Il treno del futuro ferma alla Leopolda

Lun, 28/10/2019 - 15:20

Nel fine settimana compreso tra il 18 e il 20 ottobre è andata in scena la decima edizione della Leopolda, un appuntamento ormai fisso, voluto e organizzato da Matteo Renzi, che ogni anno chiama a raccolta migliaia di persone da tutta Italia.
Già da tempo avevo deciso di partecipare alla Leopolda, un po’ perché volevo dare seguito alla mia partecipazione alla scorsa edizione, un po’ perché sin da giovanissimo, politicamente parlando, ho sempre avuto un “debole” per Renzi, un po’ anche per curiosità dato che questa edizione coincideva con la presentazione del nuovo partito: “Italia Viva”.
Così trascorro un week-end diverso dal solito, passando tre giorni nella vecchia e angusta stazione Leopolda, antico scalo ferroviario fiorentino oggi trasformato in un luogo capace di ospitare eventi di vario genere.
In realtà di vecchio e angusto ho trovato ben poco. Non il solito comizio dove domina la conflittualità, non la solita sterile e ripetitiva propaganda, ma idee, progetti, proposte, discussioni serie, futuro… insomma tutto quello che un giovane si aspetta dalla politica!
Ecco perché “la Leopolda è altra cosa” (cit. Renzi) rispetto a quello che negli stessi momenti andava in scena a Piazza San Giovanni (Roma) dove venivano lanciati i soliti proclami elettorali dalla banda Salvini & Co. Contemporaneamente, alla #Leopolda10 si parlava di Italia 2029, ovvero si immaginava l’Italia dei prossimi dieci anni e si facevano proposte in tema di ambiente, famiglia (il cosiddetto Family act), economia, Europa, lavoro, sicurezza e amministrazioni locali (anche grazie alla presenza di numerosi sindaci, vero cuore pulsante della nostra Democrazia).
Il popolo della Leopolda non coltiva odio ma solidarietà, è stato infatti bello e soprattutto toccante il messaggio di vicinanza e fratellanza che migliaia di persone hanno rivolto a Nessrin Abdalla, comandate dell’esercito curdo, collegata via Skype, impegnata a difendere il proprio popolo e territorio dall’avanzata dell’esercito turco, voluta dal governo Erdogan.
In quella stazione, dunque, si è fatta veramente politica o, meglio, quello che io e il popolo della Leopolda intendiamo per politica, la politica che deve e dovrà appartenere a “Italia Viva”, da oggi la mia nuova casa, dove ognuno potrà esprimere le proprie idee senza essere etichettato come appartenente a una piuttosto che a un’altra corrente di partito, una casa ancora sì da costruire ma che sicuramente poggia su fondamenta solide. Fondamenta solide ma allo stesso tempo contornate dalla presenza giovanile. Infatti la Leopolda, quest’anno, ha accolto tantissimi ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia.
Uno dei momenti più importanti è stato a mio parere sabato, quando ho avuto il piacere di far parte di uno dei tanti tavoli di lavoro, in particolare quello che si è occupato della riforma del processo civile e penale coordinato dall’Onorevole Giuseppe Cucca. Lì, io giovane studente del 3º anno di giurisprudenza, ho ascoltato i numerosi interventi di professionisti e cultori della materia che hanno cercato di individuare le falle del sistema e le possibili soluzioni che al loro avviso renderebbero il processo più equo e giusto.
In quella Stazione non c’erano però solo giovani, c’era un popolo, un popolo che guarda al futuro con speranza, che progetta, che ha voglia di mettersi in gioco, che non litiga ma discute, e soprattutto che si oppone alla corrente sovranista, populista e demagoga di Salvini. Il popolo di Italia Viva.
Soffermarmi su tutto il resto di ciò che è stata la Leopolda, in poche righe, sarebbe impossibile.
Ho cercato con queste parole di raccontare la mia esperienza, un’esperienza che consiglio di fare ad ogni ragazzo. Sarebbe meglio, indipendentemente dal colore politico, avere tanti altri eventi come la Leopolda in giro per l’Italia. Perché no… anche in Calabria!
Avrei già il titolo in mente…
“Calabria 2029”.

Domenico Fraja

 

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