Il riacese che riuscì a lasciare la sua impronta ad Hollywood

Dom, 19/01/2020 - 14:00

Sono sempre più convinta che la Calabria sia una terra meravigliosa, non solo per le sue innumerevoli bellezze naturali, ma anche perché ha dato i natali a tanti personaggi che sono riusciti a valorizzare molti aspetti della società.
Questa settimana racconterò la storia di Nicholas Misuraca, un calabrese che è riuscito a diventare uno dei più famosi direttori della fotografia di Hollywood negli anni d’oro del cinema americano.
Nacque a Riace il 25 ottobre 1892, da una famiglia di contadini. La povertà costrinse tutta la famiglia a emigrare negli Stati Uniti per provare a costruire una vita migliore. A Los Angeles iniziò a lavorare come autista di J. Stuart Blackton, produttore di film muti. Appena entrò in contatto con il mondo del cinema se ne appassionò, anche perché, all’epoca, il cinema muto aveva qualcosa di magico. Seguì la sua passione e, a piccoli passi, iniziò ad apprendere i trucchi del mestiere. Lavorò dietro le quinte di numerosi film come attrezzista e aiuto direttore della fotografia. Proprio grazie a questa esperienza apprese le tecniche per poter diventare un bravo direttore della fotografia, un ruolo molto richiesto ad Hollywood. Fu chiamato negli anni ’30 a dirigere la fotografia per diversi film, opere minori, di bassissimo costo, ma Nicholas, da queste esperienze, imparò come fare al meglio questo lavoro, in modo da lasciare il segno sulla pellicola.
La svolta arrivò, all’inizio degli anni ‘40, quando il produttore di film horror Val Lewton lo chiamò per girare alcuni film considerati all’epoca di serie B, oggi finalmente rivalutati, come “Il bacio della pantera” del 1942 e “Il giardino delle streghe” del 1943, che lo resero un esempio di innovazione per il modo che aveva di illuminare la scena e per il suo personale utilizzo del colore nero. Saranno in futuro film come “Lo sconosciuto del terzo piano” a decretarlo come uno dei membri fondatori dello stile noir visivo. Proprio in questo film, nel protagonista interpretato da Peter Lorre, la paranoia è espressa in effetti di luce chiaroscuro, con una sequenza da incubo espressionista che rimarrà celebre nella memoria del cinema.
Egli dichiarò di voler semplificare le sue scelte di illuminazione della scena, usando sui set solo una minima parte di luci. Quando fu chiamato dal regista Jacques Tourneur per “Il bacio della pantera” affinò il suo stile fotografico comprendendo come le poche luci avessero un effetto particolare: le ombre erano quel tocco in più utile a spaventare meglio il pubblico. Ne “Il passo del carnefice”, altro grande film noir, Nicholas rese il senso di claustrofobia grazie alle ombre che circondavano John Garfield fino a racchiuderlo negli spazi dei movimenti. Il regista John Brahms lo ingaggiò per due noir “Il segreto del medaglione” e “Le catene della colpa”, film, soprattutto il secondo, che non solo ebbero un grande successo commerciale, ma aprirono anche la strada a numerosi cameraman che imitarono nei loro film lo stile Misuraca.
Ottenne la candidatura all’Oscar per il film “Mamma ti ricordo”, film che esce dagli schemi noir per raccontare un dramma familiare diretto dal regista George Stevens e fotografato dal nostro direttore in maniera molto commovente e delicata. “Lo sconosciuto del terzo piano”, assieme a “Quarto potere”, definirono le convenzioni visive dei film noir rendendo grande la casa di produzione RKO.
Misuraca, debitore dello stile impressionista tedesco, inizia e finisce le sue opere con le ombre, il tono dominante dei suoi lavori è il nero e riesce là dove nessun altro prima era riuscito esportando questo suo stile ad altri generi, come nel western “Sangue sulla luna”. Neri profondi, grigi lisci e bianchi vivi coesistono nella sua fotografia, con il posizionamento delle fonti d’illuminazione non più dall’alto, ma dal basso, come lampade da tavolo, caminetti o fuochi, fasci di luce all’interno di una cornice scura. Figure e volti in primo piano vengono illuminati lateralmente o posteriormente enfatizzando il contorno, mettendo in campo sempre nuove sperimentazioni come quelle costituite dalla proiezione di ombre sulle pareti o sui soffitti.
Sebbene oggi sia considerato un grande cineasta dell’epoca d’oro di Hollywood e abbia collaborato con star come Marilyn Monroe, all’epoca non venne indicato come tale: la sua carriera fu segnata dalla partecipazione a produzioni di serie A e B, tuttavia, seguendo il suo particolare stile, i registi sono riusciti a realizzare affascinanti film in bianco e nero.
Morì il 3 settembre 1975, senza ottenere la considerazione che i suoi particolari giochi di immagine gli avrebbero fatto meritare. Oggi viene considerato come un esempio da seguire per il suo modo marcato di usare l’oscurità e la luce attraverso una maestria senza pari, tanto che l’11 maggio 2018, al Salone Internazionale del libro di Torino, la Cineteca della Calabria gli ha reso omaggio.
È sempre la stessa storia: chi è stato bravo ad aprire, con impegno e dedizione, una nuova porta viene sempre etichettato come strano oppure snobbato; perché le azioni dei grandi si comprendono sempre dopo, molto dopo.

Autore: 
Rosalba Topini
Rubrica: 

Notizie correlate