Il porto di Gioia Tauro non è il “Dolce Forno”

Dom, 22/12/2019 - 10:30

L’ultima settimana lavorativa dell’anno si è aperta con la visita del Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Paola De Micheli all’Autorità portuale di Gioia Tauro, un incontro istituzionale fortemente voluto dal Commissario Straordinario Andrea Agostinelli.
Durante l’incontro sono state illustrate al Ministro le attività di rilancio e di infrastrutturazione, messe in campo per permettere allo scalo di ricoprire finalmente un ruolo di primo piano nel Mediterraneo e scrollarsi di dosso la cattiva nomea di essere il porto dei clan. Parte del problema di Gioia Tauro, è stato riconosciuto da entrambe le parti sedute al tavolo, risiede nei collegamenti, evenienza confermata dall’apertura del nuovo Gateway che pure non potrà essere pienamente operativo fino a quando non vanterà un collegamento diretto con la Rete Ferroviaria Italiana.
In tal senso il Ministro De Micheli ha assicurato che più della metà delle risorse destinate dalla nuova finanziaria allo sviluppo delle vie di comunicazione nazionali sono concentrate proprio al sud, un foraggiamento di svariati miliardi che dovrebbe consentire allo Stato di superare il cosiddetto “problema dell’ultimo miglio” di cui soffrono diverse infrastrutture meridionali contribuendo finalmente “a superare parte delle ragioni della minore competitività”, ha concluso il Ministro.
Un messaggio di speranza che si incasella perfettamente nell’idilliaco clima natalizio, ma al quale avremmo voluto che si aggiungesse un riferimento anche velato allo stato dell’arte dei controlli sull’assenteismo, alla situazione dei lavoratori e, perché no, alla fine del commissariamento dell’Autorità Portuale.
Al netto del lavoro certosino e della capacità di dialogo con le istituzioni sovraordinate dimostrati anche nell’occasione corrente da Agostinelli, infatti, come sottolineiamo da sempre, il commissariamento degli Enti per il ripristino delle condizioni di legalità, con il tempo, ha finito per essere uno dei tanti mali sofferti dalla nostra Regione, in affanno economico e istituzionale anche a causa della frenetica ricerca di professionisti che vengano da fuori per raccogliere i cocci di chi li ha preceduti (e che spesso ha combinato disastri proprio perché chiamato a sua volta a risolvere una situazione che non conosceva).
La curiosità, nel caso dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro risiede oltretutto nel fatto che il 26 novembre sono scaduti i termini del bando per la selezione del nuovo presidente dell’Ente, eppure novità in merito a come stiano procedendo i lavori o a quale sarà la data effettiva della fine del commissariamento, a quasi un mese di distanza, ancora non se ne hanno. Questo ufficialmente, almeno. Perché ufficiosamente, proprio nelle stesse ore in cui il Ministro faceva visita a Gioia Tauro, il presidente della Regione Mario Oliverio ha commentato indignato le dichiarazioni che l’ex sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, ha rilasciato ai colleghi de “Il Tirreno” sulla questione.
Perché l’ex primo cittadino di un capoluogo di provincia toscano avrebbe dovuto parlare del porto di Gioia Tauro è presto detto: dopo la sconfitta alle amministrative dello scorso 11 giugno, Nogarin, ingegnere aerospaziale in forze al Movimento 5 Stelle, si sarebbe reso conto che il suo studio di consulenza avrebbe perso la maggior parte della clientela che vantava cinque anni fa e che i 40mila Euro lordi annui che riceve in qualità di consigliere del ministro pentastellato Federico D’Incà non sarebbero sufficienti al mantenimento della sua famiglia composta da cinque persone.
La pensata dell’ex primo cittadino toscano è stata allora quella di presentare domanda per ricoprire l’incarico di presidente dell’Autorità Portuale perché, dichiara a “Il Tirreno”, “dopo aver gestito un Comune si può fare di tutto”, ma soprattutto perché l’indennità gli permetterebbe di vivere più decentemente di quanto non faccia oggi.
Letta le dichiarazioni da “confini della realtà”, Oliverio ha affidato a un comunicato stampa uscito a stretto giro la speranza che la De Micheli, in visita di lì a poche ore a Gioia Tauro, affermasse di non voler prendere in considerazione la candidatura dell’ingegnere, al quale, ha dichiarato il governatore, bisognerebbe spiegare che “la presidenza di uno dei più importanti terminal d'Europa non è un surrogato del reddito di cittadinanza o un risarcimento alla sconfitta elettorale che ha determinato la sua non riconferma a sindaco di Livorno”.
Al di là delle dichiarazioni e delle motivazioni di Nogarin, che dimostrano una volta di più di quale spessore politico (e spesso umano) siano i militanti a 5 Stelle, il messaggio che passa dall’intervista rilasciata ai colleghi de “Il Tirreno” è a nostra parere veramente agghiacciante.
La necessità dell’ex primo cittadino toscano di ottenere proprio questo incarico per mantenere la famiglia sembra l’espressione della volontà dell’esiliato che si mette in viaggio per ricercare la mitica città di El Dorado, una terra delle opportunità dove tutto e possibile e in cui potrà attingere a piene mani senza paura di ciò che potrebbero comportare le sue azioni. Probabilmente, in qualità di professionista, Nogarin avrebbe anche i requisiti necessari a ricoprire l’incarico, ma ridurre il tutto a una necessità veniale e minimizzare le difficoltà dell’incarico come fatto dall’ingegnere è un’offesa all’Autorità Portuale stessa, la cui gestione viene paragonata al niente più della preparazione di una leccornia con il “Dolce Forno”.
Se proprio un ex primo cittadino può fare tutto ci domandiamo allora come mai Nogarin abbia scelto di avanzare la sua candidatura proprio la Calabria e non, ad esempio, presso l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale.
Quella l’avrebbe potuta raggiungere a piedi anziché con l’aereo…

Autore: 
Jacopo Giuca
Rubrica: 

Notizie correlate