Il pesce puzza dalla testa

Dom, 27/08/2017 - 09:20
Milano reclama il primato in Italia, ma dovrŕ assumersi anche la responsabilitŕ del fetore italiano.

A gran voce sui social si invoca qualche sommovimento siliceo di crosta e mantello terrestre, per dare al Vesuvio una bella spinta eruttiva, ché manco la Citrosodina, per seppellire finalmente il Sud sotto tzunami di lava. E dove non basti la lava a lavare le nostre sozzurie, giunga felice una nube piroclastica di zolfo e cloro vaporizzati per soffocare ogni abitante da Capo d’Otranto a Favignana.
Una volta accaduta la catastrofe, si spera in una proverbiale seconda, che annienti tutti i parenti tornati per i funerali. Perlomeno così recitano le barzellette.
E noi dovremmo ridere, o far finta di niente, mantenere un certo aplomb per “essere superiori”, quelli che non danno peso a questo genere di sciocchezza. Una “sciocchezza” che ci offende, che offende il nostro popolo, da decenni.
Eccone altre, amene quanto la prima: “Palazzina esplode, morti due calabresi – Il metano ti dà una mano”. “Salvini, se lei potesse gettare un negro e un calabrese dal campanile di Venezia, chi getterebbe prima? Il calabrese, perché prima il dovere e poi il piacere”.
E noi dovremmo ridere. E noi dovremmo continuare a pensare che questo stato a cui apparteniamo più di raffa che di riffa, sia equo nei nostri confronti? Che siamo noi quelli che puzziamo? Che siamo noi i permalosi, come ci ha ripetuto Magalli? Se ci difendiamo siamo permalosi, se non vogliamo saperne di rimanere in uno stato che ci spreme come limoni e poi ci sputa addosso, siamo razzisti e secessionisti.
Davvero abbiamo ancora voglia di vedere andare via i nostri figli perché si guadagnino un tozzo di pane? Abbiamo ancora voglia vivere come cittadini solo di nome? Abbiamo ancora voglia di sentirci imbrogliare in campagna elettorale? Abbiamo ancora voglia di essere sfruttati dalla puzzolente Milano, a cui ossequiosamente paghiamo la santa IVA, e per giunta di essere ingiuriati?
Chi ha voglia di rimanere ancora dentro questa Italia che puzza dalla testa, cioè dalla “Milano da bere”?
Vogliamo ancora aspettare che lo stato (con la “s” minuscola) decida per noi quali ospedali chiudere, quali comuni commissariare, quante tasse farci pagare? Questo sistema fa comodo a molti, a moltissimi che ne hanno guadagnato fino a vomitare soldi, e questo il nostro stato lo sa, e ci tiene sotto il suo stivale invasore. Non ci saranno rivoluzioni, non ci sarà indignazione, quella vera, non quella epidermica dei social. Non ci sarà niente per noi. Le nostre scelte sono fare i bagagli o costituirci in uno stato indipendente. Se l’avessimo fatto, oggi l’Italia avrebbe dovuto mandare un ambasciatore a chiedere scusa a noi, a tutti noi, e al bambino che ha salvato i sui fratellini. 

Autore: 
Lidia Zitara
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