Il giorno dello sciacallo

Lun, 17/06/2013 - 16:59
Vittime di generali e ‘ndranghetisti, paramilitari e pusher, nani e giganti. Eravamo tutti al buoi da trent’anni? Il pentito Lo Giudice ce lo ha confermato con il suo memoriale: il danno è incalcolabile. Oggi i reggini dovrebbero costituirsi parte civile contro gli avamposti dello Stato.

Continuiamo a dividerci, a combatterci, ma senza andare da nessuna parte. Stato e ‘ndrangheta in provincia di Reggio parlano e pianificano da trent’anni. Non c’era bisogno del memoriale di Nino Lo Giudice, che all’inizio di questa settimana ci ha dato, se ne fosse ancora bisogno, l’ennesima conferma di un trama che ha prodotto tensione, involuzione, sottosviluppo e ignoranza. Saccheggio.
Centinaia di Nino Lo Giudice in più decenni hanno bisbigliato in questure, caserme e commissariati. Hanno fischiato miseria, a gettone, come dei juke box. Senza vestirsi di pentiti, hanno consegnato agli avamposti dello stato quelle parole d’ordine che, in segreto, dentro stanze ammantate da spietato mormorio, gli hanno scodellato ad hoc.
Attori, protagonisti incontrastati dei culi del mondo - parafrasando l’immenso poeta greco Yannis Ritsos - hanno indugiato a lungo, bilanciandosi nell’aria come un nastro nero sulla manica dell’autunno. Non è rimasto nient’altro. Solo le case incendiate che ancora bruciano.
Frederich Forsyth, un dei grandi della spy-story, scrisse che il grande statista francese Charles de Gaulle arruolava i Corsi per annientare i dissidenti francesi nati in Algeria.  Ricambiò i favori concedendo agli isolani il controllo del vizio e della prostituzione in Costa Azzurra. Poi da quelle parti spuntò Brigitte Bardot Bardot, Brigitte béjo béjo e il Gran Premio di Montecarlo. Da noi invece solo Carmela Lanzetta e il Palio della Ribusa. E credetemi, ovunque e in chiunque c’è sempre un canone estetico prima che criminale, finanche per la malavita.
La ‘Ndrangheta molto probabilmente è stata inventata. La mamma di centinaia di ‘ndrine piazzate come mine antiuomo lungo e attorno i paesi calabresi, che hanno infettato i comportamenti, facendoci marcire, è un’invenzione strategica.
I danni oggi sono inestimabili. Il popolo calabrese, i calabresi residenti da Stilo a Pellaro specialmente, forti della confessione estrema di Nino Lo Giudice, hanno diritto a un risarcimento cospicuo.
Non continuiamo a farci considerare quei bravi coglioni che siamo sempre stati. Per tramandare un mondo meno miserabile alle nuove generazioni e per impedire che questa terra continui ad essere saccheggiata,  dovrebbero costituirsi parte civile contro il pool di Giuseppe Pignatone.
Quest’ultimo, forte di imprese eccezionali, oggi governa il tribunale sovrano di Roma
 

Autore: 
Ercole Macrì
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