Immigrati al contrario

Dom, 12/11/2017 - 12:00
Non solo mare, sole e buon cibo. La calabria è molto altro. Questa settimana abbiamo intervistato quattro immigrati originari del Nord che hanno scelto di vivere nella Locride perché rimasti incantati da questa terra che ha fatto loro aprire gli occhi su cosa manchi al nord.
  1. Escludendo le attrattive ormai divenute luoghi comuni sul Mezzogiorno - ovvero mare, sole e cibo – i motivi per cui il Sud l’ha rapita?
  2. Che cosa manca al Nord?
  3. Il Sud è il futuro del Nord?
  4. “Calabri rapuerunt”, non genericamente il Meridione, così diverso da Napoli a Bari, da Matera a Caserta!
    È la Calabria Ulteriore, in particolare quella Jonica che mi ha rapito, non la Citeriore Bruzia.
    Fin dal liceo sono stato sedotto dalla cultura greca e soprattutto da quella magnogreca.
    Le esperienze vacanziere giovanili in Sila, lago Pollino, San Giovanni in Fiore, a Le Castella e Capo Colonna, in Metaponto.
    Il fascino magico dell’Aspromonte, Terra Madre del continente europeo.
    Qui nella Calabria Jonica si respira un’aria salutare, confacente per chi, come me ha deciso di non avere più tempo per riunioni interminabili, in cui si discutono, norme, procedimenti e regolamenti interni, che dovrebbero risolvere tutto.
    Non ho tempo, da perdere per sciocchezze, per discutere di beni materiali o posizioni sociali di gente sicura di se stessa, che si vanta dei suoi lussi e delle sue ricchezze.
    Preferisco frequentare gente che sappia arrivare al cuore delle altre persone.
    Gente a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con dolci carezze nell’anima.
    Qui trovo l’essenziale, tra esseri umani, molto sensibili, che sanno amare e burlarsi dell’ingenuo e dei suoi errori e non si vantano dei propri lussi e ricchezze.
    Amici sinceri capaci di difendere la dignità umana.
    Torno alla realtà.
    La Politica ha smarrito ogni aspirazione alla soluzione dei problemi e alla trasformazione della realtà; è diventata un mezzo senza un fine, una situazione senza evoluzione, ossessionata soltanto dal consenso, dal mantenimento dello status quo; gira a vuoto, non incoraggia cambiamenti, non modifica assetti sociali e istituzionali, non induce sviluppo dell’economia.
    È il grande tutto a cui si riconduce ogni cosa: imprese, carriere, ricchezze, appalti.
    Allora non c’è più nulla da fare? Bisogna rassegnarsi al peggio, abbandonare il campo?
    No. Bisogna avere il coraggio e la pazienza, di sminuzzare e scomporre il contesto sociale, di distinguere e precisare, di individuare i segni della controtendenza, distinguere cosa c’è ancora di buono nella politica, nelle amministrazioni, nelle istituzioni, nell’imprenditoria, negli ordini professionali, nelle università.
    Rinvigorire le componenti sociali ancora vitali, riunirle e coordinarle, assecondare chi già si è rimboccato le maniche, avviare e irrobustire gli spazi di autogestione, creare roccaforti, individuare nuclei di buone pratiche.
  5. Quali sono le buone pratiche del Sud (cioè il metodo migliore per cavarsela dignitosamente) che possono giovare al resto dell’Italia ma specialmente il triangolo industriale Milano, Torino, Genova?
    La percezione e la capacità di risparmio. L’abilità di adattarsi al nuovo e all’inaspettato. Una marcata resilienza socio-economica, cioè la capacità di assorbire le perturbazioni, riorganizzarsi e continuare a funzionare. La capacità di accettare con umiltà e pragmatismo l’innovazione, trasformandola senza indugi in valore aggiunto. Il forte senso di appartenenza alle municipalità.
    Per i Cittadini è sostanziale la centralità dei Comuni che sono a fondamento dello Stato:
    ai Comuni è attribuita la generalità delle funzioni regolamentari e amministrative. Il sentimento della Famiglia, che solo qui esiste, ancora universalmente rispettato. La Famiglia è il primo mattone portante di una società. Perché solo l’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena viverla.

Giorgio Botta

  1. Bisogna andare indietro nel tempo a un pomeriggio di Giugno del 1986 quando arrivai, insieme a una quindicina di studenti dell’Università di Torino, alla stazione di Sant’Ilario dello Ionio. Allora il treno da Torino ti sbarcava direttamente tra il Mare e gli scavi di Locri Epizefiri. Così sono stata catapultata dalla provincia di Cuneo, Savigliano per la precisione, dentro la Magna Grecia. Dentro la Storia con la “S” maiuscola.
    Ho avuto il privilegio di lavorare vent’anni in uno dei siti più importanti del mondo, e ho partecipato a una stagione di scavi e studi magnifici.
    Come non innamorarsi di Locri? Una pubblicità direbbe: “Ti piace vincere facile?”. Ma è così. Come non innamorasi di questi luoghi dove ogni centimetro è intriso di storia, e che storia? Dove, per citare un esempio, in pochi chilometri attraversi millenni, partendo dagli Eoli dell’età del Bronzo di Petti di Portigliola, per passare ai Siculi di Janchina (dove è stato rinvenuto il primo vaso attico esportato dalla Grecia nel IX secolo a.C.), alla magnifica Locri Epizefiri (greca e romana), a Gerace, borgo incantevole con la sua storia millenaria, alla villa di Casignana con i suoi magnifici mosaici, a Gioiosa Jonica, Kaulon…solo per citare alcuni tesori della nostra terra.
    Come non scegliere questa terra, quando poi si trova anche l’amore, la famiglia e si decide di restare, di far parte di quelli che VOGLIONO restare per riuscire a dare un futuro ai nostri figli.
  2. Domanda impegnativa. Ormai ho passato più tempo qui in Calabria che in Piemonte e poi la crisi degli ultimi anni ha livellato molto le differenze tra Nord e Sud, a mio avviso.
    Forse dopo tutti questi anni, quando torno, trovo tutto troppo ordinato, ironizzando un po’. Al Nord si ha l’impressione che l’uomo possa controllare tutto, la natura, il paesaggio, tutto è, usando un termine orrendo, “antropizzato”, tranne le montagne, che fanno da fondale imponente alle nostre esistenze. Qui in Calabria, invece, anche la natura ti fa sentire che non è l’uomo a comandare, ed è forse anche questo che rende il Sud sicuramente più affascinante.
  3. Può sembrare retorico, ma il Sud con tutte le sue potenzialità storiche, artistiche, paesaggistiche, enogastronomiche (perché no) ha molto da offrire a tutta l’Italia e oltre. Molto se n’è parlato e molto se ne parlerà e forse ci siamo tutti un po’ stufati di sentir pronunciare la parola “valorizzazione”, ma è così. Il Sud ha tantissimo, forse troppo, da offrire. Come ha recentemente detto la dott. Rossella Agostino, Direttrice dei Musei e Parchi Archeologici di Locri Epizefiri e dell’antica Kaulon (Calabrese): “… Sarebbe bello immaginare che il brand ‘Magna Grecia’ fosse un obbiettivo diversificato, un tramite per un marchio delle regioni del Sud…” e io, nonostante tutto, voglio ancora credere che possa accadere.

Margherita Milanesio

  1. Sono venuto in Calabria per questioni di lavoro ma ci sono rimasto perché qui ho incontrato l’amore. Un aspetto che apprezzo del Sud e della Locride in particolare è la cordialità e il calore delle persone.
  2. Al Nord manca proprio il calore della gente. Mentre per quanto riguarda lo sviluppo economico e turistico, il Nord può fare scuola.
  3. Il Sud e il Nord possono essere ognuno il futuro dell’altro se solo ci si sforzasse a essere più compatti.

Karl Mair

  1. Anche se sembrerà strano a dirsi, il motivo principale è stato il lavoro. Entrambi i miei genitori sono del sud Italia, ma il legame con la Calabria l’ho creato quando ho conosciuto la splendida ragazza che un giorno sogno di poter sposare. Dopo essermi laureato non ho voluto restare con le mani in mano e, approfittando di questo aggancio, ho cominciato a cercare lavoro non solo in Piemonte, dove sono nato e cresciuto, ma anche in Calabria e, soprattutto, nella Locride. Il sogno nel cassetto di entrare a fare parte del mondo dell’informazione mi ha fatto avere contatti con diversi piccoli e grandi giornali, anche del nord Italia, ma se a Milano mi sono sentito dire che avrei scritto articoli firmati da altri per due euro a pezzo, è stato a Siderno che “Riviera” mi ha dato l’opportunità di affinare la mia tecnica e svolgere il percorso necessario a prendere il patentino da pubblicista. Dopo tre anni, ammetto che, probabilmente, a quest’ora al nord avrei trovato un lavoro che mi retribuirebbe meglio, ma sicuramente sacrificherei gran parte dello stipendio solo per raggiungere il posto di lavoro o per un monolocale nei pressi del mio ufficio, avrei già abbandonato da tempo il sogno di diventare giornalista e respirerei tanto smog in più.
  2. L’anima. Al nord manca la capacità di compiacersi di ciò che ha, la volontà di tendere una mano al prossimo e la capacità di costruire rapporti duraturi. Non esiste il buon vicinato, il buon samaritano o anche solo la cordialità così come comunemente intesa al sud. Al nord si confonde troppo spesso la cortesia per gentilezza e si finisce con il diffidare di chi è troppo disponibile per il timore che lo si faccia solo per tornaconto personale. Questo rende i rapporti con gli amici, i colleghi, persino con i famigliari sempre molto tesi, ed è forse proprio per questo motivo che si finisce con il concentrarsi così tanto sul lavoro amplificando il mito di un indice di produttività e della presenza di opportunità senza eguali nel resto del Paese. Un mito che tuttavia, lo dico per esperienza personale, trova un riscontro solo minimo nella realtà di tutti i giorni.
  3. Mi piacerebbe pensare che sia così, ma temo che la politica continuerà a tarpare le ali al Mezzogiorno. Fino a quando i pochi coraggiosi che hanno deciso di continuare a vivere nella propria terra d’origine non saranno consapevoli di quanto sia importante partecipare attivamente alla res publica e i politici meridionali si faranno ammaliare da accordi di governo convenienti per loro ma non per la propria terra, il Sud continuerà a restare un fanalino di coda in cui la speranza sarà data solo da pochi imprenditori non in grado di fare la differenza fino in fondo, soprattutto se, come troppo spesso accade, saranno ancora raggiunti da interdittive antimafia inviate dalla magistratura sempre con eccessiva leggerezza.

Jacopo Giuca

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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