Per il Miur la cultura meridionale non esiste

Lun, 15/04/2013 - 18:38
Sud delle ricotte, dei formaggi, delle soppressate
Dunque, il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha stabilito che nelle antologie letterarie del Novecento debbono trovare posto solo e soltanto 17  autori tra poeti e scrittori, e tutti del Centro-Nord. Il Sud, che può vantare solo una  civiltà contadina, specializzata nel produrre unicamente ricotte, formaggio, soppressate, vi è escluso.  Non sono affatto sorpreso da questa esclusione, che ha il profilo della discriminazione, sorgente da una invereconda ignoranza, rinsaldata dal pregiudizio antimeridionale.
Il Mezzogiorno è ricco di cicatrici.
Per esempio, la Legge Zanardelli riconobbe il diritto di sciopero, ma solo  agli operai del Nord, civili e progrediti, ma non pure ai contadini del Sud, incivili e barbari.
Per fare un altro esempio, le leggi eccezionali- ricordo la Legge Pica del 1863 - ebbero come ispirazione e luogo d’ applicazione il Mezzogiorno delinquente, grande corpo criminale. E anche la proclamazione dello stato d’assedio ebbe il suo battesimo al Sud.
Per fare un altro esempio ancora, l’esodo tumultuoso dalle campagne fu regolato da leggi generali sull’emigrazione fino a quando questa fu un fenomeno del Nord. Quando cominciò, come fenomeno di massa, a interessare il Sud, tacque il Parlamento e i decreti e le circolari fecero le veci delle leggi generali.
Parafrasando Croce: ha cercato in lungo e in largo nella storia del Mezzogiorno e tutto ciò  che ho trovato d’esclusione, d’emarginazione, di discriminazione, di rifiuto con coloriture razziste fa capo al Mezzogiorno.
Perché dovrebbe trovarmi sorpreso, cioè impreparato, la razzìa culturale del Governo, che, considerando la cultura una coperta stretta e corta, la offre tutta per coprire dalla testa ai piedi la letteratura novecentesca del Nord?
E poi. Il Miur è  una frazione di italiani colti o un delle tante mangiatoie del governo che danno da vivere più agli asini che ai cavalli? Vi si fa parte per altezza d’ingegno o per sublimità di genuflessione? Rispondono la Gelmini, che, ha impiantato il MIUR  escludente, e il Ministro montiano che di nulla si è accorto.
Impegnare qui con il Miur  una discussione per dimostrare la grandezza, oltre che la fierezza,  della cultura letteraria meridionale sarebbe un fuor d’opera. Questa gente, che ha da nutrire solo lo stomaco, è stata capace d’una amputazione che trova attenuante, ma non giustificazione, nella somma ignoranza. Se eliminate dal Novecento la letteratura meridionale, non esiste più la letteratura italiana del Novecento. Questo almeno i curatori delle antologie, negate ai letterati meridionali,  e i loro editori dovrebbero sapere, e certamente sanno. Ma vogliono vendere. E di questa malsana aria, che si vuole fare entrare nelle scuole del Sud e della Calabria, dovrebbero essere pienamente consapevoli dirigenti scolastici e docenti e attendere sulla soglia dei “templi del sapere” con i fucili in mano  i rappresentanti delle case editrici dell’obitorio letterario del Mezzogiorno e della Calabria. E che ne dice il nostro amato e sapientissimo assessore regionale alla cultura, prof.  Mario Caligiuri?
Autore: 
Pasquino Crupi
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