Il libro di testo che ci racconta la Locride degli anni ’50

Dom, 01/12/2019 - 16:00

La grammatica italiana espressa in versi dialettali ad uso delle scuole elementari” di Vincenzo Guerrisi Parlà (1925-2010) è un’opera pensata e scritta dall’autore su ispirazione della propria esperienza di maestro ed educatore nelle zone rurali di Bovalino, Benestare e San Luca, nonché nell’opera di alfabetizzazione degli adulti nei progetti dell’Unione Nazionale Lotta Analfabetismo.
La carriera di insegnante di Vincenzo Guerrisi Parlà iniziava nel 1948 a San Luca, il paese di Corrado Alvaro. Quel luogo era costituito da un pugno di case incastonate in un ampio territorio montano e aspro; un paese che, in quel periodo, era difficilmente raggiungibile per le scarse e disagiate vie di comunicazione, rese ancora più precarie dai mutevoli assetti idrogeologici causati dalle piene del vicino fiume Bonamico, uno stato di isolamento che, al termine della Seconda Guerra Mondiale, costituiva ormai una vera e propria emergenza che stava cominciando a convincere le istituzioni nazionali e internazionali a mobilitarsi per arginare l’analfabetismo.
Tale emergenza, ovviamente, era fortemente sentita anche da Vincenzo Guerrisi Parlà, che sin dal 1948, a San Luca, si ritrovava in classe bambini che parlavano esclusivamente il dialetto calabrese e non capivano l’italiano, da loro considerato a tutti gli effetti una lingua straniera.
Guerrisi raccontava infatti con tenerezza di quando in classe aveva chiesto agli scolari di elencare dieci nomi con la c e si era sentito rispondere in dialetto: “catu, ceramida, ciciri, crisara, cicerca, cannizza, cortara…”, perché i bambini non sapevano cosa fosse il secchio e che rappresentava il corrispettivo del “catu” in dialetto e così via. Pertanto, talvolta, le regole grammaticali per la comprensione della lingua italiana dovevano essere spiegate in lingua dialettale. Tale metodo consentiva ai fanciulli di comprendere ciò che si spiegava, rendendone più facile l’apprendimento scoraggiando di conseguenza l’abbandono scolastico alle prime difficoltà, abitudine che, fino ad allora, aveva convinto i residenti a preferire, sin da piccoli, il lavoro dei campi e la pastorizia all’apprendimento. Questi bambini erano “pagine bianche” sulle quali Guerrisi sapeva di dovere apporre quel “segno di grandezza” che è dato dall’istruzione, la quale, seppur primaria, era comunque sufficiente a far sì che questi giovani potessero scrivere per se stessi la storia di un futuro migliore. È così che, entrato in contatto con l’UNLA, nel 1952 Guerrisi si fa affidare il progetto di alfabetizzazione di cui l’organizzazione era promotrice, nella consapevolezza che l’Italia devastata dalla guerra e dal fascismo si sarebbe risollevata solo attraverso grandi cambiamenti politici e sociali, a cominciare dalla partecipazione democratica e dall’uguaglianza sociale, per esercitare la quale l’alfabetizzazione era il requisito di base.
L’autore, sentitosi investito di una grande responsabilità e ispirato dalla sua esperienza con gli alunni di San luca, avrebbe dunque affiancato alle lezioni il componimento di un’opera, “La grammatica italiana espressa in versi dialettali ad uso delle scuole elementari”, pubblicata purtroppo solamente postuma e che si pone nel contesto del dibattito storico-linguistico-letterario del suo tempo che vede l'Italia ancora “flagellata” dall'analfabetismo. La Grammatica, che riguarda il programma che si svolge nell'insegnamento elementare, si sostanzia nella spiegazione delle nove parti del discorso; le parti variabili (nome, articolo, aggettivo, verbo, pronome) e le parti in invariabili (avverbio, preposizioni, congiunzione ed esclamazione). Segue “l’analisi della Proposizione” (soggetto, predicato, complementi). Le regole della grammatica italiana, che vengono spiegate in versi dialettali, trovano applicazione negli esempi in versi in lingua italiana, in una sorta di lezione in classe agli scolari. Gli esempi in lingua italiana sono costituiti da filastrocche pedagogico educative che non appartengono alla cultura popolare, ma che nascono all'uopo della fantasia dello stesso autore, che è poeta e scrittore. La grammatica è preceduta da un componimento in versi in lingua italiana che riguarda l'alfabeto. Le intenzioni dell'autore erano quelle di concretizzare in versi scritti le spiegazioni della grammatica italiana fatte a scuola, affinché potessero essere recepite simpaticamente da tutti lettori… e, soprattutto, non come un pesante obbligo scolastico. (Dall’introduzione di Marinella Guerrisi)
La grammatica espressa in versi dialettali ad uso delle scuole elementari”, giudicata da Pasquino Crupi “un portento pedagogico”, rappresenta ancora oggi un testo da tenere in considerazione anche a fini didattico-educativi. Infatti, su queste finalità, la scuola media di Bovalino, lo scorso 16 novembre, l’ha inserita tra i progetti che compongono l’iniziativa “Libriamoci” e “Ti regalo una poesia” dell’associazione culturale che porta il nome dell’autore. Protagonista di quest’ultima iniziativa è stata una filastrocca tratta dal “pronome” che, trascritta su piccole pergamene, è stata “regalata” a tutti i 330 alunni dell’istituto.
Marinella, la figlia dell’autore nonché presidente dell’associazione ha così motivato il progetto:
«Nella grammatica espressa in versi le regole spiegate in dialetto vengono applicate in componimenti pedagogico-educativi, la cui valenza è sempre attuale, perché i ragazzi sono sempre gli stessi e i valori di riferimento sono sempre quelli saldi della famiglia, dell’amicizia e dell’onestà. Nel “pronome” c’è un dialogo tra padre e figlio che io reputo molto attuale. Il padre porta come esempio al figlio fannullone il vivere onesto di “Beppe il garzoncello”, che si impegna col lavoro a costruire il proprio futuro. Si eleva a Dio il lavoro onesto con toni che sanno di Preghiera. Mio padre vuole dare un messaggio agli scolari, in una sorta di esortazione piena di moralità. È l’invito a non adagiarsi sulla disponibilità del denaro altrui ma, al contrario, a pensare di costruire il proprio  futuro con impegno, sacrificio; a coltivare i valori dell’onestà, della bontà, della lealtà e dell’amicizia per realizzarsi come uomini giusti con un lavoro lecito. È così che si potranno realizzare gli obiettivi che faranno raggiungere la felicità nella vita che conduce a Dio. L’abbaglio dei facili guadagni è il percorso che porta quasi sempre i ragazzi a rovinarsi la vita. Questa “poesia” è la protagonista di “Ti regalo una poesia”, progetto dell’associazione che porta il nome di mio padre e che ho pensato di realizzare oggi in questa scuola, affiancando il bellissimo progetto “Libriamoci”. Alla luce di quanto detto vi esorto a studiare, poiché ciò vi farà raggiungere grandi traguardi, ma soprattuto temprerà la personalità degli adulti che sarete, poiché la conoscenza apre la mente per apprezzare la bellezza del nostro mondo e sensibilizzare alla responsabilità di proteggerlo da ogni possibile male. Questo si realizzerà soltanto se riuscirete a impiegare la vostra intelligenza, al fine di fare il bene dell’umanità».
Un intento perseguito dall’intero volume, che oggi è finalmente possibile toccare con mano grazie all’opera di recupero che Marinella ha effettuato dandone alle stampe, per Luigi Pellegrini editore, un’edizione pregevole e aggiornata, corredata anche di uno splendido alfabetiere murale di 42x42 centimetri che riprende il componimento che introduce al manuale con una serie di illustrazioni esemplificative a colori.
Un volume splendido, realizzato da uno studioso della nostra terra per le persone della nostra terra, che torna ancora oggi utilissimo come manuale di apprendimento ma è indispensabile avere anche solo come pezzo da collezione che mostra con eccezionale chiarezza la realtà sociale della Locride dei primi anni ’50.

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