Il potere anestetizzante dell'antimafia

Dom, 02/06/2019 - 16:00

C'è chi in Calabria inaugura anni giudiziari sciorinando con voce tonante e smodato compiacimento i numeri della repressione. Come se, ad esempio, il record dei ricorsi in materia di interdittive antimafia fosse un primato per un Tribunale amministrativo, da ostentare con fierezza. O come se l'aumento dei consigli comunali sciolti fosse un successo di cui fregiarsi e di cui rallegrarsi e non un risultato che meriterebbe una sottolineatura amara.
Per fortuna la Calabria può contare anche su pm come Stefano Musolino, magistrato in forza alla Dda reggina, perfettamente consapevole che "interdittive, scioglimenti e provvedimenti emessi sulla base di meri sospetti, con livelli di garanzie giurisdizionali bassissime" azzoppino intere città.
Intervistato dall'Avvenire di Calabria, Musolino ritiene - così come del resto anche noi, e questo ci dà enorme conforto - che "l’antimafia dei cartelli e degli slogan sia di per sé sufficiente. È un’antimafia emotiva, basata sulla reazione ad eventi scioccanti". Ci trova d'accordo anche su un altro punto che da anni ribadiamo, ovvero l'inefficacia dell'azione repressiva come unica strategia per combattere la 'ndrangheta. "Se si sceglie solo la repressione - dichiara - si opta per indurre nella città una sorta di sopore rassegnato: nessuno si espone più". E ancora: "Non è possibile tenere un luogo così tanto a lungo in stato di perenne emergenza senza dargli un futuro. Altrimenti le persone sono costrette a vivere in maniera anestetizzata perché non sanno da chi guardarsi prima".
Mai termine fu più azzeccato: siamo degli "anestetizzati".  Viviamo costantemente a fior di sospetto in un'emergenza senza fine che viene spacciata per sicurezza. Le giornate trascorrono in questa attesa acquattata in cui c'è chi sembra augurarsi che la trappola prima o poi scatti. Fredda, incombente ombra ostile, il sospetto ci aspetta all'angolo, sa che prima o poi faremo una mossa falsa e, a quel punto, i soliti sceriffi tireranno fuori la loro stella a punte evasive. "Ognuno si costruisce la sua bella carriera antimafia - prosegue Musolino, - sfrutta la città per ottenere una promozione e la lascia massacrata". Negli anni sono cresciuti in maniera esponenziale manifestazioni, premi, riconoscimenti, commemorazioni, libri, serie televisive, tutti promossi dalla casta dell’antimafia. Una guerra senza quartiere in cui si tenta l'impossibile per scalare la vetta. Un'ascensione al monte "sacro" sulla pelle di un intero territorio.
Leonardo Sciascia tanto tempo fa, prima che si assistesse a questi teatrini, ci aveva avvertiti che non possiamo considerarci al riparo da un fenomeno che la nostra mentalità tende per sua natura a lasciare in ombra: «l’antimafia come strumento di potere, che può benissimo accadere anche in un sistema democratico, retorica aiutando e spirito critico mancando». Ed è esattamente quello che è accaduto, non solo grazie a magistrati "antimafia" che la pensano in modo diametralmente opposto a Musolino ma anche grazie a fette della società civile che, oltre a guardare con incondizionata ammirazione i “lottatori antimafia", considerati meritevoli dei più grandi onori e soprattutto di illimitata acclamazione mediatica, fanno anche l'occhiolino a quella politica che tende le mani alle casse pubbliche per promuovere certi teatrini. Perché ormai l'obolo all'antimafia, in molti casi, ti permette di dormire sonni tranquilli, un po' come una mazzetta alla mafia.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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