa rappresentanza della Regione Calabria, con il Presidente Mario Oliverio impegnato in un sontuoso taglio del nastro e l’offerta di un rinfresco, ci è parso davvero eccessivo.
Se a questo aggiungiamo una campagna di stampa estenuante, fatta di annunci, interviste e, addirittura, di una cronaca del viaggio inaugurale sul tratto calabrese da parte dei colleghi del TGR Rai, la situazione diventa davvero assurda. Ma non perché non si dovesse dare risalto alla notizia, si badi bene, ma perché l’eccesso cui facciamo riferimento ha fatto passare il messaggio che quello calabrese è un popolo vassallo delle istituzioni e delle aziende statali, che possono così continuare a fare nella nostra regione ciò che più gli fa comodo sapendo che saremo sempre pronti a fare loro la riverenza.
Se un servizio normale (e sottolineiamo normale) come quello rappresentato da questo treno viene accolto con ringraziamenti e strette di mano dai rappresentanti della Regione, chi vieta allo Stato e alle sue diramazioni di continuare a considerarci sudditi da sferzare con la verga dei commissariamenti e della carenza di infrastrutture fino allo sfiancamento per poi darci la carota avvizzita di un normale servizio per distrarci dalle mille carenze che continuiamo a sopportare?
Siamo come il contadino che, dopo aver visto il signorotto locale portargli via tutto il raccolto, il bestiame e, già che c’era, anche i vestiti che non aveva addosso, si inchina dinanzi a lui ringraziandolo perché gli ha dato una moneta per comprarsi qualcosa da mangiare per cena. Un atteggiamento che, nonostante le belle parole, conferma il senso di inadeguatezza che la nostra popolazione prova nei confronti dei governi e che, arrivati a questo punto, è in qualche misura corresponsabile della situazione in cui ancora oggi ci troviamo.
Quando accoglieremo il prossimo treno veloce con il bagaglio in mano anziché la bottiglia di spumante e lo smartphone per filmare il momento storico vorrà dire che avremo finalmente assunto quella mentalità che ha permesso ad altre zone del nostro Paese di ricoprire un ruolo importante nella storia d’Italia.
Fino ad allora la pretesa di non essere trattati come “cittadini di serie B” sarà destinata a cadere nel vuoto.

Autore: 
Jacopo Giuca
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