Il museo di Locri non è terra bruciata

Dom, 10/05/2015 - 16:40
In seguito all’articolo da noi pubblicato sul numero di Riviera del 26 aprile dal titolo “Il Museo di Locri abbandonato a un immeritato degrado” la direttrice Rossella Agostino chiede di replicare.

«"Immeritato degrado" il museo non se lo merita!». La direttrice del museo e del parco di Locri Rossella Agostino non ci sta. Non è d'accordo con quanto scritto sul nostro settimanale il 26 aprile scorso. «Capisco che sia importante documentare e che per fare presa sul pubblico serva un titolo crudo, questo fa parte del giornalismo, ma "degrado" per me è terra bruciata - tuona la direttrice - Sono d’accordo con l’aggettivo “immeritato” ma non lo assocerei assolutamente al degrado. “Immeritata” poca conoscenza, “immeritata” difficoltà di raggiungere il museo e il parco archeologico di Locri poiché mancano i mezzi di comunicazione che colleghino il parco ai paesi limitrofi. Il museo e parco archeologico di Locri è il cardine di quel percorso splendido che negli anni si è sviluppato sul territorio della Locride».
L'articolo da noi pubblicato poneva innanzitutto l'accento sulla mancanza di segnaletica che indichi la strada che porta al museo. «Abbiamo fatto presente della mancanza della segnaletica insieme alla Soprintendenza sebbene non spetti a noi - dichiara Rossella Agostino - Stiamo cercando anche di trovare una soluzione per porre rimedio alla pericolosità della zona in cui sorge il parco archeologico, immediatamente a ridosso della SS 106, dove non vengono rispettati i limiti di velocità. Si tratta di una strada frequentata da pullman con bambini, dallo stesso personale che ogni giorno corre seri rischi».
Altro neo rilevato dalle studentesse autrici dell'articolo era un cartello "Alt, lavori in corso" affisso a un cancello che impedisce l'accesso agli scavi di Centocamere.
«Gli scavi di Centocamere sono chiusi perché c’è un cantiere in corso. Sarà rifatta la pannellistica, le tettoie, restaureremo un isolato. Per giugno saranno riaperti. Anche il teatro è chiuso perché nell’ambito di un Programma Operativo Interregionale denominato “POin Attrattori culturali, naturali e turismo” sono stati previsti degli interventi per il rifacimento di tutta la recinzione e per la sistemazione della pannellistica. In più c’è un Progetto Integrato di Sviluppo Locale (PISL) di Portigliola affinché si realizzi uno spazio antistante per il parcheggio, un accesso più grande e più facilmente fruibile».
Non si può certo parlare di degrado al museo e parco archeologico di Locri, dunque. Anzi c'è grande voglia di fare per riportarlo a nuova vita. «Quando sono arrivata nel 2010 - prosegue la direttrice - ho trovato l’inferno. Avevano costruito una casetta con i bagni e gli spogliatoi per gli attori di teatro. Nel giro di un mese è stato bruciato tutto. Ma ci siamo rimboccati le maniche. Abbiamo creato il museo dei ragazzi, l’unico in Calabria, corredato di una pannellistica semplice e coloratissima e una mappa. Sono state organizzate manifestazioni di un certo livello, è stato riutilizzato il teatro. E il tutto nonostante la carenza di personale. Da quando sono arrivata sono andate via sei persone. Quest’anno andranno in pensione altre due e non ci saranno sostituzioni perché la riforma non lo prevede. Serve un maggior numero di corpi di guardia che accompagni il pubblico al teatro perchè non può rimanere perennemente aperto, altrimenti si andrebbe incontro ad atti vandalici. Le studentesse autrici dell'articolo facevano, poi, riferimento ad alcuni tratti con erba secca... beh, anche a me piacerebbe godere di un bel prato inglese ma mancano gli operai, manca il giardiniere ». Nonostante la carenza endemica di personale, la direttrice è fiera dei suoi colleghi: «Si sono sempre fatti in quattro, senza guardare qualifiche, orari o altro. Per la mostra del gioiello di Persefone, ad allestire le tre vetrine in legno, su indicazione dei progettisti, sono state due persone del museo. Se io avessi dovuto rivolgermi ad esperti esterni mi sarebbero serviti 30-40 mila euro». Poi conclude: «Il Museo di Locri avrebbe bisogno di maggiori attenzioni da parte degli imprenditori e delle associazioni».
Prima di salutarci ho tre domande per la direttrice. La prima riguarda la vecchia diatriba assai intrigante che ha come protagonista la Persefone, oggi conservata al museo di Berlino: appartiene a Locri o a Taranto? «La provenienza è ancora incerta. Si potrebbe ottenerne almeno una copia com'è stato fatto per Taranto, magari corredandola di una pannellistica in cui si faccia riferimento alla diatriba… ma servono comunque dei finanziamenti». La seconda domanda riguarda la Testa del Leone: tornerà a Locri? «Sebbene non provenga da uno scavo è stata rinvenuta nel territorio locrese. Il “Casino Macrì” di Locri è una sezione museale dedicata alle testimonianze di età romana e tardo antica, quindi potrebbe essere allestita al suo interno una vetrina che ospiti la Testa del Leone insieme all’attività di indagine effettuata dall’Università della Calabria. Ho già individuato una vetrina ma devo concordare il trasferimento con il mio dirigente». Chiedo infine qualche anticipazione in merito alle scoperte effettuate di recente. «Si tratta di reperti sia di età greca (tra VI e V secolo) che di età ellenistica (tra IV e III) a cui si aggiungono delle testimonianze, in località Canneti, dell’Età del Ferro. Alla fine di giugno presenteremo queste nuove scoperte».

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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