Il sindaco non molla. Politica avvisata

Gio, 26/03/2020 - 18:00

Ai piedi dell’Aspromonte due comunità confinanti decidono uno scambio tra una Madonna della Pietà in gesso e due sacchi di ceci e di cicerchia. Ma deve esserci un trucco: vuoi mettere una statua sacra con dei legumi, per quanto preziosi?
Il "fatto" si disvela al momento della "chiamata". Siccome i nuovi proprietari della statua non erano pronti a “utilizzare”, al rito "da 'ffruntata", dell'Annunciazione (rimaniamo nel sacro), vi avrebbero provveduto alla prima occasione utile dopo il "baratto" quelli che la Madonna al proprio paese l'avevano già "condotta". Quelli, però, all'invocazione dei fedeli, non tornano verso la Chiesa, prendono un viottolo e scappano con in spalla Maria. Rincorsi, armi… da taglio in mano, sono costretti a mollare il "peso divino" e si salvano. Peppe sa quanto l'argomento sia alto e nobile, c'è di mezzo la sua San Luca, però insiste, al suo solito: il finale non sarebbe stato scontato in caso di scontro, al di là della prepotenza architettata. Lampi nel cielo: "I 'ncuntramu, aundi ‘ndannu a jiri…”; "È megghiu ma pigghianu pa scherzo…”; "U sanamu stu spreggiu". Non si sentirono tuoni, nessuna conseguenza, per fortuna. Dissacrare si può, nel rispetto delle coscienze immacolate.
In Sudafrica ricordavano di quando i missionari arrivarono lì con la Bibbia in mano: "Ci invitarono a pregare, a chiudere gli occhi. Quando li riaprimmo, noi avevamo la Bibbia e loro la terra". Una violenza senza armi contundenti. Nel film messicano sul narcotraffico, il comandante del reparto speciale dell'esercito che ha disertato ed è passato dalla parte del crimine prima e dopo ogni azione criminale prega. Violenza con dileggio. Il Papa prega e conforta, vuole una Chiesa misericordiosa. Con il massimo rispetto per chi crede e chi prega, non si poteva pensare per davvero che in tempo di Coronavirus non ci fossero rischi anche nell’acquasantiera! Ci si affida a Dio e si spera nei governanti.
Passato questo flagello, bisognerà ripensare le priorità, a partire dalla Sanità. Il difficile va fatto subito, per non trovarci inermi rispetto al prossimo grande danno. Si leva il canto: "Vergini bella datindi la manu ka simu foresteri e venimu di luntanu". Finalmente sembra vicino il finanziamento della strada di collegamento per il Santuario di Polsi. Il Sindaco Bartolo rinfranca forestieri e paesani, si sta battendo con forza. Si è dato un compito enorme, rilanciare una comunità che ha incisa sulla pelle la propria storia. In una zona sempre in crisi. Bartolo dà l'idea di un sindaco presente, non si risparmia in richieste e comunicati.
Non c'è riunione alla quale non partecipi, proposta che non faccia, protesta che non levi, data che non si segni, targa celebrativa che dimentichi. Chiede concretezza. C'è stato un Capo di Stato, Giuseppe Saragat, che, in un'epoca in cui "i cinguettii erano solo suoni degli uccelli", faceva dozzine di telegrammi al giorno. Anche per il successo di un pugile. Esagerava.
Il premier Renzi volò a New York per il gran finale di tennis Pennetta-Vinci. "Tutti avvisati - ripete il Sindaco - dobbiamo riprendere un paese in ginocchio, aiutatemi o mi fermo. Ve lo metto per iscritto”.
Saragat? “Don Peppino o telegramm" per i napoletani. Bartolo?
Bruno il "rompiscatole" per la politica.
E il Rompiscatole è anche  il titolo di un libro di Pansa per indicare una figura positiva.

Autore: 
Franco Crinò
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