Il memoriale del Nano, specchio delle mie brame qual è il palazzo più sporco del reame?

Sab, 15/06/2013 - 11:07
E perché Antonino Lo Giudice è credibile quando accusa una toga intemerata, il dr. Alberto Cisterna e non è più credibile quando nel memoriale scrive che una cricca di magistrati- Pignatone, Prestipino, Ronchi, avvalendosi del poliziotto Cortese- lo costrinsero ad accusare il numero due della Procura nazionale antimafia ?

Per la miseria, Antonino Lo Giudice, per antonomasia il Nano, divorato dal rimorso, contrito, pentito, aveva  rivelato  che Alberto Cisterna, il n.  2 della Procura nazionale antimafia, aveva corrotto atti giudiziari per favorire  il di lui fratello Luciano in cambio di “soldi, molti soldi”. La quantità non era stata  precisata. Si trattava evidentemente d’una cifra così grossa che l’aritmetica mentale del Nano non riusciva a registrare così come la sua memoria d’elefante non riusciva a indicare in qual luogo  l’abbondante malloppo  era stato consegnato all’avido magistrato. Circostanze- nevvero?-  l’una e l’altra da considerare delle inezie rispetto   al nucleo d’acciaio  della notizia, che s’appalesava come una bomba atomica, e che poi s’è rivelata  come una bomba-carta. Comunque, una bomba il cui fragore ha dovuto stordire l’ex capo della Procura di Reggio, il siciliano  dr. Giuseppe Pignatone, capo della Procura in Palermo nel tempo dell’arresto di Provenzano se decise sic et immediate non solo l’iscrizione del dr. Alberto Cisterna  nell’albo degli indagati, ma volle subito interrogarlo a Roma, al riparo   da orecchie indiscrete, fatte salve quelle del “Corriere della Sera”, che diede la cattiva novella in prima pagina, riservata- come è regola aurea del giornalismo moralista- ai mostri. Da lì comincia il calvario  del dr. Alberto Cisterna assai noto perché qui si abbia voglia di raccontarlo nuovamente.  Quel calvario finalmente  è cessato o sembra sia cessato. Il dr. Alberto Cisterna lascia Tivoli dove era stato confinato dalle vestali del CSM  presiedute dall’intervista vicepresidente Vietti  e s’avvia a prendere possesso della Procura d’Ancona.  Ma la cicatrice resta. E viene riaperta  dal Nano. Si scopre che celava la cancrena del Palazzo di Giustizia.

Da qualche settimana  Antonino Lo Giudice è scomparso  nel nulla  dalla località in cui viveva  in regime di sicurezza. E, prima di scomparire,  ha avuto tempo  di consegnare al figlio Giuseppe, che, a sua volta, lo ha consegnato all’avvocato Nardo, un memoriale che solo l’ipocrisia istituzionale, capace di tutte le giravolte, può circondare d’incredulità  aprioristica. Perché qui i casi  sono due e non c’è scampo: o Antonino Lo Giudice è credibile sempre o non è credibile mai. Perché credibile quando accusa una toga intemerata, il dr. Alberto Cisterna e non più credibile quando nel memoriale scrive che una cricca di magistrati- Pignatone, Prestipino, Ronchi, avvalendosi del poliziotto Cortese- lo costrinsero  ad accusare  il numero due della Procura nazionale antimafia?  Perché Pignatone, Prestipino, Ronchi  ebbero  fede nel Nano contro  Cisterna e non hanno più fede  in  lui contro di  loro? Abbiamo conosciuto pentiti di tutti i colori e di tutti sapori, ma un pentito doubleface, come gli impermeabili,   proprio no. 
Il nuovo capo della Procura di Reggio, dr.  Federico Cafiero de Raho,  ha dichiarato  che sulle questioni, sollevate dal memoriale, «la Procura continuerà a muoversi in modo unitario e coeso, rispettando il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale e dell’uguaglianza di tutti di fronte alla legge». Non è che potesse dire cosa diversa, e  noi siamo stupiti del fatto che nell’azione giudiziaria  il dr. Federico Cafiero De Rhao possa essere affiancato  dal dr. Michele Prestipino, uno della <<cricca>>, secondo il Nano,  e, perciò, nella posizione stramba di chi indaga su stesso. 
Né nella vicenda, più torbida che ingarbugliata, mancano i colpi di scena. Abbondano i burattini, che compaiono,  e i burattinai, che, coperti, tirano i fili.  Il romanzo nero  della crocifissione  di Alberto Cisterna  ha delle pagine estrapolate, come  il memoriale del magistrato Roberto Pennisi. Che cosa vi dichiarava ? Che , incontrando  il 18 maggio 2012 nell’aerostazione di Fiumicino il dr. Luigi Silipo,  già capo della squadra mobile di Reggio Calabria,  gli confessò  di  “essere stato costretto”  ad un’informativa  non veritiera nei confronti del dr. Alberto Cisterna. Il dr. Roberto Pennisi è un magistrato, e non un avanzo di galera. Della sua parola non si può dubitare, tenendo conto anche del fatto che la confessione del Silipo  è avvenuta in presenza  dell’autista e del maresciallo  dei carabinieri addetto alla sua tutela.  Ma l’ex capo della squadra mobile di Reggio ha da qualche giorno negato che quella confessione ci sia stata. Se ne riparlerà  nel processo a carico del dr. Cisterna. 
Per ora, è il teatro dei pupi a dominare la scena, o a volerla dominare.

Autore: 
PASQUINO CRUPI
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