Il Museo di Reggio Calabria è costato 33 milioni di euro… e li vale tutti!

Dom, 15/05/2016 - 16:03
Oggi che il Museo Nazionale della Magna Grecia ha spalancato le sue porte ai visitatori, la Calabria finisce ancora una volta nella nona bolgia dell'inferno, quella dei seminatori di scandali. L'opinione condivisa da buona parte della stampa nazionale è che il nostro museo è costato troppo. E non ce lo meritiamo.

Erano state aperte solo le sale al piano terra e già erano stati occupati tutti i primi posti della baraonda mediatica. Era il luglio scorso. Gian Antonio Stella non perse occasione di esibirsi nel suo balletto di idiozie. Lui che al Museo di Reggio Calabria non ci aveva nemmeno messo piede, scrisse per sentito dire. Offese, per sentito dire. C'erano dei post-it con le descrizioni dei reperti. Sul Corriere della Sera, Stella li definì "pizzini". Senza una ragione precisa. Chiamarli così faceva folklore, secondo lui. Nel frattempo veniva scaricata l'ennesima camionata di fango sui calabresi. Continuò, poi, con la solita menata della Calabria incapace di soddisfare il turista. "Non ha la più pallida idea di queste cose - scrisse - o se ne frega". Quella del luglio scorso in realtà era solo un'apertura parziale del museo. Pare che la scelta di dare un primo assaggio di quella Magna Grecia rimasta incellophanata per troppo tempo fosse finalizzata a pungolare chi lavorava al riallestimento del museo affinchè accelerasse i tempi di consegna.
Sì, è vero il museo avrebbe dovuto essere pronto nel 2011 ma ha dovuto far fronte ad anni di ricorsi al Tar, a fermate forzate, all'alternarsi di ben quattro soprintendenti - Annalisa Zarattini, Pier Giovanni Guzzo, Caterina Greco e Simonetta Bonomi - a colpi bassi come quello sferzato dal fotografo francese Gerald Bruneau, incaricato, da non si sa chi, di orchestrare una "porcata" - come la definì la Bonomi - che screditasse lei e in fila indiana tutta la Calabria. Bruneau è famoso per le sue fotografie di Paolina Bonaparte avvolta in un tulle rosso fiammante, per questo la Bonomi aveva dato il suo permesso di regalare un'altra manciata di fama ai nostri Bronzi. Lui le aveva mostrato una foto con solamente il velo e a lei era piaciuta. Il boa e il perizoma leopardato non erano previsti. Bruneau li aggiunse dopo. L'intento era mettere la Bonomi in cattiva luce, come emerse in un'intervista a firma di Giuseppe Baldassarro pubblicata su Repubblica. Lei aveva detto no a Sgarbi e all'Expo e questa porcata le sarebbe servita da lezione. Poco importa se in questa boiata fu coinvolta tutta la Calabria, immeritevole secondo i più di un patrimonio così straordinario.
Oggi che il Museo Nazionale della Magna Grecia ha spalancato le sue porte ai visitatori, la Calabria ci è finita di nuovo nella nona bolgia dell'inferno, quella dei seminatori di scandali. "La Calabria impiega 10 anni per consegnare i lavori e fa lievitare i costi dell'intervento da 10 a 35 milioni di euro". Questo quanto si limita a dichiarare buona parte della stampa nazionale sul nostro meraviglioso museo. Beh, tanto per cominciare, l'intervento risale al 2009 e fa parte di quel piano d’azione per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, varato con d.P.C.M. del 24 aprile 2007. Quindi, se la matematica non mi inganna, sono trascorsi 7 anni. Inoltre, non si è mai parlato di 10 milioni di euro: il progetto preliminare ne prevedeva 13, in fase esecutiva si giunse a 22 milioni; 17,2 furono stanziati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2 milioni e 400 mila li sborsò il MiBACT e altri 2 milioni e 400 mila arrivarono dalla Regione Calabria. Nel 2010 la Presidenza del Consiglio dei Ministri mise a disposizione altri 6 milioni e 600 mila per lavori aggiuntivi, dal MiBACT arrivarano 500 mila euro di fondi straordinari che servirono a trasferire i Bronzi dal museo a Palazzo Campanella, oltre, ovviamente, all'adeguamento degli uffici trasformati in laboratorio di restauro. Nel 2013 il MiBACT stanzia 300 mila euro per far rientrare i Bronzi a casa e realizzare per loro una sala di pre-filtro per "docciare" i visitatori all'ingresso con un getto di aria fredda, eliminando così le particelle di smog, e una sala di filtro provvista di un particolare sistema di controllo del clima che consente di salvaguardare le statue da fenomeni di corrosione. I 300 mila euro sono serviti anche a dotare i Bronzi di due basi che li salvino in caso di terremoto, realizzate da un'azienda leader in Europa per applicazione di sistemi antisismici. Sempre nel 2013 dalla Regione Calabria arrivano 4 milioni di fondi POR per i lavori di allestimento museologico e museografico e di impiantistica speciale. Con questi fondi sono state realizzate le 230 vetrine affiancate da testi esplicativi e supporti multimediali interattivi - e non pizzini - disposti lungo l'intero percorso che si articola su quattro piani. L'ultimo storno di fondi è del 2015 quando il MiBACT stanzia 300 mila euro per lavori urgenti e indispensabili alla messa in sicurezza dei depositi e dell'area espositiva. Quindi facendo la somma si arriva a circa 33 milioni di euro e non 35, come qualcuno ha scritto. E quei 33 milioni il Museo di Reggio Calabria li vale fino all'ultimo centesimo. Dentro ci trovi un patrimonio pazzesco: preziose collezioni dal paleolitico fino alla tarda età romana comprendenti gioielli in oro e argento, monete, antiche epigrafi, tavolette votive, anfore magnifiche. Al piano terra, oltre ai Bronzi, è possibile ammirare un mosaico mozzafiato di tre metri per cinque del II-III secolo a.C, un suggestivo spazio dedicato all'archeologia subacquea e, dulcis in fundo, le catacombe di epoca ellenistica, perchè proprio lì appiccicata al museo un tempo sorgeva la necropoli dell'antica Rhegion.
Quei 33 milioni, oltre che per il restauro di spettacolari reperti e a quanto ricordato sopra, sono serviti per il consolidamento strutturale di tutto l'edificio, per restaurare le facciate esterne e interne, ripristinare tutte le facciate murate in passato, ristrutturare i tre piani espositivi; per la radicale ristrutturazione del 3° piano adibito agli uffici della Soprintendenza, per il rifacimento delle pavimentazioni e la sostituzione degli infissi. I piani seminterrato e interrato sono stati adibiti a depositi, laboratori e archivi. Inoltre, al piano seminterrato è stata realizzata una nuova corte d'ingresso di altezza pari al totale dell'edificio da adibire a nucleo espositivo di reperti di notevole altezza. È stato, poi, realizzato un terrazzo da cui è possibile ammirare lo Stretto oltre che l'intera città, dotato di un ampio spazio dedicato alla ristorazione e alla sosta che si sviluppa attorno a un pavimento in vetro dal quale si può osservare la corte interna del museo per la totalità della sua altezza. 33 milioni per un intervento che ha interessato una superficie di 11.000 mq.
Andiamo adesso a considerare il complesso museale del Broletto di Novara, inserito insieme al museo reggino tra i Luoghi della Memoria da restaurare in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. In questo caso la superficie dell'intervento era di 1.869 mq, sei volte inferiore a quella del nostro museo. Il costo? 12 milioni di euro. Per cosa? Rifacimento delle facciate, risistemazione dell'edificio ex abitazione del custode, realizzazione di un ascensore, un elevatore a pantografo e apposite rampe, pulizia e restauro dei soffitti lignei, riqualificazione degli spazi museali, restauro delle opere, redazione dei testi di supporto per le esposizioni, sussidi audiovisivi, aree di sosta (con sedute di dubbio gusto). Chiedo al mio amico Jacopo di Novara se vale la pena visitare il museo del Broletto. La sua risposta: "Ma perchè il Broletto è un museo? Qualche tempo fa nel cortile centrale venivano proiettati film perchè non lo frequentava più nessuno". Dal 2011, in seguito ai restauri, il Broletto non ospita più i "musei civici" della città che sono stati trasferiti al Castello di Novara - dal 2007 in restauro (anzi in ricostruzione, e che ricostruzione! secondo i novaresi la torre sembrerebbe la ciminiera di un lager) e consegnato lo scorso gennaio - non ospita più il Museo di Storia Naturale ma solo una collezione di arte moderna che nel 1930 fu donata alla città da Alfredo Giannoni, collezionista e mecenate novarese. Oggi il Broletto viene per lo più utilizzato come location di cerimonie pubbliche e, di tanto in tanto, per esposizioni d'arte.
Quindi fammi capire, Gian Antonio, tu che sei una penna attenta, come hai fatto a non accorgerti che anche Novara "non ha la più pallida idea di queste cose"? Mentre ti arrovelli per fornirci una risposta valida, ti informiamo, Stella del giornalismo anti-terroni, che quaggiù a Incapacilandia sono stati strappati 9027 biglietti nei primi due giorni d'apertura del nostro Museo e poi una media di 600 nei giorni successivi.
Il museo di Palazzo Piacentini torna a essere uno dei poli dell'archeologia europea ed è pronto a riprendersi il ruolo che merita nel circuito dei grandi musei internazionali. E che nessuno si azzardi a dire che non ce lo meritiamo.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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