La Calabria vista con gli occhi di Giovanni Minoli

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Lo storico giornalista Giovanni Minoli oggi commissario della “Calabria film Commission”, ospite del talk in onda su L’altro Corriere Tv, racconta delle sue impressioni sulla Calabria.

Lo storico giornalista Giovanni Minoli oggi commissario della “Calabria film Commission”, ospite del talk in onda su L’altro Corriere Tv, racconta delle sue impressioni sulla Calabria.

Sono emozionato  dalla scoperta dei “Paesaggi umani” che incontro ogni giorno in Calabria. Pensavo che i calabresi bravi fossero andati via, invece mi accorgo che molti sono rimasti».

La sfida lanciatagli è quella di raccontare la regione attraverso la «Lunga serialità» che Minoli definisce «il nuovo romanzo popolare». Per questo Jole Santelli voleva proprio lui, memore delle fortunate esperienze di “Un posto al sole” in Campania e “Agrodolce” in Sicilia. «Mi ha cercato per esprimere questo suo desiderio che quella fabbrica della fantasia potesse essere replicata in Calabria per formare, ma soprattutto per tirare fuori l’anima e la bellezza di questa regione raccontandola per quella che è. Senza stereotipi». «Quello che mi è stato chiesto è di mettere in piedi l’industria della fantasia che potesse vivere attraverso la fiction seriale».

Sono tanti i giovani calabresi che hanno dimestichezza con la macchina da presa, ma spesso vengono scoraggiati da una pesante filiera burocratica. «Per ora non vedo questo ostacolo, quanto più una Regione che, in prima persona, viene alle riunioni di sceneggiatura dei nostri progetti».

Il fine è quello di raccontare al meglio questa terra. Il mezzo, spiega Minoli, «è la quotidianità» che «colpisce al cuore». «La geografia dell’anima della Calabria è una scoperta che emozionerà e convincerà tantissime persone, perché questa regione ha una stratificazione di culture e religioni che è simbolo del sincretismo. Riuscire a tirare fuori questo aspetto attraverso le facce e le storie delle persone sarà il nostro obiettivo».

 Il progetto vuole anche essere crocevia per superare lo «stereotipo» indotto dall’immaginario legato alla narrativa ‘ndranghetista, diffuso in quanto «più facile da raccontare».

Fonte: Corriere della Calabria