Il gallo peloritano

Lun, 06/02/2017 - 19:55

Quarantenne da poco, dalla faccia armoniosa, dai capelli lisci di colore castano chiaro divisi da una riga sulla parte sinistra ( la classica schrima) , dagli occhi di colore castano grandi e luminosi, dal naso piccolo con la punta rivolta all’in su , dalla bocca regolare con labbra carnose , con mento regolare e barba sempre rasata , di media altezza, armonioso nelle proporzioni del corpo , di carnagione bianca, insomma di bello aspetto nonché elegante, l’avvocato Pino, per via del suo lavoro, arrivava abitualmente dopo che gli stormi di passeri, terminato il loro consueto concerto serale, si erano appollaiati sui bellissimi ficus benjamin di piazza Cairoli. Portava sotto il braccio tre o quattro quotidiani tra cui l’Unità, il Manifesto e L’ora di Palermo nell’edizione serale che comperava presso l’edicola vicina prima di raggiungere i compagni e che metteva a disposizione degli altri qualora non l’avessero ancora letti. Dopo aver salutato col suo solito Benedicit si sedeva insieme agli altri ed ordinava il solito aperitivo della casa. Egli completava il solito gruppo di “compagni” che da anni durante la primavera e l’estate di quegli anni si incontravano sulla terrazza del ritrovo Irrera e che avevano di fatto preso il posto dei vecchi aristocratici isolani. Nuova platea, nuova musica e nuovi direttori d’orchestra dunque . Al posto dei soliti discorsi sull’autonomismo siciliano e sulla figura di Finocchiaro-Aprile si parla ora del mondo bipolare, dei diritti civili ,dell’emancipazione della donna, delle rivoluzioni in corso o recenti del crollo del mondo occidentale e dell’imminente trionfo del mondo socialista. L’ avvocato tra un sorso e l’altro del suo aperitivo accompagnato da stuzzichini che assomigliano tanto ad una cena non sta solo ad ascoltare ma chiaramente arricchisce la conversazione con apporti personali. “ Vedete compagni – dice – il mondo capitalistico e principalmente gli Stati uniti che ne sono la massima espressione presentano al proprio interno contraddizioni insolubili come per esempio la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi e l’immiserimento delle masse che significa lo sfruttamento imperialistico oggi in corso ,come l’area asiatica oppure meridionale del pianeta.” Ma questi come si evince sono discorsi generici e nella genericità purtroppo non ci può mai essere originalità perché privi di un vissuto personale che non si può assolutamente prendere da libri o letture seppur metabolizzate. L’avvocato invece diveniva oltremodo interessante quando parlava delle sue reiterate esperienze parigine che mettevano a nudo uno dei problemi più rilevanti de tempo: l’emancipazione della donna , la libertà sessuale. “ Ma voi sapete – diceva l’avvocato- come intendeva sistemare l’Europa e Parigi il Führer ? Nel suo nuovo ordine-continuò - a Parigi toccava la parte di Luna Park e di bordello europeo. E vi dico che aveva ragione.” Che cosa vorrà mai dire si chiese Placido con quella considerazione ed esternò il dubbio a l’intero gruppo. “ Beh- chiese Placido dai bei capelli lisci, dal naso affilato ed arcuato e dal bel colorito rosso in volto- che cosa vuoi dire esattamente con quanto detto e come mai adesso chiami in causa Hitler che abbiamo rimosso dalla nostra memoria?” “ Ve lo dico subito –continuò l’avvocato- perché Parigi è un vero bordello, è la capitale del sesso, li si che il sesso è veramente libero. Matri che cosa sono le parigine!” E raccontò quel suo non lontano soggiorno ai tempi dl movimento studentesco enfatizzandolo con diversi minchia che intercalava per renderlo più interessante. C’era tuttavia il problema della testimonianza affinché non si insinuasse il minimo dubbio sulla veridicità di quanto stava per raccontare. D’altro canto essa era un problema antico quanto l’uomo e persino Marco nei Vangeli ne ribadisce l’estrema importanza poiché se ne avverte il bisogno per dare autorità alle parole del Signore che essi ( i profeti) riferiscono. Ad ogni modo l’avvocato problemi di testimonianza non ne aveva perché con lui c’era un’accreditata persona che rispondeva al nome di Carmelo R… che tutti conoscevano perché assistente,all’epoca, di sinistra ed oltremodo attendibile. E lui: “ Minchia , eravamo, io e Carmelo R., a Parigi , in quegli anni della contestazione studentesca , vi ricordate di Dany il Rosso? Eravamo - vi dicevo - proprio nelle vicinanze di Boulevard Saint- Michel, a due passi dell’Università Sorbona, quando due ragazze, belle come il sole, poco più di vent’anni, ci abbordano con la scusa di chiederci un’informazione.” “ Si vous plait, les jardins du Luxembrug, la tour di Monteparnasse ?” Chiede una delle due. Fortunatamente Carmelo parlava francese correntemente e rispose loro che era proprio a due passi sulla loro destra , ma era del tutto evidente che era un pretesto per attaccare bottone con noi, per abbordarci insomma. E lo fecero ed appena ebbero notato il mio turbamento a causa della forte emozione sorridenti ci dissero subito: “ Vous êtes italiens? (Siete italiani?) “ Mais, oui- rispose Carmelo – comment vous l’avez remarquez? ( Si ,come l’avete notato?). “ De la façon d’être, de nous regarder ( Dal vostro modo d’essere, da modo con cui ci avete guardate). Poi le due emisero un’esclamazione irripetibile: “Draguers.” “Io che non capivo la lingua francese – continuò l’avvocato- chiesi subito a Carmelo che cosa mai significasse quel termine e lui mi disse che era un complimento e significava che ci piacevano le donne. Si presentarono e ci presentammo . La prima, bionda, si chiamava Isabelle, la seconda invece Marie- Helene. Andammo a quel punto a prendere un caffè alla caffetteria Cluny, e passammo in quella caffetteria delle ore a raccontarci delle cose anche se io il francese lo capivo molto poco. Dopo la conversazione andammo nella loro casa, una mansarda in boulevard Raspail ed a quel punto vi posso assicurare che il linguaggio scritto e quello parlato furono secondari perché quello delle emozioni prese il sopravvento su tutto ed io quel linguaggio lo parlai e lo parlo molto bene. Voi mi avete capito, vero?” Era evidente che si trattava del linguaggio dell’amore ed a quel punto concluse: “ Il resto ve lo lascio immaginare.” “Ma scusa il tuo amico a quel punto che cosa fece? – chiese Francesco che come tutti era intento all’ascolto?” “Il povero Carmelo –rispose lui – vista la situazione ( le due incominciarono a litigare per me e ci fu persino un inizio di lotta) , con un banale pretesto usci e mi lasciò solo con loro. Che notte! E chi ha dormito? Una nottata indimenticabile! Queste francesi! Minchia, che donne libere ! Come sono emancipate! I giovani del gruppo ascoltavano con grande attenzione quella storia e già sognavamo Parigi agognando avventure simili. L’avvocato visto il successo riscosso nell’ascolto non si risparmiava ogni sera di riproporre il suo noto repertorio principalmente quando c’era qualche volto nuovo come per esempio qualche studente di turno, ma questo era un semplice pretesto perché il vero motivo era quello di rievocare un passato a fronte di un presente probabilmente infelice . Comunque sia alla lunga quella storia trita e ritrita divenne noiosa , come tutte le cose ripetute , e tutti facevano finta di ascoltarlo anche se pensavano ad altro con un pizzico di invidia. Tuttavia lui, per il piacere di ascoltarsi, appena possibile apriva il solito repertorio : “ Minchia, eravamo io e Carmelo , a Parigi, d’estate “quando venne interrotto bruscamente da Placido che con tono deciso e voce robusta gli disse: “ E Mutu, statti mutu, cu nu cessu di mugghieri chi hai ! “ ( E zitto, stai un po’ zitto con un cesso di moglie che tieni! ). L’avvocato , scornato, cheto ,cheto, proprio come un cane bastonato con la coda in mezzo alle gambe , si alzò e prese commiato dal gruppo senza quasi salutare. Va da sé che l’avvocato e Placido dopo quella sera non si siano più salutati tuttavia va aggiunto anche che dopo quella brusca censura l’avvocato,che ormai tutti chiamavano il gallo peloritano, mano a mano si defilò dal gruppo e raramente si fece rivedere.

Autore: 
Domenico Angilletta
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