Il passo successivo andrebbe affrontato con gli stessi mezzi

Sab, 17/03/2012 - 19:37
In me viveva l'idea che si potesse fare della giustizia sociale, sfruttando una posizione di rilievo a favore dei meno considerati della scala sociale.
Il passo successivo andrebbe affrontato con gli stessi mezzi
Spesso sentivo dire da soggetti, poi finiti nel malaffare, che il “potere” bisogna combatterlo da dentro. Partivano incendiari e quasi mi convincevano di ciò. Quasi credevo che il potere, che logora chi non ce l'ha, potesse divenire esso stesso il mezzo del cambiamento delle cose.
Essere un politico che si muove nella stanza dei bottoni, un giornalista la cui opinione avvia dibattiti pubblici in tutta la penisola, il manager di un grosso impianto industriale alimentava in me l'idea che si potesse, una volta riuscito a ricoprire un ruolo così importante, fare della giustizia sociale, sfruttando quella posizione a tutto favore dei meno considerati della scala sociale.
Non ho mai fatto l'esperienza del “potere” e sicuramente parlo così proprio per questo, ma nel fruire di contenuti e comunicazioni che arrivano da grossi mass media, dotati di forte influenza, mi rendo quotidianamente conto che è impossibile combattere da dentro ciò che un'élite si è auto-costruita intorno a se. Si ammettono o respingono, direttamente o indirettamente, solo coloro che si adattano a regole e condizioni, garantendo fiducia di mantenimento e riproduzione del proprio potere.
Come a scuola, quando i più bravi sono quelli più bravi dal primo anno e non ci potrai fare più nulla, non sarai mai considerato bravo quanto loro se per il resto del tempo studierai il triplo: l'élite concorda sul giudizio, si adatta alle impressioni, alle chiacchiere che racconta chi ha fatto qualcosa prima degli altri e gli basta quello, devi rassegnarti, l'importante è non toccargli il loro posto.
L'élite si giova dell'esperienze bloccate, è sorda alla completezza delle cose, non auspica ulteriori apporti, ama le verità facili da imboccare a gente che non ha altro da mangiare.
Così ti ritrovi povero e matto o a dover continuare a combattere contro mulini a vento o a dover contribuire alla creazione di un nuovo potere che venga dal basso e che abbia come valore principale il rispetto della dignità di Calabresi, abitanti di questa locride: essere umani che non vogliono più occhi bassi sulla loro nomea, ne in circuiti sociali, ne in circuiti giornalistici. 
Gente costretta all'omertà sentimentale per via di chiacchiere abusate, uomini e donne che giorno dopo giorno accumulano rabbia sempre meno sana, persone che amano ma che continuano ad essere odiate, nell'indifferenza maldestra degli uomini di potere.
“Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d'obbedienza,  fino ad un gesto molto più umano  che ti dia il senso della violenza, però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni”(F. De Andrè)
Autore: 
Ruggero Brizzi
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